Mosul, distrutta la moschea dove nacque il califfato

Il luogo in cui tre anni fa Abu Bakr al Baghdadi aveva proclamato la rinascita del califfato è stato distrutto. Secondo le autorità di Baghdad a compiere l’attacco sarebbe stato lo stesso Stato Islamico.

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Il 29 giugno 2014 la moschea al-Nouri fu teatro del sermone di Abu Bakr al Baghdadi che diede avvio al periodo del terrore ad opera del ‘’califfato nero’’. Ieri è stata rasa al suolo, probabilmente dallo stesso Stato Islamico, con quella che è sembrata soprattutto una disperata mossa per impedire ai nemici la riconquista dell’edificio. Il video dell’attacco è stato condiviso su Twitter da Loveday Morris del Washington Post. Le modalità dell’esplosione non sono chiare, ma si nota come a collassare per prime siano le parti più alte dell’edificio ed in particolare il minareto.

Attacco ad un edificio simbolo

La moschea al-Nouri è collocata nella zona occidentale della città, in un’area ancora controllata dallo Stato Islamico e interamente circondata dall’esercito iracheno, intento a combattere per liberare il centro storico. L’edificio era considerato un importante simbolo della città e dell’intero Medio Oriente. Costruita nel 1172, quando Mosul era in un periodo di grande splendore, per più di 800 anni è stata un elemento distintivo della skyline della città, particolarmente riconoscibile per il suo minareto inclinato, considerato una sorte di torre pendente d’Asia. La moschea era probabilmente l’ultimo grande elemento del patrimonio culturale di Mosul ad essere rimasto intatto. La distruzione della moschea segue infatti una serie di attacchi sistematici ad importanti siti archeologici e monumenti storici: i santuari dei profeti biblici Seth, Daniele e Jonah, il museo cittadino e l’antica città assira di Nimrud.




Le difficoltà dell’Isis a Mosul

Il gesto arriva con tempistiche non casuali, dato che il 20 giugno le milizie sostenute dal governo iracheno avevano annunciato l’avvio della stretta finale per riconquistare la moschea e l’area circostante, decretando la definitiva sconfitta del Califfato a Mosul dopo otto mesi di combattimenti. L’attacco è avvenuto quando le truppe anti-Daesh erano ormai a brevissima distanza dall’edificio. Questo è stato confermato dal generale Abdulamir Yarallah: «I nostri soldati erano a soli cinquanta metri e si preparavano all’attacco, quando all’improvviso c’è stata una serie di scoppi». I jihadisti hanno risposto accusando gli americani tramite uno dei siti web del Califfato, Amaq: «Sono stati i loro bombardieri a raderla al suolo». Secondo il primo ministro iracheno Haider al-Abadi, l’atto di distruzione del Daesh sarebbe «un annuncio ufficiale della loro sconfitta».

Le possibili motivazioni

Le possibili cause del bombardamento alla moschea sono diverse. Prima di tutto andrebbe considerato l’elemento simbolico. In questo senso l’attacco andrebbe visto come una disperata mossa per impedire alle milizie irachene di riconquistare un luogo chiave e indicarlo come elemento iconico della riconquista di Mosul. La sconfitta nel luogo in cui il califfato era rinato avrebbe rappresentato un colpo durissimo per la propaganda dello Stato Islamico. Poi entrano in gioco le difficoltà a mantenere le posizioni nei confronti dell’esercito iracheno dopo l’inizio dell’ultima grande battaglia per la riconquista della città, iniziata sei giorni fa.

Su La Stampa vengono avanzate anche altre ipotesi. Fra di esse la volontà da parte dei jihadisti di creare un ”effetto caos” per impedire azioni mirate da parte delle forze governative. Altra possibilità è quella che alcuni esponenti di spicco del califfato siano ancora in città e possano allontanarsi in queste ore sfruttando la confusione generata dall’attacco.

 

Fabio Ravera

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