Naufragio di Lampedusa: molteplici dispersi, 13 morti tra cui una 12enne

Fonte: Pixabay
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Nel naufragio di Lampedusa sono tanti ancora i dispersi, ma sono stati recuperati 13 corpi. Tra i cadaveri anche quello di una 12enne. Il sindaco: “Non si può continuare a morire così”

Tredici donne tra i corpi recuperati dopo due giorni dal naufragio, ventidue i superstiti. Dispersi otto bambini tra cui una piccola di otto mesi. È il tragico (ma neanche ultimo) epilogo del naufragio di Lampedusa, avvenuto domenica notte al largo delle coste di Lampedusa. Stando alle informazioni, l’imbarcazione trasportava una cinquantina di migranti, tutti senza salvagente, ed è stata raggiunta dalle motovedette della Guardia costiera e della Finanza. Tuttavia, il salvataggio presentava diversi problemi soprattutto per via del mare mosso, uno dei motivi per cui il barchino si è ribaltato, portando con sé morti e dispersi.

Nel Naufragio di Lampedusa sono tratti in salvo quasi la metà di loro, in 22 di cui una donna viva ma in coma. Mentre, tra i recuperati 13 corpi di donne che purtroppo non ce l’hanno fatta. Tra di loro una donna incinta e una ragazzina di 12 anni. Solo alcuni di loro sono stati riconosciuti: tra cui la minorenne, che viaggiava con mamma e cugina, riconosciuta dalla zia. I corpi recuperati sono attualmente nel salone della Casa della fraternità. Ma dove vengono seppelliti i migranti morti del Mediteraneo?

Si cerca lo scafista

Alcuni non se la sono sentita di riconoscere i corpi gonfi e deformati, e hanno effettuato i riconoscimenti tramite le foto scattate dalla polizia scientifica. I superstiti sono ora sotto shock ma tenuti sotto controllo presso i centri di accoglienza e ospitati nell’hotspot di contrada Imbriacola. Le ricerche degli scomparsi continuano sebbene le condizioni meteo difficoltose: con il vento fortissimo che da ieri ha investito l’isola e con le onde molto alte e mosse.

Mancano all’appello una ventina di persone, tra cui 4 bambini, una piccola di otto mesi, una di due anni e 2 dodicenni. Purtroppo le speranze diminuiscono con lo scorrere del tempo. Per quanto riguarda lo scafista sembra essere morto annegato dopo il naufragio. Due dei superstiti che sulla barca hanno parlato a lungo con lui, spiegando come non fosse tra i sopravvissuti. L’accusa è di omicidio plurimo colposo, sempre contro ignoti, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte per conseguenza di altro reato.

Sindaco: “Non si può morire così”

D’altronde le tratte stanno diventando sempre più articolate, basta guardare i sopravvissuti: i superstiti sono tunisini ma ci sono anche alcuni subsahariani. Con l’aumentare degli sbarchi le barche provengono anche dalla Libia, dove gli affaristi concludono poi nella tratta più corta e battuta del Mediterraneo, dalla Tunisia a Lampedusa. Il procuratore aggiunto Salvatore Vella ha visitato i superstiti e consultato le informative di Guardia costiera e Guardia di finanza.

Vella ha poi spiegato: “L’imbarcazione non era in condizioni di affrontare la traversata. Nessuno a bordo sembra avesse strumenti di soccorso individuali e in questi casi un salvagente ti salva la vita. Sono stati molto bravi gli equipaggi che sono intervenuti. Se solo le persone a bordo avessero avuto un giubbotto o soltanto un salvagente sarebbero oggi vivi”. Anche il sindaco di Lampedusa Totò Martello hadichiarato: “Non si può continuare a morire così a poche miglia dall’isola. È necessario un dispositivo di soccorso”, seguendo tutte le fasi di soccorso fin dal molo Facaloro.

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