Naked Athena: la donna nuda che sfida gli agenti in antisommossa

Succede a Portland, la donna sceglie di unirsi così alle proteste in seguito all’omicidio di George Floyd. Ma la scelta di mostrarsi senza veli non è una novità e ha origini lontane.


A gambe divaricate, completamente nuda. È la protesta di una giovane donna, di identità sconosciuta, con addosso solo un cappello e una mascherina nera. Ha scelto di unirsi così alle proteste che stanno agitando l’America in seguito all’omicidio di George Floyd e dell’attivismo del movimento Black Lives Matter. Naked Athena, come l’hanno ribattezzata, è comparsa a Portland, nell’Oregon, davanti a una cordata di agenti in tenuta antisommossa. Ha puntato prima il dito verso gli agenti, poi dopo qualche passo di danza e di yoga, si è seduta a terra e ha aperto le gambe rimanendo immobile a pochi metri di distanza. Gli agenti, spiazzati, hanno sparato qualche cartuccia a gas al pepe per dissuaderla, ma lei non si è mossa. Dopo circa un quarto d’ora gli agenti se ne sono andati e anche lei si è alzata ed è andata via. La sua vulnerabilità ha vinto.
La foto di lei a terra a gambe divaricate ha fatto il giro del mondo ed è stata scattata il 18 luglio all’una e quarantacinque di notte.




La nudità nella simbologia antica

Il gesto di sfidare il nemico con la propria nudità ha origini antiche. La tecnica ha un nome, anasyrma (o anasuromai) e in greco antico significa “sollevare la gonna”. Il termine è usato per scherzi volgari o ritualità religiose, ma anche per descrivere opere d’arte che lo raffigurano: vi è un’ampia letteratura su questo con significati altamente simbolici.
I primi riferimenti dell’esibizione della parte intima si trovano nella mitologia greca con il personaggio di Baubo, la dea dell’oscenità. Ella riuscì a far ridere Demetra, disperata per aver perso la figlia Persefone, alzandosi in piedi e mostrando il suo ventre alla dea. Secondo altre versioni Baubo era una donna magica che priva della testa parlava tramite la sua vagina, statuine antiche sono state ritrovate tra le rovine della città greca di Priene. Il gesto provocatorio sarebbe quindi in grado di sconfiggere il dolore.

L’anasyrma secondo fonti storiche ha anche effetti soprannaturali. Plinio il Vecchio, filosofo e naturalista di epoca romana, scrisse che una donna mestruata che si sveste può scacciare grandine, turbini e fulmini, e anche se non mestruata può placare una tempesta in mare se si toglie le vesti. Anche secondo una leggenda balcanica le donne con le gonne alzate possono spaventare gli dei e far cessare la pioggia.

Una tecnica di difesa

In epoca più recente, Jean de La Fontaine scrittore francese del diciassettesimo secolo, nei Nouveaux Contes descrive un demone che viene respinto dalla vista di una donna che alza la gonna.
La tradizione di mostrare la nudità è anche anglosassone: in Irlanda e Gran Bretagna le chiese e i castelli sono spesso decorati con statue dette Sheela na Gig che rappresentano figure femminili che mostrano la vulva ingigantita.  Un modo antico di decorare le mura del castello il cui significato ancora non è certo, potrebbe essere un simbolo di fertilità. Il nome sheela-na-gig viene dalla lingua irlandese, potrebbe significare la vecchia strega dei seni, o la Pietra del diavolo, l’Idolo, la Pietra del malocchio.

In Africa

La stessa simbologia di allontanare il male e di portare la maledizione è presente anche in alcuni stati africani. In Nigeria, ad esempio, le donne gettano la maledizione agli uomini che vi sono esposti: nessuno cucinerà per loro, li sposerà o farà affari con loro.
La tradizione è viva ancora oggi e non sono rari episodi che mettono al centro la nudità come mezzo di difesa. Sempre in Nigeria, nel 2002, centinaia di donne occuparono i terreni della multinazionale petrolifera Chevron Texaco e, solo minacciando di togliersi i vestiti, riuscirono a ottenere di negoziare migliori condizioni per loro e per l’ambiente.

Ai giorni nostri

Anche nella nostra civiltà occidentale, la nudità femminile diventa simbolo di protesta: il  movimento delle Femen è riuscito a ottenere una risonanza mediatica a livello internazionale per la pratica di protestare a seno nudo con le scritte sul corpo.
Una forma di anasyrma la troviamo se vogliamo anche nei movimenti degli Anni Settanta sulla rivendicazione dei diritti delle donne ma anche nelle parate della comunità LGBTQ+, dove la nudità e l’esposizione di parti del corpo diventano motivo di orgoglio e simbolo di una forte identità.
La manifestazione più recente, lo scorso aprile, quando alcuni medici tedeschi si sono fatti fotografare nudi nel loro studio per protestare contro la mancanza di dispositivi di protezione, mascherine, tuta, guanti, quando erano in piena emergenza coronavirus. “La nudità deve simboleggiare che noi senza protezione siamo vulnerabili”, hanno dichiarato.

Una nudità vulnerabile che si ritrova, con molto più coraggio, in Naked Athena: chissà che protestare e respingere il nemico con lo stupore e la sorpresa provocate dalla nudità non siano un’evoluzione della non violenza gandhiana.

Marta Fresolone

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