Il nazionalismo di Morrissey oltre la libera espressione della musica

Morrissey presenta il nuovo album, ma a far parlare di lui è il sostegno al movimento nazionalista For Britain

Morrissey, ex frontman degli Smits, censurato da gran parte dei media inglesi per la sua apparizione in Tv, con la spilla del movimento nazionalista For Britain

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Lui si chiama Steven Patrick Morrissey, ma per i fan degli Smiths è solo Morrissey.

Voce ed espressione di una delle band di culto nella scena alternative rock inglese degli anni ’80, Morrissey si è sempre contraddistinto per uno stile “diversamente eccentrico” rispetto agli standard dell’epoca.

Una voce elastica e morbida, malinconica e irriverente, fonte di un linguaggio vagamente ammiccante e a tratti aristocratico, che ha fatto degli Smiths una realtà non facilmente classificabile; amata da alcuni, odiata da altri.

In questo quadro si pone l’eccentricità sottile di Morrissey, il quale ha sempre cercato di stimolare un certo dibattito intorno alla sua figura, sia dal punto di vista musicale che sociale.

E come per altri artisti, vagamente o idealisticamente lontani da quel modello unico e universale di stile e pensiero dello star system, spesso troppo impegnato ad mostrarsi come pioniere della libertà e dei diritti, anche Morrissey ha pensato di dare un’altra delle sue sottili provocazioni.

Morrissey e la spilla della discordia

La vicenda risale a qualche giorno fa, quando il musicista è apparso al Tonight Show di Jimmy Fallon,  per promuovere il nuovo album: una raccolta di cover dal titolo California Son.

La sua versione di  Morning Starship, ossia una rivisitazione molto brillante del brano di  Bruce Wayne Campbell, in arte Jobriath, pubblicato nel 1973, mette in scena un Morrissey rinnovato, più maturo artisticamente e una prova del suo talento, più come interprete che come autore. Ma non è questo che scosso l’attenzione del pubblico in studio e a casa, bensì una spinetta, appena visibile a un puntino sulla giacca del cantante ma che in molti sono riusciti a vedere bene; Che vista!

La spilla incriminata è quella del movimento politico For Britain, una costola ultra nazionalista dell’Ukip, fondato nel 2017 dall’attivista Anne Marie Waters,  a cui Morrissey ha espresso pubblicamente il suo sostegno,  durante i suoi ultimi concerti.

 “Per la prima volta in vita mia andrò a votare: finalmente ho qualche speranza, aveva espresso già precedentemente il cantante. Trovo che l’alternanza Tory-Labor-Tory-Labor si sia rivelata inutile. For Britain non è stato supportato dai media, ed è stato ostracizzato con l’infantile accusa di ‘razzismo”.

Morrissey ha sempre sostenuto come l’appoggio ad una forza politica non conforme all’opinione dei media, possa determinare troppo spesso un’accusa di razzismo, ormai priva di valore.




Il ruolo della musica nella società?

Al calo di vendite è seguita la rimozione dei poster pubblicitari del nuovo album dalle stazioni della Merseyrail, che è la rete ferroviaria di Liverpool e dintorni e persino il ritiro delle copie dallo Spillers Records di Cardiff, uno dei negozi di dischi più antichi del mondo.

Ora, indipendentemente dalla simpatia o antipatia per Morrissey, bisognerebbe valutare come sia possibile che la musica, l’arte continui a essere soggiogata alla diatriba politica; stravolgere il valore intrinseco di un’opera per mettere in risalto la volgarità delle ideologie contemporanee, che da una parte gridano sguaiatamente al ritorno dei regimi, mentre dall’altra parte rivendicano il diritto a imporre una giustizia mondiale, paventando il nemico ovunque, utilizzando gli stessi mezzi del regime di delegittimazione della libertà d’espressione.

In questa perenne e tragicomica commedia, il ruolo dell’arte, quale una fonte di sollevazione della coscienza individuale e collettiva, continuerà ad essere sempre relegata ad un ruolo d’intrattenimento, mentre i veri comici da propaganda continueranno a imporre il loro pensiero, mediocre, uniforme e soprattutto lontano dalla realtà.

Fausto Bisantis

 

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