Movimento Migranti Napoli. Intervista alla candidata Mariema Faye

Il Movimento Migranti nato tra i quartieri di Napoli: parla la candidata di Potere al Popolo Mariema Faye

Nel 2016 la prima vertenza. Quattro ragazzi maliani vengono cacciati dal centro di prima accoglienza.  Da lì le mobilitazioni, gli esposti alla prefettura e poi il Movimento Migranti e Rifugiati Napoli. Una ragazza di Agropoli insieme ad altri compagni con alle spalle qualche corteo studentesco, decidono di alzare la testa. E’ la storia di questa piccola pazzia, partita dalle “suburbia” di Napoli in particolare tra le mura del centro ex opg Je so pazz di Potere al Popolo. Qui è nata la candidatura per le regionali su Napoli, Salerno e provincia di Mariema Faye, 25 anni di Agropoli, che ci ha raccontato una società, fuori dalle rappresentanze politiche e dai nostri orizzonti, quella dei migranti.

Siete scesi in piazza contro la sanatoria della ministra Bellanova, cosa chiedete al Governo?

Il primo agosto siamo scesi davanti alla prefettura di Napoli per ribadire che questa sanatoria è una truffa e un grande fallimento per i tre settori lavorativi che riguardano il decreto, in particolare per i braccianti. Il decreto annunciato il 13 Maggio doveva porre fine al caporalato ed allo sfruttamento del lavoro nero, ma così non è stato. Le domande per il settore agricolo sono state pochissime (per la Campania solo 5.134). La scadenza era prevista il 15 agosto e solo il 5% delle domande otterrà un contratto regolare. Dietro i lavoratori ci sono persone che speculano sulla vita di esseri umani, specie se la sanatoria chiude un occhio sulle loro attività. Serve l’attenzione costante dell’Ispettorato del lavoro nero e garantire il permesso di soggiorno a tutti gli “invisibili”, affinché non siano loro a pagare questa crisi.

 I quartieri più marginalizzati sono lo specchio di questa emergenza, raccontaci la situazione migratoria nel tuo territorio.

Lo sportello del Movimento Migranti e Rifugiati Napoli si è consolidato nel tempo durante questi 4 anni diventando punto di riferimento per i quartieri popolari e per la tutela dei migranti. Intere famiglie arrivano da fuori città per ricevere una mano. Carenza di mediazione linguistica, la mancanza di diritti sanitari adeguati, sono solo alcuni dei problemi che devi affrontare se non hai un permesso di soggiorno. Pochi giorni fa è morto un altro ragazzo per motivi di salute, non poteva ricevere cure. Era scappato dal Senegal ed era venuto In Italia in cerca di speranza. L’avevamo incontrato al nostro sportello qualche anno prima. Il terzo decesso in questa estate calda e piena di ingiustizie.

 

Facciamo un passo indietro, cosa hanno provocato le politiche dei governi precedenti per gestire l’emergenza migratoria?

Non sbaglia chi pensa che il decreto Minniti prima e il decreto sicurezza poi abbiano esacerbato le condizioni dei migranti. La Corte Costituzionale ha giudicato l’ “insicurezza” del decreto sicurezza che colpisce i richiedenti asilo togliendo loro l’iscrizione anagrafica e ogni sorta di documento. E’ un piccolo passo, ma non ci fermeremo di certo. Da oggi vogliamo parlare, sarà perché in fondo siamo tutti un pò “pazzi” come direbbe Pino Daniele.

Prima parlavi di intere famiglie, chi sono i soggetti più colpiti?

Non è un caso che la maggior parte degli invisibili in questo vortice infinito siano le donne, sono loro che spesso si fanno carico della famiglia e vengono maggiormente colpite se tentano di emergere dalla sfera familiare. Parliamo delle donne vittime di tratta che non rientrano all’interno di questa sanatoria. Per denunciare abusi e condizione di sfruttamento i migranti dovranno fare salti mortali. Ottenere prove tangibili sperando di ottenere un permesso di soggiorno, significa di fatto cadere nel vortice di ingiustizia di cui parlavamo. Bisogna gridarlo nelle piazze e dire la verità senza cedere di un passo. A Napoli esiste solo un’associazione che viene riconosciuta dalle commissioni territoriali per le donne vittime di tratta, è da lì che deve partire la nostra battaglia, la battaglia di tutte e tutti.

Valerio Caccavale

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