“Il Naufragio Dei Bambini”, video-inchiesta di Fabrizio Gatti

giorno 9 maggio 2017 è stata pubblicata un'inchiesta di Fabrizio Gatti su L'Espresso

In un video con immagini reali è riportato il naufragio dell’11 ottobre 2013, quando 268 siriani e 60 bambini sono affogati nel Mediterraneo mentre Malta e Italia rimbalzavano a vicenda le responsabilità sull’intervento di salvataggio. Nessuna procura ha mandato avanti le indagini.

frame della video-inchiesta di Fabrizio Gatti
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“Il Naufragio Dei Bambini”, video-inchiesta di Fabrizio Gatti che riporta le chiamate avvenute giorno 11 ottobre 2013 per un’operazione di salvataggio di un peschereccio avente a bordo oltre 400 profughi siriani.

Operazione di salvataggio non effettuata tempestivamente, come avrebbe dovuto essere. Ciò che si legge nell’inchiesta e si vede nel video è un teatrino ignobile e imbarazzante tra la Marina Militare Italiana e la Guardia Costiera.

Il Video

Ciò che mostra il video è solo il riassunto per immagini di quel che è riportato nell’inchiesta, dove sono trascritte le conversazioni da scarica barile tra Malta e Italia su chi dovesse intervenire per salvare il peschereccio, in pieno naufragio.

Le registrazioni delle chiamate fanno stringere il cuore e muovono di rabbia, senza retorica o pietismo. Da una parte Guardia Costiera (MRCC) e la Marina Militare (CINCNAV) che tra una chiamata e l’altra, col passare delle ore, continuano a temporeggiare sull’intervento.

Dall’altra, medico di Aleppo Mohamed Jammo il quale, sempre più allarmato e in difficoltà, preme affinché gli diano conferma di un soccorso;

La nave da guerra “Libra“, della Marina Militare è appena a un’ora dal peschereccio. Ne passeranno ben cinque, prima che riceva ordine di intervenire.

Nel frattempo, il rimbalzo di responsabilità tra la Marina Militare Italiana e quella di Malta (RCC) lascia che l’acqua entri sempre di più nell’imbarcazione dei profughi.

L’Inchiesta

Nel lungo articolo che accompagna il video è riportata la conversazione avvenuta tra Italia e Malta dalle 12:26 alle 17:07, quando ormai l’imbarcazione era già affondata – colpa dell’acqua imbarcata a seguito delle mitragliate di una motovedetta – e la gente dispersa in mare.

Si evince, dalle chiamate, che l’unico problema per la marina militare italiana nel fare intervenire la Nave Libra risiedeva nel cruccio che, una volta spostata la nave, essa non poteva più sostare in quella zona nel caso di “ulteriori avvistamenti” che per quel giorno erano previsti.
Inoltre, una volta caricate le persone nel vascello avrebbero dovuto traghettarle fino alla costa più vicina.

Poco importa dunque, se a un’ora di distanza da quel vascello avveniva una tragedia: i doveri sono doveri e la vita umana non è certamente una priorità.

In risposta, la marina militare di Malta, avendo avvistato il barcone sia prima sia dopo il rovesciamento, non interviene poiché quello era territorio italiano e senza ulteriori ordini non avrebbe potuto fare nulla.

La Fine

Mrcc Roma chiama Cincnav: «Buonasera, sì allora, il barcone che prima le ho segnalato, adesso Malta ci ha aggiornati sul fatto che il loro aereo l’ha avvistato capovolto con persone in mare. Quindi bisogna comunicare alla vostra nave di raggiungere la posizione a tutta la velocità consentita». Cincnav: «’azzo… ok, stiamo subito comunicando».

 

estratto dell’Inchiesta

 

‘Azzo… ok, stiamo subito comunicando.

Con queste parole si riduce la consapevolezza di un’emergenza alla quale nessuno è intervenuto tempestivamente.

Una testimonianza che è un racconto di umanità, di sopravvivenza e di vergogna. Dalle righe traspare quanto davvero non ci sia concezione alcuna, da parte nostra, di cosa significhi un viaggio per mare che non si sa bene se sia un viaggio di morte o di speranza.




