A Natale ci faremo un regalo, a costo di comprarlo

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Ci faremo un regalo per Natale. Metteremo da parte qualche decina di euro ogni settimana e compreremo un po’ di tempo, affetto e attenzione negati giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Speriamo basteranno cinquanta euro ma, se necessario, spenderemo anche qualcosa in più. Del resto Natale arriva una volta solo all’anno. Almeno quest’ anno sarà un Natale migliore.

Pazienza per il giudizio della gente. Pazienza se a qualcuno potrà fare pena. Sono 364 giorni all’anno, innumerevoli ore e minuti, che stringiamo i denti e lasciamo palpitare il cuore nell’attesa di una serenità che rimanda sempre l’appuntamento e puntualmente fa il bidone. A Natale, se il regalo non ce lo fanno gli altri, vuol dire che ce lo faremo noi. E se necessario pagheremo. Sì, pagheremo l’affetto, il tempo dedicato a noi, il calore di attimi che abbiamo immaginato e sperato e non abbiamo ottenuto. Ora sbatteremo in faccia cinquanta euro a qualcuno e vediamo che succederà.

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Quanto potrà costare una serata in pizzeria, fare tardi la sera, chiacchierare su di tutto e di più senza limiti di tempo, vedere quel mare ormai solo un lontano ricordo, risentire scorrere la vita tra le vene fosse anche per qualche ora? Quanto costerà la normalità di un pomeriggio o di una serata? Tutte cose alle quali vorremmo fossero gli altri ad invitarci. Magari nelle belle giornate di sole, quando a noi non resta che scorrere la home di Facebook per vedere foto di allegre compagnie godere di una felicità che anche noi vorremmo godere. Ma per noi non arriva. Non arriva la telefonata attesa, non arriva il ricordo da parte di chi ce lo aspetteremmo, non arriva chi si accorge della nostra solitudine.

E allora non ci resta da fare che pagare. Pagare per mercanteggiare con l’affetto e l’attenzione, trattandoli come qualsiasi altro bene di consumo. Pagare per il regalo di Natale. Piuttosto che continuare ad aggiungere ancora un po’ d’amore a chi non sa che farne, meglio che si risolva tutto in una transazione economica. Se nessuno lo farà di sua spontanea volontà, se nessuno si accorgerà della nostra solitudine, meglio pagare. Forse sarà poco dignitoso, ma  solitudine e abbandono feriscono la dignità ben più del “mercato dell’affetto” e della “prostituzione dei sentimenti”. Meglio pagare che assistere immobili ai tanti festival della solitudine che vanno in onda quasi in contemporanea con l’accensione delle luminarie. Meglio pagare per non essere soli.

Pagheremo. Pagheremo per avere tempo a noi dedicato. Come se non bastasse quanto abbiamo già pagato rifiuti, porte sbarratte, colpi bassi, pagheremo se necessario anche in denaro. E cosa ci guadagneremo?Ci guadagneremo il colore del grano, rispose la volpe al Piccolo Principe. E noi ci guadagneremo attimi di una serenità cercata e attesa. Vivremo un po’ della felicità patinata che scorreva sugli schermi dei nostri Pc e che magari tanto patinata non era, visto che in fondo la desideravamo anche noi. Pagheremo per avere, con Battisti, quel gaio gesto d’amore anche se amore non è mai. E sarà, nonostante tutto, un Natale migliore.

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