Negri razza inferiore? Basta coi pregiudizi medioevali!

Partita dal Burkina Faso all’età di 11 anni alla volta dell’Italia, Leaticia Ouedraogo è una mente brillante con la quale vale la pena confrontarsi. Per tutti quelli che pensano che i negri siano una razza inferiore.

Fonte: rcinet.ca
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Leaticia Ouedraogo è l’autrice della toccante lettera scritta in risposta ad uno coetaneo che vorrebbe uccidere tutti i negri. Noi abbiamo voluto farle qualche domanda e le risposte che ci ha dato sono profonde e non scontate. Leggete. Ne vale la pena.




Raccontami di te. Come e quando sei arrivata in Italia? Come sei stata accolta?

Sono arrivata in Italia quando avevo 11 anni. Mio padre viveva già in Italia da solo e mi sono trasferita insieme a mia mamma e abbiamo fatto il ricongiungimento famigliare. Non c’è stato un modo particolare in cui sono stata accolta, perché non c’era nessuno che mi aspettasse. In Italia non abbiamo famiglia, non ho zii o cugini. Quindi non c’era nessuno che mi aspettasse appare il mio papà.

È stato difficile crescere qui?




Sì e no. Sì perché sono cresciuta lontana dalla mia famiglia. Io sono cresciuta in una famiglia molto grande, nel senso di famiglia allargata. Quello che intendo è che con i miei zii, i miei cugini, i miei nonni, eravamo sempre insieme e c’era sempre questo senso di pienezza. Mentre in Italia finché non è nato mio fratello eravamo solo io, io padre e mia madre. È stato difficile, e lo è tutt’ora, vivere lontana dalla mia famiglia. Però qui ho incontrato moltissime persone stupende con le quali ho costruito delle amicizie sublimi. Diciamo quindi che l’Italia mi ha accolto bene. Io ringrazio tantissimo l’Italia perché mi ha aperto un mondo e mi ha dato delle possibilità veramente ottime che ho cercato di sfruttare al massimo. Sono profondamente riconoscente verso questo Paese perché ho imparato molto.

Come riesci a mantenere le tue radici africane e allo stesso tempo condurre una vita europea?




Io ho un’identità plurima. Mi sento africana, è l’essenza di me stessa l’africanità. Però sono cresciuta in un contesto europeo e occidentale. Per coniugarlo con le mie radici cerco di prendere il positivo da entrambe le parti. Cerco di cogliere il meglio che mi possano offrire queste due culture. L’Europa mi ha dato un’educazione, ma prima di arrivare in Europa io ho ricevuto un’educazione in Africa. Quindi io mi sento figlia di due continenti.

Di recente, Giada Sgarbossa, che si definisce una “negra italiana” ha scritto un controverso post sugli immigrati in cui, sostanzialmente, consiglia loro di starsene nei paesi d’origine. Come vorresti commentare tu le parole di Giada?

Io ho capito l’intenzione del post di Giada. Lei in uno sfogo personale di stanchezza, perché spesso si fa di tutta l’erba un fascio, ha voluto dire che non tutti gli immigrati sono da biasimare. Non tutti rispondo ai luoghi comuni. Purtroppo l’ha fatto in maniera poco educata e poco elegante, ma soprattutto in una maniera che può ferire. Non era un modo diplomatico per esprimere il suo pensiero. Sul sentirsi negra italiana sono d’accordo con lei, e anche sulla sua stanchezza nel sentirsi apostrofare con degli epiteti razzisti. Però ribadisco che non è un modo diplomatico e pacifico di porsi. È un’esplosione di rabbia. Io non avrei mai fatto una cosa del genere. Io stessa sono stanca di queste cose e conduco la mia personale battaglia. Vorrei che la gente si rendesse conto che non siamo tutti così. Anche all’interno della comunità bianca c’è sempre il positivo e il negativo. Lo stesso accade all’interno della comunità nera, ma non possiamo dire che c’è tutto e solo in una determinata comunità perché non è così. Dovremmo tornare un po’ indietro e fermarci ad uomo e una donna. Punto. Non c’è una correlazione fra l’essere nero, essere bianco e l’essere educato o maleducato, l’essere irriverente e incivile.

Nella lettera ti sei rivolta a tuo fratello di 8 anni. Ci racconti come un bambino ha vissuto la strage di Macerata? E tu come l’hai vissuta?

Mio fratello non ha vissuto la strage di Macerata perché è un bambino e non gli raccontiamo cose di questo tipo. Gli possiamo spiegare il razzismo e gli possiamo spiegare, in termini adatti alla sua età, quello che succede.

Io come l’ho vissuta? Immensa tristezza. È stata una risposta a quello che è successo a Pamela (Mastropietro, ndr). Questa è una faida, perché è così che va chiamata. Io penso a questa tragedia con moltissima tristezza.

È una tristezza immensa per l’umanità tutta. Non per la comunità bianca o per la comunità nera in particolare. Ma è una grandissima tristezza non solo perché si uccide ma che. oltre a tutti i motivi che di solito si adducono, venga  trovato anche questo motivo del colore della pelle. È un motivo superficiale che scaturisce dalla paura e dall’ignoranza.

L’ultimo eclatante episodio di razzismo ai danni di chi ha la pelle nera è stato l’omicidio di Idy Diene a Firenze. Come vivi tu stessa questa escalation d’odio? Inizi a sentirti minacciata tu stessa?

Io non mi sento per niente minacciata perché vivo in un ambiente che non sento razzista. Nessuno è razzista con me qui a Venezia. Lo sono stati a Bergamo. Ma non sento la minaccia incombere su di me, se dovesse essere così l’affronterei lo stesso. Al momento mi sento solo addolorata per questa famiglia di Firenze che di punto in bianco si ritrova a vedere un membro della propria famiglia ucciso in un modo così barbaro. Spero che possano superare questa tragedia nel miglior modo possibile.

Cos’è per te il razzismo e come pensi si possa combatterlo?

Per me il razzismo è ignoranza. È odio insensato e ingiustificabile, inconsistente, superficiale. Penso di combatterlo avvicinandomi a chi è razzista per capire a fondo come mai queste persone credono nel razzismo. Come mai loro credono nell’esistenza delle razze. Come si può attribuire a determinate persone determinate qualità sulla base del colore della pelle e della provenienza? È assurdo. Tanto più che se si pensa ad un bambino africano che nasce e cresce in Europa tra i bianchi, cresce come un bianco. La stessa cosa succede con un bambino bianco che viene portato in Africa, crescerà come un bambino africano. Quindi il razzismo io lo voglio demolire perché è ignoranza e l’ignoranza io la combatto con la cultura. 

C’è qualcosa che, a mente fredda, vorresti ancora dire al ragazzo che vorrebbe uccidere i “negri”?

No, io non penso di voler dire nulla al ragazzo o ai ragazzi, perché non si sa chi sia/ siano. Non c’è null’altro da dire. Nella lettera ho detto tutto quello che dovevo dirgli. Se lui l’ha letta e vuole ribattere e aprire un dialogo io sono disponibile.

Lorena Bellano

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