Nessuno negli USA muore di Coronavirus più dei nativi americani

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L’Apm research lab, un sito americano a cui collaborano diverse professionalità portando avanti avanti ricerche di ogni tipo, sta conducendo un’analisi riguardante il tasso di mortalità per covid-19 nelle diverse comunità etniche che compongono la popolazione statunitense.

I dati della ricerca vengono aggiornati ogni mese ma presentano una costante: il tasso di mortalità in America cambia radicalmente a seconda dell’appartenenza etnica degli individui.





Detto più esplicitamente gli abitanti delle Isole del Pacifico, i latinoamericani, gli afroamericani e, soprattutto, i nativi americani muoiono molto più di Coronavirus rispetto ai bianchi e ai cittadini americani asiatici.

In generale, nonostante l’avvio della campagna di vaccinazione, la ricerca evidenzia che nell’ultimo mese è stato raggiunto un picco di morti per coronavirus che riguarda tutti i gruppi etnici ad eccezione degli afroamericani.

Se il tasso di mortalità cresce per tutti, però, le fette di popolazioni più colpite dalle perdite della pandemia rimangono i nativi americani e i cittadini di colore.

Questo dato è rimasto costante dall’inizio della pandemia ad oggi, ma assume una nuova gravità alla luce delle modifiche dei parametri operate dagli autori della ricerca.

A partire da Gennaio 2021, infatti, i ricercatori hanno deciso di aggiustare le percentuali indicanti i tassi di mortalità per etnia prendendo in considerazione anche la distribuzione per età delle diverse popolazioni.

Questa scelta è stata fatta perché la distribuzione per età è “un comune ed importante strumento che i ricercatori che operano in campo medico usano per mettere in confronto le malattie che affliggono in modo diverso i differenti gruppi di età”.

Con questo parametro non si alterano gli equilibri dei tassi di mortalità che incidono sui diversi gruppi etnici.

Ciò che emerge, al contrario, è una disparità ancora più marcata. I nativi americani, i latinoamericani, i neri d’America e gli abitanti delle isole del Pacifico registrano un tasso di mortalità due volte più alto rispetto ai bianchi e agli asiatici che vivono negli Stati Uniti.

Nella ricerca sono riportati i dati americani, raccolti sull’intero territorio nazionale, che riguardano le morti per Coronavirus per gruppo etnico:

  • 1 su 475 Nativi americani sono morti (o 210.6 morti per 100,000)

  • 1 su 645 Afroamericani sono morti (o 155.2 morti per 100,000)

  • 1 su 665 Isolani del Pacifico americani (o 150.2 morti per 100,000)

  • 1 su 825 Bianchi americani sono morti (o 120.9 morti per 100,000)

  • 1 su 835 Latino americani sono morti (o 119.5 morti per 100,000)

  • 1 su 1,320 Americani asiatici sono morti (o 75.8 morti per 100,000)

Da queste evidenze emerge chiaramente che sono gli Indigeni d’America ad avere il tasso di mortalità più alto negli Stati Uniti.

La comunità dei nativi, secondo la ricerca dell’Apm research Lab ha un numero di morti 2.8 volte superiore a quello registrato nella comunità che presenta il numero più basso di decessi, ovvero quella asiatica.

Bisogna considerare anche che i successori delle popolazioni originarie d’America registrano la crescita del tasso di mortalità più veloce rispetto a tutte le altre categorie.

Se poi a questi dati si applica il parametro della differenza di età tra i membri appartenenti ai diversi gruppi etnici, il divario tra i tassi di mortalità dovuta al covid aumenta nel modo indicato da questo grafico contenuto nella ricerca:

nativi americani

Nel commentare queste informazioni Abigail Echo-Hawk, responsabile senior della ricerca all”Indian Health Board di Seattle e direttrice dell’Urban Indian Health Institute, ne ha sottolineato la parzialità.

Secondo la ricercatrice, infatti, come emerge nel documento stesso prodotto dall’Apm research Lab, gli individui deceduti appartenenti al popolo indigeno vengono spesso registrati come facenti parte del gruppo etnico non specificato “altro”. In questo modo essi non risultano nei dati che, di conseguenza, non riflettono la precisa realtà dei fatti.

Il razzismo sistematico che incide sulle condizioni di vita di determinati gruppi etnici americani, proprio come i nativi americani, gli afroamericani e i latinoamericani, quindi, oltre ad essere causa della marginalità sociale che è il presupposto del più alto tasso di mortalità di queste categorie, influenza anche il sistema di diffusione dei dati che contribuisce a rendere in parte invisibili gli indigeni anche in occasione della loro morte.

In aggiunta a questo molte persone indigene o nate da genitori di etnie diverse vengono classificate come bianche nella raccolta dati.

Questi rilievi secondo Abigail Echo-Hawk sono importanti non solo per comprendere la reale incidenza del coronavirus sulla comunità dei nativi e delle altre minoranze etniche americane, ma anche perché certi errori possono essere fatti risalire alla stessa mentalità che produce i meccanismi di marginalizzazione sociale ed economica che costituiscono la spiegazione dei dati relativi alle morti per Coronavirus.

Insomma, è importante, alle volte, ricordare che il razzismo in America non si manifesta solo nei grandi avvenimenti capaci di destare l’attenzione di tutto il mondo, ma si annida soprattutto nelle piccole ingiustizie sistematiche che rischiano di non essere notate e che producono i danni più grandi.

Silvia Andreozzi

 

 

 

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