Netflix contro la Georgia: se passerà la legge anti-aborto lascerà il Paese

Netflix è pronto a lasciare la Georgia se dovesse entrare in vigore la leggete anti-aborto.

Il colosso mondiale non girerà più le proprie serie nel Paese, a rendere nota la posizione dell’azienda è Ted Sarandos, responsabile dei contenuti di Netflix.



Una dichiarazione, la sua, che non ammette repliche: ” Abbiamo molte donne che lavorano su produzioni in Georgia, i cui diritti, insieme a milioni di altri, saranno severamente limitati da questa legge“.

Netflix decide di scendere in campo al fianco dell’ACLU (Unione Americana per le Libertà Civili) contro la Georgia per combattere la proposta di legge in tribunale. Al momento il colosso continuerà le sue produzioni, con la promessa che se la legge “dovesse mai entrare in vigore, ripenseremmo al nostro intero investimento in Georgia”.

L’aborto negli USA

Negli Stati Uniti d’America l’aborto è legale a livello federale, tuttavia non esiste una vera e propria legge a regolarne le modalità. Per tal ragione i singoli stati sono chiamati a precisare la normativa, stabilendo quali sono i criteri entro i quali è possibile per una donna interrompere la propria gravidanza.

Negli ultimi mesi gli USA stanno attraversando una grande ondata antiabortista, tanto che in Alabama la governatrice Kay Iveyha firmato un provvedimento che proibisce l’aborto anche in casi di stupro e incesto.

Della stessa linea di pensiero anche il parlamento del Missouri che ha deciso di rivedere i termini di legge per praticare un aborto. Da 21 settimane e sei giorni, il termine legale è ora fissato a otto settimane.

Il caso Georgia

Il 7 maggio 2019 si è unita alla scia antiabortista la Georgia, il cui governatore Brian Kemp ha firmato una legge che vieta l’aborto dal momento in cui è possibile rilevare il battito cardiaco del feto (heartbeat bill).

La legge dovrebbe entrare in vigore il 1 gennaio 2020 porterà il termine legale per praticare l’aborto dalla ventesima settimana alla sesta settimana di gestazione.

Una restrizione che rischia di non lasciare un’effettiva scelta alle donne, molte infatti alla sesta settimana possono non aver ancora scoperto la gravidanza.

Le proteste

Los Angeles è da sempre la città prediletta per girare film e telefilm, negli ultimi anni la Georgia ha acquistato terreno il secondo polo più grande a livello cinematografico. Tra le produzioni più conosciute troviamo Stranger Things, The Avengers- Endgame, Balck Panthers e The Ealking Dead.

Il business cinematografico sta diventando una delle più grandi forze economiche dello Stato.  Nelle ultime settimane attori, produttori e registi hanno chiesto al Governatore di rivedere la proposta di leggere e di interrompere l’iter di approvazione della legge antiaborto.

Tra qusti Netflix, attualmente uno dei più grandi colossi di produzione, ha deciso di ritirarsi dallo Stato se non si farà un passo indietro nella legge anti-aborto.

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Non è ancora chiaro se le proteste hanno subito l’effetto sperato, certo è che l’ondata antiabortista che sta vivendo la nostra società è un grande passo indietro nel campo dei diritti civili e sociali di tutti noi.

Emanuela Ceccarelli

 

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