“Musei social”: la divulgazione culturale ai tempi di Facebook e Youtube

Il binomio tecnologia-beni culturali si esplica anche nell'uso dei nuovi media da parte dei musei.

Sempre più, nel mondo della cultura, stanno giocando un ruolo cardinale, l’uso dei nuovi mezzi di comunicazione , specialmente le piattaforme social.

Alexandre Brun, Vista del Salon Carré al Louvre
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L’accesso di massa ad Internet è stato un evento di portata epocale, soprattutto per la circolazione delle informazioni e la comunicazione globale, offrendo possibilità prima di allora inimmaginabili.

La possibilità di avere accesso ad un archivio di informazioni pressoché infinito nella mole e nella varietà, oltre al costante aggiornamento e alla velocità di consultazione, trasforma il Web nel mezzo di apprendimento e conoscenza più usato. Basti pensare solo a Wikipedia, prima fonte di informazioni consultata nelle nostre ricerche su Google, o i forum di discussione, che riuniscono centinaia di persone fisicamente lontane ma virtualmente vicine attorno ad un argomento comune.

Le potenzialità che può offrire Internet al mondo culturale e accademico sono tantissime e in molti casi ampiamente sfruttate: già molte case editrici specializzate, come Springer, rendono disponibili online i paper pubblicati sulle riviste di settore, consultabili gratuitamente dalle biblioteche d’ateneo oppure attraverso un abbonamento, offrendo accessibilità ad articoli vecchi o non disponibili nella biblioteca vicino a casa.

Simile negli intenti, ma diversamente strutturato è Academia.edu, un sito in cui si riuniscono ricercatori, professori e membri del mondo accademico che possono condividere i loro lavori, scaricabili gratuitamente; esiste la versione gratuita e quella a pagamento, che offre dei piccoli servizi aggiuntivi.

A ciò si aggiungono tutti i progetti di digitalizzazione delle collezioni librarie, degli archivi e dei testi più antichi e rari, che permettono la consultazione di preziosissimi codici miniati o documenti importanti, senza il rischio di danneggiare l’oggetto originale e senza che i ricercatori siano costretti a spostarsi troppo: un problema quest’ultimo con cui devono fare i conti soprattutto gli storici, gli archeologi e tutti colori che devono attingere alle fonti originali per le proprie ricerche. Questo è solo uno dei primi passi nel nuovo fenomeno dei “musei social”.

Tra le biblioteche che permettono la consultazione di documenti online, gratuitamente e ad alta definizione, abbiamo la British Library, la Bibliothéque Nationale de France, la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Biblioteca del Monastero di San Gallo e la Library of Congress, ma queste sono solo le istituzioni più importanti.

musei social
Irving Finkel, studioso di assiriologia presso il British Museum, compare in alcuni video della serie “Curator’s Corner” Fonte:British Museum (Twitter)

Ma non solo accessibilità totale alle fonti documentarie: infatti due dei musei più famosi e grandi del mondo, il British Museum e il Louvre sono fortemente presenti sui social network, offrendo contenuti originali e non limitandosi alla promozione delle mostre temporanee. Entrambi, oltre ad un sito personale, possiedono una pagina Facebook, un canale Youtube, un account Instagram e uno Twitter, e da come è possibile vedere, la gestione di queste interfacce è ottimale, a riprova di quanto stia diventando sempre più importante la figura del social media manager anche nel mondo dei Beni Culturali.

In particolare, è utile soffermarsi sui contenuti offerti da questi due grandi musei sulla piattaforma Youtube che li fanno entrare di diritto nella definizione di “musei social”. Il British Museum è, infatti, autore della serie “Curator’s Corner, dove gli addetti ai lavori del museo inglese raccontano la storia di un oggetto scelto da loro, unendo divulgazione e intrattenimento. A questi si aggiungono i video a puntate sul restauro dei reperti, il cui processo viene spiegato passo per passo. Il canale del Louvre invece punta sulle collaborazioni con gli youtuber e gli influencer francesi, oltre a pubblicare le conferenze e le presentazioni delle mostre temporanee, parimenti al canale della British Library.

Infine, la novità dei “musei social” offre la possibilità di tour virtuali e gratuiti, in accordo con Google Arts & Culture (che inoltre permette di visitare le tappe del Grand Tour settecentesco con l’omonimo progetto). Ad esempio la pagina Facebook Egypt VR permette di visitare i siti egizi più famosi, seduti comodamente a casa con una panoramica di 360°. Sempre rimanendo in ambito archeologico, la pagina del Vindolanda Trust condivide sul web le ultime scoperte delle sue campagne di scavo, quasi sempre molto affascinanti per la tipologia dei reperti e il loro stato di conservazione.

Come si è visto da questa breve carrellata, i musei e le istituzioni culturali stanno prendendo sempre maggiore coscienza delle possibilità dei nuovi media e alcuni di essi le stanno già usando ampiamente (da qui la definizione di “musei social”), con risultati eccellenti, grazie anche al lavoro dietro le quinte degli esperti di social media, una figura professionale che si sta rivelando utile e necessaria anche in questo ambito.

Barbara Milano

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