NBA, i Brooklyn Nets venduti per due miliardi e 350 milioni di dollari

Mai nessuna società sportiva pagata così tanto. A rilevarla, il magnate cinese Joseph Tsai

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Due miliardi e 350 milioni di dollari. Una cifra da capogiro. Quella che spenderà il magnate cinese Joseph Tsai per rilevare l’intero pacchetto azionario dei Brooklyn Nets, squadra del campionato di basket Nba. Mai nessuna società era stata pagata così tanto nella storia dello sport professionistico, né negli Stati Uniti né nel resto del mondo.

 




RE DEL COMMERCIO ONLINE

Nato a Taipei nel 1964, cofondatore di Alibaba, il gigante dell’e-commerce cinese, Joseph Tsai, che ha anche cittadinanza canadese, era già entrato nella franchigia di New York lo scorso anno, rilevando il 49% delle quote azionarie per circa un miliardo di dollari. Ma nell’accordo con il detentore della maggioranza societaria, l’oligarca russo Mikhail Prokhorov, era stato già stabilito che entro l’estate del 2021 Tsai sarebbe diventato l’unico proprietario del club. Una mossa che è stata invece anticipata di due anni. La cifra investita supera i precedenti primati, che riguardavano gli Houston Rockets, altra squadra Nba, e i Carolina Panthers della National Football League.

OBIETTIVI ECONOMICI E SPORTIVI

Gli investimenti di Tsai non riguardano però soltanto l’acquisizione della intera proprietà del club. Sfruttando le enormi risorse economiche a disposizione (secondo le cifre della rivista Forbes il suo patrimonio ammonta a circa 9,9 miliardi di dollari, frutto principalmente dei ricavi derivanti da Alibaba), il magnate asiatico ha staccato anche un altro assegno superiore ai 700 milioni di dollari per acquistare il Barclays Center, l’impianto costruito nel 2012, nel cuore di Brooklyn, dove la squadra disputa le sue partite casalinghe. L’obiettivo adesso è quello di far salire il fatturato almeno del 10%. Per fare questo, bisognerà però migliorare anche i risultati sportivi, da sempre avari di soddisfazioni per il team.

DUE FINALI MA NESSUN ANELLO

Esordiente in Nba nella stagione 1976-77 quando ancora aveva il nome di New York Nets, dopo aver militato per alcuni anni nell’American Basketball Association, l’anno successivo il team si trasferisce nel New Jersey. Qui rimane fino al 2012, quando si concretizza il nuovo spostamento a Brooklyn. In oltre quaranta anni di partecipazioni al massimo torneo cestistico americano, non è mai arrivato nessun titolo. I migliori risultati sono stati ottenuti all’inizio del nuovo millennio, con due finali consecutive, entrambe perse. Nell’annata 2001-2002, a sbarrare la strada verso il titolo furono i Los Angeles Lakers di Kobe Bryant e Shaquille O’Neil, che si imposero 4-0 nella serie di finale. La stagione successiva, 2002-2003, destino simile. In quell’occasione i sogni di gloria dei Nets si infransero contro lo scoglio dei San Antonio Spurs, che si aggiudicarono l’anello vincendo 4-2. Da allora, quelle vette non sono state più toccate.




RINFORZI DI LUSSO

Dopo tre mancate qualificazioni ai playoff, quest’anno la squadra della Grande Mela è tornata a giocare la post-season, uscendo al primo turno per la sconfitta 4-1 contro Philadelphia. Un segnale comunque positivo, che però deve essere confermato per rilanciare le ambizioni del team. Per questo il nuovo proprietario ha piazzato due colpi di spessore nel mercato estivo, mettendo sotto contratto due dei più ambiti free agent: il playmaker Kyrie Irving, nelle ultime due stagioni ai Boston Celtics, e l’ala piccola Kevin Durant, reduce da tre campionati con i Warriors di Golden State, chiusi con due anelli vinti (2017 e 2018, in entrambi i casi fu mvp delle finals) e una sconfitta contro Toronto nell’atto conclusivo del 2019.

Una serie macchiata dalla rottura del tendine d’Achille, riportata in gara 5, che rischia di fargli saltare tutta la prossima stagione, ponendo una seria incognita sul pieno recupero di un giocatore che a pieno regime potrebbe fare la differenza, come ha dimostrato negli anni in California. Basteranno i loro arrivi e quello del centro DeAndre Jordan a portare i Nets a quel titolo sempre sfuggito? Troppo presto per dirlo, così come è presto per capire se l’investimento di Tsai sarà stato lungimirante o se invece si concluderà con un bagno di sangue.

 

DINO CARDARELLI

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