Motto di Auschwitz come insegna dell’officina

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto, dell'essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

DONA
motto di Auschwitz
Il famigerato motto di Auschwitz: “Arbeit macht frei”.

Da alcune ore circola sul web una notizia che farà sicuramente scalpore. Un meccanico di Rimini è finito al centro dell’attenzione perché ha pensato bene di usare come insegna per la sua officina (aperta da poco) la scritta presente sul cancello di Auschwitz. Sì, avete capito bene, proprio il motto di Auschwitz: «Arbeit matcht frei». Ed è purtroppo nota proprio per tale motivo: quanti vanno in visita presso questi tristi luoghi della memoria hanno ben impressa l’immagine del motto di Auschwitz.

 




Una scelta alquanto discutibile

Alla domanda sul perché di questa scelta, il titolare dell’officina, tale Alessandro Bertuccioli, risponde con grande candore: «Perché, qual è il problema?». Il problema sta nel fatto che tale scritta era presente sui cancelli di diversi campi di concentramento nazisti. «Ah, non lo sapevo, ho fatto la terza media». Certo, come se il grado ed il livello d’istruzione potessero giustificare un così pessimo gusto nella scelta del motto di Auschwitz, per la propria officina.

«Beh, me l’hanno tradotta, ‘il lavoro rende liberi’: ho pensato fosse una bella frase, ci ho fatto un ingrandimento e l’ho attaccata all’ingresso dell’officina, che ho aperto da un paio di mesi».

Infatti, tutti i prigionieri rinchiusi nei campi di lavoro e di concentramento lavoravano e sgobbavano per poter “essere liberi”, non lo sapevate? Peccato che oltre 6 milioni di questi poveri sventurati finirono nelle camere a gas e poi nei forni crematori.




Le sue posizioni ideologiche

Ma proprio qui arriva il bello, Alessandro Bertuccioli ha infatti affermato: «Non sono filo nazista, tra l’altro metà dei miei clienti sono immigrati, marocchini, pachistani, romeni». E poi ancora: «Ne ho di tutte le razze». Stranamente però il suo profilo Facebook sembra suggerire ben altro. Se si va a dare un’occhiata, si potrà notare come in passato abbia pubblicato foto che esprimono simpatia per il Fascismo e il Nazismo. Ne riportiamo qui sotto alcune:




Il tentativo di giustificazione del meccanico

A sentire lui: «Nessuno finora si è mai lamentato, neanche un tedesco che mi ha portato la macchina ad aggiustare. Anzi, un immigrato marocchino si è fatto un selfie sotto la scritta». Ma qualcuno ha segnalato la sua insegna e a questo proposito dice: «Davvero? Forse ho capito chi è stato, gente che non ha un cacchio da fare tutto il giorno». E quando l’inviato ha tentato di fargli capire che il motto di Auschwitz potrebbe essere offensivo o ingiurioso, Bertuccioli se n’è uscito con: «Ripeto che non lo sapevo, comunque anche i comunisti ne hanno ammazzata parecchia di gente, più dei nazisti, eppure vanno in giro tranquilli con le loro bandiere». Ecco, una delle tipiche risposte dei simpatizzanti nazifascisti, che ricorda un po’ la storia evangelica della pagliuzza e della trave. “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? (Lc 6, 36-42) Appunto, perché quando si parla delle atrocità commesse da Hitler nei confronti degli ebrei, si tirano in ballo i morti di cui è colpevole il regime staliniano?

Una recrudescenza delle tendenze nazifasciste

Sia chiaro, nessuna forma di dittatura o di totalitarismo è accettabile o tollerabile. Tutti i regime di qualsiasi schieramento politico essi siano stati vanno condannati, senza se e senza ma. Tuttavia negli ultimi tempi sembra che stia ritornando in auge una certa simpatia per le ideologie nazifasciste. Casa Pound organizza incontri, raduni e attacchi. Alcuni militanti di Forza Nuova hanno aggredito dei Rom a Napoli, durante un salotto letterario. Per fortuna c’è chi tenta in tutti i modi di mantenere vivo il ricordo di quanti sono morti nel corso della Seconda Guerra Mondiale. E per quanti non lo sapessero o se ne fossero dimenticati, fra quattro giorni (il 27 gennaio) ci sarà la Giornata della Memoria. Indovinate cos’ha risposto il meccanico all’intervistatore che gli ha fatto notare tale ricorrenza? «Non sapevo». E già, ma ora lo sa anche lui e, soprattutto, lo sapete anche voi. Per non dimenticare…

Carmen Morello

Stampa questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.