Nicaragua: revocati permessi di lavoro per 6 ONG ed enti benefici

Il Nicaragua cancella i permessi di lavoro di 6 ONG ed enti benefici. Tra di loro Oxfam, movimento globale per l’eliminazione dell’ingiustizia in condizioni di povertà.

Risale al 17 agosto 2021 la revoca da parte del Nicaragua dei sei permessi di lavoro accordati a sei ONG ed enti benefici prevalentemente basati negli Stati Uniti e in Europa.
“Casus belli”, il nuovo regime di sanzioni imposte da UE e USA in risposta alla sistematica violazione dei diritti umani nel Paese.

Le proteste di aprile

È il 16 aprile 2018 e gli anziani nicaraguensi scendono in piazza contro la riforma sulle pensioni. La riforma di legge è pronta ad introdurre una riduzione del 5% su una media mensile di circa 120 dollari.
Ma ancora più importante, è la presenza al fianco dei pensionati dei giovani, organizzati in associazioni studentesche.
Tuttavia,  le proteste si esauriscono in un bagno di sangue.
In numeri: 156 gli studenti scomparsi, 600 i detenuti, 2000 i feriti e 286 i caduti.
Il terrore inizia quindi a percorrere le strade del Paese, alimentato dall’intervento di corpi paramilitari  incaricati dal governo.

La marcia delle madri

Ad un mese di distanza, il 30 maggio 2018, le madri nicaraguensi chiedono giustizia per i propri figli. In migliaia si riuniscono nel centro di Managua cercando, pacificamente, una risposta al quesito che più le addolora e le tormenta da settimane:

Dov’è mio figlio?

Con questa intenzione, il corteo chiede a gran voce le dimissioni di Rosario Murillo, vicepresidente e consorte di Ortega. La stessa solo poche settimane prima ha definito in un comunicato stampa gli studenti in rivolta come “vandali” e “mediocri”.
Ancora una volta però la manifestazione viene repressa nel sangue.
Gli agenti in tenuta antisommossa aprono quindi il fuoco sulla folla, provocando la morte di 15 persone.

L’organizzazione dei collettivi e il progetto Ortega

La repressione messa in atto dal regime di Daniel Ortega si trasforma ben presto in una vera a propria “caccia all’uomo”.
Come conseguenza ai continui omicidi, alle violenze e alle torture messi in atto nel Paese oltre 100 mila persone tentano la fuga. La maggior parte trova rifugio in Messico,  dove fondano numerosi collettivi volti a denunciare e documentare le barbarie organizzate in Nicaragua.
A 3 mesi dalle elezioni, ammontano a 17 gli arresti documentati.
Si tratta prevalentemente di oppositori politici, giornalisti ed aspiranti candidati alla presidenza. Sistematica, permane la violazione dei diritti umani.
In tal modo, la repressione messa in atto da Ortega prepara il terreno in cui insediare nuovamente il proprio governo.
Un terreno netto, privo di ogni forma di opposizione.



Le reazioni della comunità internazionale

La strategia repressiva di Ortega allarma la comunità internazionale che sin da subito monitora  costantemente la crisi nicaraguese.
Associazioni del tenore di Amnesty International documentano la crisi socio-politica al fine di denunciare la sistematica violazione dei diritti umani nel Paese.
Con questa intenzione, UE e USA mettono in campo continue sanzioni economiche e restrizioni.
In particolare, è  la coppia presidenziale Ortega-Murillo nonché i fedelissimi al governo.
In numeri, sono 150 le restrizioni USA imposte sui visti di giudici, funzionari e pubblici ministeri nicaraguensi.
14 sono le misure restrittive introdotte dall’Ue.
Tra di esse, 8 risalgono ad inizio agosto.

I permessi di lavoro cancellati e il ruolo delle ONG in Nicaragua

Con riferimento alla posizione di ferro assunta da Europa e USA,  la reazione del Nicaragua non si lascia attendere.
Il governo di Ortega revoca i permessi di lavoro di sei ONG ed enti benefici , tutti con base negli USA e in Europa.
In particolare tra di essi spiccano il movimento globale Oxfam e il National Democratic Institute.
Cruciale, il loro ruolo in Nicaragua.
Da un lato, Oxfam si concentra nella lotta alle ingiustizie perpetuate in condizioni di estrema povertà.
Dall’altro, il National Democratic Institute supporta e promuove il mantenimento e lo sviluppo delle istituzioni democratiche nel Paese.

Giada Mulè

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