Nasce il Ministero delle Culture, Decolonizzazione e Depatriarcalizzazione: una conquista per la Bolivia

In Bolivia il governo di Luis Arce ha nominato Sabina Orellana a capo del Ministero delle Culture, Decolonizzazione e Depatriarcalizzazione.

Il Presidente socialista Luis Arce, che ha vinto le elezioni di ottobre, ha deciso di ripristinare il Ministero delle Culture e del Turismo. Creato nel 2009 dal leader del Movimento al Socialismo (MAS) Evo Morales, il Ministero era stato soppresso lo scorso giugno dalla ex Presidente Jeanine Añez. Il nuovo governo boliviano ha inoltre deciso di cambiare il nome e attribuire nuove funzioni al Ministero, che si chiamerà Ministero delle Culture, Decolonizzazione e Depatriarcalizzazione.

Il Presidente ha specificato che questa conquista non è stata raggiunta senza sacrifici (soprattutto economici). La fusione del Ministero delle Energie con quello degli Idrocarburi ha permesso di trovare fondi per il nuovo Ministero delle Culture, Decolonizzazione e Depatriarcalizzazione e dare spazio a quello che Luis Arces ha definito «ciò che di più importante hanno i boliviani: la cultura».

L’eredità di Evo Morales

La creazione del Ministero delle Culture, Decolonizzazione e Depatriarcalizzazione rappresenta la coerente prosecuzione del progetto politico messo in atto negli ultimi anni da Evo Morales, primo presidente indigeno nella storia del paese. Prima del suo ritiro in seguito al caos scoppiato con le elezioni del 2019 e al successivo golpe, Morales stava portando avanti la battaglia per l’inclusione sociale della popolazione indigena della Bolivia. Con la nuova Costituzione approvata nel 2009 Morales ha modificato l’assetto istituzionale del paese, definendolo Stato plurinazionale.

Grazie a questa misura, la molteplicità delle comunità etniche e dei gruppi culturali ha trovato riconoscimento e tutela da parte dello Stato e acquisito autonomia e diritti inediti.

Decolonizzazione e inclusione dei gruppi etnici

Decolonizzazione e Depatriarcalizzazione
La wiphala è la bandiera che rappresenta i popoli indigeni delle Ande

La questione del riconoscimento delle comunità indigene rappresenta una questione centrale, una di quelle “vene aperte dell’America Latina” di cui parlava Luis Sepulveda. Per questo motivo, la creazione del Ministero delle Culture, Decolonizzazione e Depatriarcalizzazione segna una grande conquista per l’intero continente e costituisce un esempio per gli altri paesi che stanno avanzando nell’affermazione dei diritti delle popolazioni indigene.
In Bolivia, la popolazione indigena costituisce 49% del totale e conta al suo interno circa 40 gruppi etnici. I dati sono necessariamente approssimativi per via del meticciato, presente sin dai tempi della colonizzazione spagnola.




Un lungo cammino verso l’autonomia

L’ex ministro dell’economia del governo Morales, Luis Arce, sembra intenzionato a seguire la linea politica del suo predecessore in materia di integrazione sociale. La presidenza ad interim di Añez, al contrario, aveva segnato un pericoloso passo indietro, attuando politiche discriminatorie nei confronti delle etnie Aymara e Quechua.
Il Ministero delle Culture, Decolonizzazione e Depatriarcalizzazione dovrebbe aiutare a concretizzare le istanze affermate nella Costituzione del 2009. Ad esempio attraverso la realizzazione effettiva delle autonomie locali (AIOC, Autonomía indígena originario campesina). Ad oggi infatti solo tre entità territoriali sono riuscite a conseguire questo regime.

Sabina Orellana al Ministero delle Culture, Decolonizzazione e Depatriarcalizzazione

Alla guida del nuovo Ministero ci sarà Sabina Orellana, attivista e femminista di etnia quechua, affiancata da Cergio Prudencio e Pelagio Condori come viceministri.

La neonominata Ministra ha rivolto un appello generale a lavorare insieme per preservare le specificità dello Stato plurinazionale boliviano e mettere fine al razzismo istituzionale.

Inoltre, ha già annunciato l’apertura di indagini per violenza e razzismo verificatesi durante il governo transitorio. In particolare sono i gruppi Unión Juvenil Cruceñista e Resistencia Cochala che, secondo la Ministra, dovranno rispondere degli atti commessi contro le donne indigene.

Decolinizzazione e depatriarcalizzazione sono due facce della stessa lotta

Sabina Orellana è una delle dirigenti della Confederación Nacional de Mujeres Campesinas Indígenas Originarias de Bolivia “Bartolina Sisa”. Fondata a La Paz nel 1980, la Confederazione è stata la prima associazione di donne contadine indigene del Sudamerica, creata allo scopo di renderle partecipi dei processi decisionali e politici. La sua figura sembra dunque la sintesi perfetta dei nuovi compiti del Ministero: decolonizzazione e depatriarcalizzazione. L’unione di queste due istanze in un unico Ministero ha una forte valenza simbolica.

Da una prospettiva intersezionale, afferma il riconoscimento della pluralità di aspetti che costituiscono le identità e ribadisce l’importanza dell’interconnessione tra le lotte delle minoranze.

Il Presidente Arce ha sottolineato la necessità di abbattere le gerarchie e le discriminazioni che attraversano il paese, dal punto di vista culturale, identitario, sociale e di genere. La creazione del Ministero delle Culture, Decolonizzazione e Depatriarcalizzazione è sicuramente un ottimo primo passo in questa direzione.

 

Giulia Della Michelina

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