La pagliacciata politica sul Natale in pandemia

La strategia, da marzo in poi, è stata la stessa: “Sperare che passi e intanto buttarla in caciara”. E’ il destino del Natale in pandemia.





Ce lo ha insegnato quest’anno il Coronavirus. Arrivano gli esperti, la gente porta pazienza e aspetta le regole per sapere se potrà aprire il negozio il giorno successivo e, nel mentre, un carrozzone di giullari ben pagati ne approfitta per spararla sempre più grossa e guadagnarsi i famigerati quindici minuti di celebrità nel telegiornale della sera.



Natale e consumismo: un binomio obbligato

Sta succedendo, inevitabilmente, la stessa cosa con il Natale. Ora: nessuno ha voglia di ammetterlo, ma il Natale è anche consumismo, che ci piaccia o meno. I regali, i panettoni, le cene aziendali, il weekend sugli sci e il cinepanettone sono ossigeno per le casse di chi ha un’attività e che, quest’anno, rischia davvero di finire sul lastrico, sempre che non ci sia già finito. Non uscire equivale, nell’Italia poco digitalizzata e comunque piagata dalla pandemia, a non spendere.



Una pezza da 110 miliardi

Mariano Bella, economista dell’Ufficio studi di Confcommercio, ha dichiarato al Sole24Ore che il valore complessivo del Natale in Italia si aggira intorno ai 110 miliardi di euro. Non deve essere facile essere quindi al Governo e cercare di capire come trovare questa pezza da 110 miliardi di euro, nossignore. Non è facile nemmeno per chi sta dall’altra parte: siamo tutti più stanchi ed esasperati da una seconda ondata che, ottimisticamente, speravamo ci lasciasse un po’ di libertà. E neanche per tutti gli altri deve essere facile: per il personale sanitario, per i giovani, per gli anziani, per chi ha un lavoro, per chi ha una famiglia e nemmeno per chi non ce li ha. In tutto questo cappa e preoccupazione, però, c’è chi non si tira indietro, ancora una volta, dall’avvelenare i pozzi.

Salvini e Meloni, paladini del Natale in pandemia

Uno non tira su la saracinesca del negozio da due mesi, accende la tv e sente Salvini, che dice che il Governo ci vuole rubare il Natale, al grido di “Pensate ai bambini”. Uno si dispiace al pensiero di dover festeggiare il Natale da solo, da fuorisede, lontano da amici e parenti. Lo sa che quest’anno, probabilmente, andrà così e sente strillare Giorgia Meloni che, da qualche settimana, martella insistentemente sui limiti che il Governo vorrebbe imporre per evitare cenoni tra decine di commensali.

Le parole del ministro Boccia

I soliti giullari dell’opposizione che cercano di gettare benzina sul fuoco, in un Paese difficile, in un periodo difficile di un anno difficile? Non solo. Qualche ora fa è arrivato anche Francesco Boccia, ministro per gli affari regionali, a dire la sua sul Natale in pandemia:Seguire la messa, e lo dico da cattolico, due ore prima o far nascere Gesù bambino due ore prima, non è eresia“. Certo, sempre con l’obiettivo di rispettare il coprifuoco, anche se non è chiaro cosa porti il virus, come sempre, a palesarsi solo dopo la mezzanotte.

Tutto sempre in caciara

E questi sono solo tre esempi di come la politica, ancora una volta, rischi di fare notizia più per le buffonate che per le questioni serie. A marzo nell’occhio del ciclone c’era la corsetta fuori casa, ad agosto c’erano le discoteche, a dicembre si parla di cenone: nel frattempo, promesse di aiuti a pioggia e speranze riposte nei vaccini. La strategia, nel nostro Paese, è sempre la stessa: “Sperare che passi e intanto parlare di sagre”.

E manca ancora il DPCM

Le occasioni per buttarla come sempre in caciara, non sono poche: da qui a Capodanno, infatti, ci attendono ancora i DCPM sulla quantità di parenti che si potranno invitare, in un Paese che, oltre a essere confusionario, è pure un po’ paternalista, quando ti bacchetta affermando che è congiunto solo se te lo dice il decreto.  E il bambino che scrive a Conte e il portavoce Casalino che autocertifica l’esisenza del suddetto tramite un video di Barbara D’Urso: tutto è show, tutto perde il suo alone di serietà quando arriva il giullare politico del giorno a raschiare, ancora un po’, il fondo del barile.

E mancano ancora le polemiche sui presepi e sulle tradizioni cristiane che, me lo sento, sono dietro l’angolo.

Elisa Ghidini

 

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