Mozambico dopo il ciclone Idai: sesso in cambio di cibo

Le donne del Mozambico vengono costrette ad avere rapporti sessuali con i capi delle comunità per poter sfamare i propri figli

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Il ciclone Idai ha lasciato dietro sé un paese disastrato. Sono tante le persone a cui ha tolto la vita, la casa, la famiglia. Non sono però solamente queste le vittime del terribile episodio.

In Mozambico il ciclone Idai ha aperto una piaga sociale assolutamente brutale: quella del baratto del sesso in cambio di ciboHuman Rights Watch , organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, ha reso nota la gravità della situazione attuale. La notizia ha fatto il giro del mondo dallo scorso aprile, muovendo le coscienze ed animando altre organizzazioni umanitarie.




Sesso (o denaro) in cambio di cibo

Nel Mozambico centrale sono tanti i villaggi rimasti isolati per settimane. Le inondazioni avvenute a seguito del ciclone Idai hanno infatti distrutto le poche vie d’accesso. In queste aree gli unici responsabili della distribuzione del cibo sono i capi delle comunità e gli amministratori locali. Sfruttando la propria posizione hanno costretto molte famiglie a pagare per essere inseriti nelle liste dei beneficiari di aiuto.

Persone che hanno perso tutto come possono ottenere aiuto a queste condizioni? Per settimane, tantissime famiglie non hanno ricevuto alcun tipo di sostentamento. Considerando che solamente i capofamiglia maschi possono essere inseriti nelle liste, come possono le donne sopravvivere?

In tantissime hanno raccontato di aver subito abusi per poter sfamare la propria famiglia. Hanno raccontato di aver accettato di avere rapporti sessuali con i capi delle comunità per salvare i propri figli.

La piaga deve finire al più presto

Le autorità devono indagare per fermare questa avvilente situazione al più presto. Dewa Mavhinga, direttore di Human RIghts Watch per l’Africa del Sud, chiede al governo del Mozambico di intervenire e di punire chiunque utilizzi il proprio potere per abusare impunemente di persone indifese. L’Onu ha dichiarato di essersi attivata a proposito e di non concedere alcun grado di tolleranza.

Deve essere fatta giustizia per queste donne, per le loro famiglie, per gli esseri umani che popolano il Mozambico. Un paese disastrato che necessita di assistenza sanitaria ma soprattutto umanitaria. Solo dando un taglio netto agli abusi possiamo fare in modo che il ciclone Idai cessi di mietere vittime.

 

Angelika Castagna

 

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