Cannes fa la guerra a Netflix: i suoi film non saranno presentati in concorso

Cannes esclude i film di Netflix: non passano dai Cinema

Cannes provoca Neflix e il colosso dello streaming risponde con una manovra radicale

Netflix
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“Lo schermo su cui si vede un film non dovrebbe essere più piccolo della poltrona su cui si è seduti. Personalmente non concepisco una Palma d’oro data a un film che poi non viene visto su grande schermo, mi sembra un paradosso” Queste le parole di Pedro Almodóvar, presidente di giuria a Cannes, che rendevano chiara la posizione del Festival cinematografico nei confronti di Netflix, gigante dello streaming. Nonostante lo scorso anno Netflix fosse più che presente al concorso con i film: Okja di Bong Joon-ho e The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach, quest’anno le regole sono cambiate e a partecipare al Festival potranno essere solo i film che passano per le sale cinematografiche. Ai film di Netflix, destinati allo streaming, sarebbe rimasta la possibilità di partecipare fuori concorso o nella categoria Un Certain Regard, sezione fondata nel 1978. Ted Sarandos, capo dei contenuti Netflix, intervistato sull’argomento, ha dichiarato che la casa di produzione non cambierà il suo approccio e non farà uscire i suoi film nelle sale, concordemente alla politica da sempre tenuta.

Ieri mattina era prevista la conferenza stampa con la quale sarebbe stato noto l’esito della vicenda ma, prima ancora che ne arrivasse comunicazione, Netflix ha fatto sapere che non presenterà i suoi film fuori concorso: “C’è il rischio che i nostri film e i nostri registi vengano trattati in modo poco rispettoso. Hanno chiarito quale sarà il tono e non penso che sarebbe bene per noi essere presenti”  ha aggiunto Sarandos in un’intervista esclusivaVariety. Così accadde infatti durante l’edizione del Festival dello scorso anno, in quella sede, prima di essere proiettati, i film prodotti da Netflix furono fischiati. La critica principale fu che, non essendo stati concepiti per il cinema, quei film fossero  di livello inferiore rispetto agli altri, e che non meritassero di partecipare ad uno dei festival più importanti al mondo.Insomma una attribuzione di merito formulata sul canale di accesso al contenuto cinematografico.

 Meglio sarebbe stato per i presenti non sbilanciarsi tanto. Il Festival di Cannes deve rimanere sempre libero di determinare i propri criteri di accesso, ma questo non si deve tradurre in una valutazione sulla qualità del prodotto. Non bisognerebbe dedurre il pregio di un’opera dal canale attraverso cui è distribuita a chi ne fruisce. Rimane sempre molto facile cadere nel tranello dell’etichetta. Questa logica finisce per irrigidire e incasellare la valutazione di opere appartenenti a quella incommensurabile arte di film production che non può, forse, più chiamarsi solo Cinema.

 

Elisabetta Del Nobile

 

 

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