Tra i vari elementi disturbanti non c’è solo il fatto in sé, vergognoso e drammatico; sono le voci, il modo di porsi, la piattezza di chi sembra svolgere il suo lavoro di ufficio regolare e chi, sebbene nell’emergenza più totale, a rischio di morte, persino si scusa dell’insistenza delle chiamate.

Alle 13.17 il dottor Jammo richiama Mrcc Roma. L’operatore è cambiato, ora è un uomo. Jammo: «Avete mandato qualcuno per noi? Noi siamo i siriani, circa trecento…». Mrcc Roma gli parla sopra: «Signore, ti ho dato il numero dell’autorità di Malta, perché voi siete vicino Malta, siete-vi-ci-no Malta. Mi capisci?». Jammo: «Siamo vicini a Malta? Non abbiamo avuto il numero di Malta». Mrcc Roma: «Posso darvi il numero, naturalmente». Jammo: «Per favore, aiutaci». Mrcc Roma scandisce il numero del soccorso di Malta: «Vai, vai, chiama Malta direttamente, molto in fretta. E loro sono lì, sono vicini. Ok?». Alle 13.48 il dottor Jammo richiama Mrcc Roma: «Ho telefonato a Malta, loro ci dicono che siamo molto più vicini a Lampedusa che a Malta. Ho dato loro la posizione. Voi siete più vicini per noi. Stiamo morendo, per favore. Stiamo morendo», grida Jammo, «stiamo morendo».

Alle 15.37 il dottor Jammo richiama Mrcc Roma. È disperato: «Nessuno ci ha richiamati». Lo passano all’interno. Jammo: «Siamo i siriani. Siriani, siriani». Mrcc Roma, un nuovo operatore, voce maschile: «Hallo, chi sei, signore, chi sei?». La comunicazione è disturbata. Jammo: «Siamo a 70 miglia da Lampedusa». Mrcc Roma: «Ripeti». Jammo: «Stiamo andando giù adesso e abbiamo circa cento bambini. Mi scuso tanto per chiamarvi. Ma Malta, quando ho dato loro la posizione, hanno detto che non…». La batteria del Thuraya si sta scaricando e i disturbi coprono le parole.

C’era una volta l’umanità. Ora tutta questa si disperde in mare, ad ogni viaggio della speranza.

Alla fine di quel giorno 268 siriani e 60 bambini sono morti nel naufragio.

212 i superstiti, i quali in seguito hanno esposto varie denunce contro i comandi militari italiani e maltesi, senza essere ascoltati: difatti da quattro anni nessuna Procura ha mandato avanti delle indagini a riguardo.

Marenostrum e le ONG

Sette giorni dopo il governo italiano attua l’operazione Marenostrum, che cambierà la modalità di intervento nei soccorsi in mare.

È un’operazione che ha vita breve: dura dal 18 ottobre 2013 al 31 ottobre 2014. Sappiamo bene che l’emergenza migranti non si è certo arrestata in quegli anni. Ma il tentativo di interesse da parte del governo, sì.

Le ONG tanto discusse e infamate da procuratori e politicanti ignoranti, populisti e irresponsabili  – che fanno la carriera parlando alla pancia degli italiani e calpestano la dignità di coloro che scappano da situazioni drammatiche – dal 2016 hanno salvato un numero indefinito di persone in mare.

Da una parte l’intera popolazione che ingurgita odio razziale dettato da notizie sconclusionate e assolutamente false. Dall’altra una classe dirigente che lucra su questo incendio malsano.

L’inchiesta di Fabrizio Gatti svela il mal funzionamento delle istituzioni militari italiane; il menefreghismo altisonante da parte del governo, il quale si concentra ad infangare chi dimostra che, trattandosi di emergenze umanitarie, l’intervento non ha né bandiera né confine.

Dopo immagini e parole come quelle che è possibile leggere, sembra impensabile poter credere che ancora tanto bigottismo e ignoranza possano sovrastare il buon senso e l’umanità di cui abbiamo bisogno.

Gea Di Bella

 

 

 

 

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