Morti sul lavoro: una strage silenziosa

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Secondo i dati diffusi dall’INAIL, nel 2021 in Italia sono stati registrati più di 3 morti al giorno sul posto di lavoro, per un totale di 772 vittime nei primi otto mesi dell’anno.
E questo senza considerare le quasi 350.000 denunce di infortuni e le 36.500 malattie professionali registrate nello stesso periodo.
Una strage di cui, purtroppo, non si parla ancora abbastanza.

Quattro morti sul lavoro in 24 ore: i numeri da brividi

Il 16 dicembre 2021 verrà ricordato come uno dei giorni più bui dell’ultimo periodo.
Sono stati ben quattro, infatti, gli operai morti in sole 24 ore.
Il primo incidente si è verificato a Ischia, dove un operaio ha perso la vita cadendo da un’impalcatura.
Dopo poche ore, un altro operaio è caduto da una gru a Massafra, in provincia di Taranto.
Un altro fatale incidente è avvenuto a Montecorvino Pugliano, in Campania.
Infine un operaio di Tortolì, in Sardegna, è morto dopo ore di agonia a seguito di un incidente sul lavoro.
Come se non bastasse, due di loro erano stati assunti in nero.

Neanche due giorni dopo, il 18 dicembre, tre operai al lavoro in Via Genova, a Torino, sono tragicamente morti dopo il crollo della gru su cui si trovavano.
Nelle stesse ore un operaio di Soncino (Cremona) ha perso la vita schiacciato dal cancello dell’azienda agricola per cui lavorava.

Numeri sconcertanti e raggelanti, ma che nel 2021 non si possono più ignorare.

Perché ci sono ancora così tanti morti sul lavoro?

Le ragioni per le quali siamo costretti a confrontarci con una media di tre morti sul lavoro al giorno sono molteplici.

Se da una parte gli imprenditori sostengono che il problema si trovi nei mancati finanziamenti per l’acquisto di macchinari più moderni e nuovi sistemi di sicurezza, la realtà è che il problema sta alla radice.
Le modalità e i tempi di lavoro, l’inefficace formazione alla mansione, la disattenzione verso la tutela della salute: sono queste le ragioni che concorrono ogni giorno alla morte di migliaia di lavoratori e lavoratrici.
Se non si agisce su questi fronti, difficilmente delle apparecchiature più moderne potranno risolvere il problema.

Stando ai dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro, 8 aziende su 10 non sono in regola.
In molti di questi casi è stata riscontrata, ad esempio, la tendenza a disattivare le protezioni di sicurezza, semplicemente per rendere il lavoro più veloce.
Inoltre, soprattutto per i giovani, è difficile esporsi richiamando il capo al rispetto delle norme. La paura di perdere il posto supera la paura di ferirsi. O di morire.

Le prossime mosse dell’Italia

Dopo l’inquietante ammontare di morti degli ultimi giorni e il conseguente sciopero di CGIL e UIL, la speranza è che l’Italia si attivi per fermare la strage.

Oltre al sostegno economico per l’acquisto di nuove apparecchiature, infatti, si prevede l’applicazione di sistemi di sicurezza “intelligenti” basati sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Non solo. Si prospetta anche che l’Italia, unico Paese europeo a non possedere ancora una strategia nazionale di prevenzione, rimedi in tal senso in modo da garantire un maggiore coordinamento tra istituzioni del governo e sociali.

Sono inoltre previsti un aumento della vigilanza e, soprattutto, uno stop alla logica degli appalti al massimo ribasso che rappresentano da un lato un risparmio in denaro, dall’altro un risparmio sui costi delle tutele e delle protezioni.

In conclusione

Nel ventunesimo secolo, dopo decenni di lotte sindacali e di conquiste pagate con sudore e sangue, è inaccettabile che si parli ancora di migliaia di morti sul lavoro.

Un’azione decisiva da parte del Paese è essenziale, per far sì che nessuno muoia mai più per un pezzo di pane.

Giulia Calvani

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