Movimento cinque stelle: il prevedibile collasso

Un crollo annunciato fin dalla nascita del movimento

Per gli elettori che ancora rifiutano la Lega, a quanto pare, si aprono tempi sempre più oscuri e mentre attendiamo una valida alternativa politica possiamo solo osservare l’ennesima formazione politica che “nata dal popolo”, finisce col tradirlo e con l’autodistruggersi, abbandonando l’Italia tra le fauci del le(g)one

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Il Movimento cinque stelle è ormai ridotto quasi al niente, gli elettori si sentono traditi, ma questo epilogo non stupisce nessuno.

Anche se il collasso del Movimento cinque stelle potrebbe far sorridere buona parte dei lettori è bene cominciare ricordando come la questione sia tutt’altro che positiva. Prima delle europee, infatti, i 5 stelle rappresentavano l’unico argine alle derive estremiste della Lega. L’unico blocco potenzialmente capace di bilanciare il pre-fascismo di Salvini e arrestarne la travolgente ascesa. Invece è stato proprio il movimento, fallendo miseramente come entità politica, ad arricchire e potenziare l’attuale alleato di governo. Sì, lo so, non fa certo piacere definire il Movimento come unico argine alle derive Salviniane. Allo stesso modo, però, fa ben più paura una Lega che, attualmente, si trova senza rivale alcuno.

Il post-europee sta rappresentando, sempre più, una sorta di punto di non ritorno per il Movimento. Declassato a terza forza politica del paese si ritrova con l’acqua alla gola. Indipendentemente dalle soluzioni che Di Maio può mettere in atto, infatti, sembra che il destino dei Cinque stelle sia già segnato. Analizziamo brevemente alcune delle possibili azioni, tutte fallimentari, che si prospettano per il futuro del Movimento:

  1. Rompere con Salvini per trascinare il paese verso nuove elezioni. Questa scelta causerebbe il formarsi di una grossa coalizione di centro-destra arricchita, si suppone, da un gran numero di parlamentari pentastellati che rifiuterebbero di perder la poltrona. L’emorragia di voti continuerebbe ancora più rapida.
  2. La rottura con Salvini potrebbe causar la nascita di un “governo del presidente”. Sarebbe così dimostrata l’impotenza e l’irresponsabilità del movimento. Anche i sostenitori più fedeli, a questo punto, sarebbero ben contenti di abbandonarlo.
  3. Un’improbabile alleanza con il PD. Dopo anni di attacchi selvaggi e violenti una simile scelta metterebbe in risalto l’incoerenza del Movimento.
  4. Continuare a governare a fianco di Salvini.  I Cinque stelle sarebbero dunque costretti a chinar la testa davanti al possente alleato, rinunciando alle loro parole d’ordine e promesse elettorali.

Il punto di non ritorno

Il punto di non ritorno di questo processo di decadenza è stato toccato nello stesso istante in cui il Movimento ha scelto di governare insieme ad un partito, la Lega, con tradizioni, storia e ideali diametralmente opposti ai suoi. L’unico punto in comune tra i due partiti, infatti, era l’elettorato: scontento, rabbioso e deluso dalla politica del passato. Governando con la Lega, i cinque stelle sono stati costretti ad assecondare e condividere buona parte delle sue tematiche quali l’odio per il migrante e per la magistratura, così come un morboso interesse nei confronti del mondo del cemento, delle costruzioni e degli appalti.



Il Movimento cinque stelle è in breve tempo divenuto il poggia piedi del Ministro dell’interno. Salvini, infatti,  riesce a trarre vantaggi elettorali sia sfruttando il loro appoggio sia le loro blande critiche prive di argomentazioni e veemenza. Anche quando queste argomentazioni dovrebbero essere ovvie e facili da trovare. Il movimento ha puntato tutto sul suo cavallo di battaglia, il reddito di cittadinanza, lasciando all’alleato-nemico il campo libero su tutto il resto della politica. A sua volta, l’Rdc, si è dimostrato un piccolo fallimento a causa delle poche richieste, dell’importo medio realmente versato ai beneficiari e del grandissimo numero dei rifiuti. In poche parole l’unica grande azione voluta dal Movimento si è dimostrata, alla fine, una piccola manovra incapace di soddisfare chi la richiedeva a gran voce.

 

L’onestà

Anche il grande motto del Movimento, il richiamo alla costante e necessaria onestà, è stato prima fagocitato dall’elettorato leghista per poi esser semplicemente dimenticato. Certo, dobbiamo riconoscere a Di Maio che le uniche volte in cui lo vediamo oppositore veemente delle scelte dell’alleato è proprio quanto il tema dell’onestà passa in primo piano. Allo stesso modo, però, dobbiamo anche riconoscergli una grave incapacità nel far valere le sue ragioni e nel trasformare in azione politica le parole.

