Stop alle mutilazioni genitali femminili

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Il 6 febbraio 2012 è stata istituita dalle Nazioni Unite la Giornata Mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili; lo scopo di questa ricorrenza è quello di dedicare una giornata alla riflessione e alla lotta contro questa pratica.

Il ruolo dell’Italia

Riguardo a questo tema, l’Italia è stata sempre impegnata in prima linea, sia dal punto di vista politico che da quello della cooperazione allo sviluppo. Quest’impegno si prefigge lo scopo di eliminare le mutilazioni genitali femminili e le pratiche ad esse connesse. In particolare, l’Italia riveste un incarico singolare rispetto alle altre nazioni in quanto fa da tramite con i Paesi africani che hanno presentato la Risoluzione sulle MGF all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con il titolo “Intensifying global efforts for the elimination of female genital mutilations” (Intensificare gli sforzi globali per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili). Tale iniziativa è stata patrocinata da più di 110 Paesi, tra cui 50 africani, grazie ad essa nel 2012 si è avuta l’istituzione della Giornata internazionale sulle mutilazioni genitali femminili.




L’Italia ha anche sostenuto la realizzazione della campagna europea “END FGM” di Amnesty International, a seguito di una richiesta fatta dal Parlamento europeo per bloccare le mutilazioni genitali femminili, con una risoluzione congiunta adottata il 14 giugno 2012.

Perché il problema riguarda anche l’Italia

Le mutilazioni genitali femminili non appartengono alla cultura occidentale, ma allora perché anche i paesi europei le combattono? Perché con i flussi migratori tali pratiche sono giunte anche in Europa e, dunque, anche in Italia. Non vi sono dati certi su quanto tali pratiche siano presenti nei paesi europei, ma una stima del Parlamento europeo parla di 500.000 donne e ragazze coinvolte in questo fenomeno.




La nostra Costituzione riconosce tali pratiche come una vera e propria violazione dei diritti umani. Tra l’altro, a Pechino il 15 settembre 1995, durante la quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, sono state stipulate la Dichiarazione e la Piattaforma d’azione; il cui fine è uno solo: abolire tali pratiche.

“I diritti di ogni donna e bambina sono i diritti di tutti.”

Iniziative in Italia

Da anni il Governo italiano favorisce e appoggia molteplici iniziative di lotta alle mutilazioni genitali femminili, tramite il Dipartimento per le pari opportunità. Attraverso “l’Intesa approvata nell’ambito della Conferenza Stato Regioni concernente il sistema di interventi da sviluppare per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno delle mutilazioni genitali femminili di cui all’art.3, comma 1,delle legge 9 gennaio 2006, n.7 che ha reso disponibili oltre 3 milioni di euro”, tredici Regioni si sono mobilitate con dei progetti studiati ad hoc. 




Tali Regioni hanno sviluppato “programmi e azioni di prevenzione, formazione e informazione”, in modo da favorie l’integrazione di ragazze e donne straniere grazie a medici, psicologici e antropologi.

Un impegno quotidiano

Per estirpare il male delle mutilazioni genitali femminili, serve un impegno quotidiano e continuato nel tempo; non è un fenomeno che si estingue in fretta. C’è bisogno di collaborazione tra cittadini, Istituzioni e associazioni di volontariato. Ma tutto ciò deve avvenire nel rispetto dell’altro e della sua cultura: la nostra non è migliore della loro solo perché non prevede tali pratiche; d’altro canto loro non devono convertirsi alla nostra, ma possono seguirla senza essere vittime di mutilazioni.

Carmen Morello

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