Neuroplasticità e pianoforte: che impatto c’è?

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Molti studi hanno dimostrato come suonare il pianoforte abbia un impatto estremamente positivo sulla neuroplasticità.

Suonare uno strumento può apportare molti benefici. Non solo è un gradevole passatempo, ma aiuta a mantenere il cervello attivo, soprattutto se si tratta del pianoforte. Ma quali sono questi benefici e che cos’è la neuroplasticità?

Gli effetti del pianoforte sulla neuroplasticità

Sono sempre di più gli studi che cercano di comprendere come l’attività di suonare il pianoforte possa riflettersi sul cervello.
Stando a quanto scoperto dalle e dai neuroscienziati, suonare uno strumento equivale ad un allenamento completo in palestra, ma per il cervello.
Nel caso specifico del pianoforte, però, subentrano altre specificità. Non solo bisogna ovviamente leggere lo spartito, probabilmente con note in chiavi differenti, ma anche utilizzare entrambe le mani in contemporanea, che non necessariamente suonano le stesse note.
Suonare il pianoforte attiva e rinforza ben tre diverse aree del cervello: la corteccia motoria, quella visiva e quella uditiva.
Vengono utilizzati contemporaneamente entrambi gli emisferi cerebrali, aumentando l’attività del corpo calloso, il fascio di assoni che connette gli emisferi.




Ciò dovrebbe permettere di trasmettere messaggi da un emisfero all’altro più rapidamente, infatti sembrerebbe che statisticamente chi suona il piano riesca a prendere delle decisioni più velocemente ed abbia risultati più brillanti della media in ambito accademico e sociale.

La neuroplasticità

Suonare il piano è un ottimo allenamento per prevenire lo svilupparsi di condizioni quale l’Alzeheimer, ma non solo.
La neuroplasticità, o plasticità cerebrale, è la capacità del cervello di cambiare durante il corso della vita di un individuo, con grande impatto sullo sviluppo cognitivo.
Bene, suonare il piano permette al cervello di mantenere o sviluppare una certa neuroplasticità.
Alcuni esempi sono di natura mnemotica: i e le pianiste sembrerebbero in grado di ricordare le cose più velocemente rispetto a coloro che non suonano alcuno strumento.
Inoltre, stando ad uno studio canadese, sembrerebbe che coloro che suonano il piano possano avere un incremento del proprio quoziente intellettivo. Ciò è dovuto al fatto che le aree attivate dall’attività musicale sono le stesse che tornano successivamente utili in branche quali la matematica, l’intelligenza spaziale e verbale. Di conseguenza, tutti gli step necessari all’apprendimento e allo studio del pianoforte ( dal solfeggio, alla memorizzazione di spartiti, passando per la pratica) migliorerebbero non solo la comprensione teorica e pratica della musica ma anche la capacità di esprimere le proprie emozioni, risultando in un quoziente intellettivo “migliorato”. Alcuni esempi sono la capacità di identificare cambiamenti nella modulazione della voce, migliore comprensione della prosodia e ottime capacità di lettura ed espressione.

Il pianoforte per bambini ed anziani

Come già è stato detto, suonare il piano può aiutare a mantenere il cervello attivo, migliorando le facoltà cognitive e prevenendone il declino.
Nel caso specifico dei bambini, non solo rinforza le aree utili anche in ambito didattico e accademico, ma fornisce loro dei pattern e dei metodi di apprendimento ed esecuzione che possono essere riapplicati anche fuori della scuola di musica, ad altri campi. In più, suonare il piano, migliora la coordinazione mano-occhi, rendendo più semplice il processo di lettura o scorrimento di testi mentre si svolgono altre attività.
Anche per gli anziani sono stati rilevati vantaggi. Suonare il piano può effettivamente invertire gli effetti del processo di invecchiamento cognitivo e mentale. Può, inoltre, diventare un passatempo per sentirsi meno soli e ridurre la possibilità di abitudini poco sane o depressione e senso di solitudine.
In conclusione, l’attività musicale può anche diventare un mestiere, per alcune persone. Sebbene oggi essere un o una pianista non venga percepito ( e spesso retributo) al pari di altri tipi di musicisti, soprattutto se pop o rock, è pur sempre una strada che esiste e si può percorrere.
Rispetto ad un tempo i prezzi degli strumenti si sono abbassati ed è anche possibile trovare guide e tutorial online, per iniziare a muovere i primi passi in autonomia.
Provare ad imparare a suonare qualcosa, in sintesi, ha più vantaggi che svantaggi ed è sempre meno un’attività per una piccola élite.

Flavia Mancini

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