Un’incapacità evidente nel momento in cui ci rendiamo conto che la parola d’ordine “onestà“, se usata con saggezza e non solo come slogan o come complimento per coccolare il proprio elettorato, basterebbe a definire uno schema di programma di governo. Onestà dovrebbe significare una lotta costante alle mafie in perenne espansione. Lotta all’evasione fiscale, alla corruzione, allo scambio di poltrone e al clientelismo. Tutto questo, però, viene solo annunciato. Il Movimento parlaAccusa. Inventa soluzioni anche se poi, a livello pratico, nulla si muove mentre la Lega spinge e pressa per condurre l’Italia verso altri lidi. Lidi dove l’onestà non è certo la principale richiesta e che ci ricordano tristemente il peggior berlusconismo, condito da derive estremiste evidenti.  Condoni, subappalti liberi e grandi opere inutili, il più delle volte, non concordano con l’onestà.



L’opposizione propagandistica

Altro elemento che giustifica la costante emorragia del Movimento cinque stelle è la scoordinata opposizione mossa contro la Lega durante la campagna per le europee. Le critiche da vicini di casa, infatti, nessuno le prende seriamente e servono solo a rendere ancor più odiosa quella vecchietta che, triste e sola, si lamenta bestemmiando ogni volta che viene spostata una sedia. Ancor più quando, accanto alle critiche, continua la discussione collaborativa sulla Flat Tax che, in teoria, dovrebbe mettere in fuga qualsiasi elettore appartenente agli strati più bassi della popolazione.

Ciò che il Movimento non vuole capire è che la contrapposizione destra/sinistra non è affatto morta. Al contrario essa diventa sempre più forte e polarizzata. Le due categorie sono ben più fluide e cangianti rispetto a come ci hanno insegnato ad osservarle ma esistono e sempre più si scontrano con violenza. Se non esistesse più la destra, Salvini non sarebbe mai riuscito a trasformare un partito autonomista in un raggruppamento nazionale di stampo razzista che si finge contro i “poteri forti” anche quando, questi poteri forti, son rappresentati dai suoi uomini. Il suo partito, infatti, incarna senza ombra di dubbio quella destra violenta e reazionaria che in epoca berlusconiana era solo accennata.

Alla luce di questo fatto i Cinque stelle potrebbero avere un futuro solo identificandosi come alternativa valida a Salvini. Identificandosi come alternativa alla destra, divenendo, quindi, un partito di sinistra, adottandone le tematiche di giustizia sociale, libertà ed ecologia. Il Movimento cinque stelle si è però dimostrato incapace di adottare seriamente simili tematiche e, quando l’ha fatto, si è sempre servito di una dialettica antiscientifica,  anti-intellettuale e complottista. Una dialettica, possiamo dirlo chiaramente, che appartiene alla destra contemporanea.

 

La democrazia interna

Un partito come il Movimento cinque stelle aveva, in origine, tutte le caratteristiche per svilupparsi come partito di lotta. Esattamente come il Partito comunista degli anni 60. In un partito di lotta, va riconosciuto, spesso e volentieri la meritocrazia riesce a svilupparsi con risvolti positivi poiché i quadri, i dirigenti e i pilastri ideologici non vengono scelti, bensì emergono, tramite la partecipazione politica, lo scontro, il dibattito e l’incontro costante con la popolazione.

Il Movimento però ha rinnegato questa sua ovvia vocazione delle origini. Si è spostato sul web, scambiando la meritocrazia con il voto manipolabile sulla piattaforma Rousseau. Basterebbe averlo letto, Rousseau, per capire quanto poco, il filosofo ginevrino, sarebbe d’accordo con una simile idea di democrazia e meritocrazia. Sono ormai poche, infatti, le persone che rifiutano di comprendere che tra le primarie del PD e il voto su una piattaforma digitale, in realtà, non c’è poi così tanta differenza e sia l’una che l’altra azione, diciamolo, con la partecipazione e la lotta politica non c’entrano proprio nulla. Chi si rende contro di questo paradosso, dopo anni di critiche contro la partitocrazia, è solitamente rapido ad allontanarsi dal Movimento.



In quanto tempo muore un partito?

La decadenza del Movimento è avviata e, a dir la verità, potrebbe durare anche per qualche anno. Una cosa, però, è certa. Più durerà la decadenza e più elettori fuggiranno spaventati tra le braccia del buon padre Salvini, mentre qualsiasi argine al suo esasperane potere, ormai, sembra essere crollato. Per gli elettori che ancora rifiutano la Lega, a quanto pare, si aprono tempi sempre più oscuri e mentre attendiamo una valida alternativa, possiamo solo osservare l’ennesima formazione politica che “nata dal popolo“, finisce col tradirlo e con l’autodistruggersi, abbandonando l’Italia tra le fauci del le(g)one

 

Andrea Pezzotta

 

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