Nicola Tranfaglia, una vita sola?

La vita di Nicola Tranfaglia sorprende per la vasta produzione letteraria, ma anche per la ricchezza di continui stimoli che lo hanno fatto essere presente per lunghi anni sulla scena istituzionale e politica italiana

Il 23 luglio si è spento Nicola Tranfaglia, intellettuale di peso nel panorama italiano che ha alternato lo studio della storia all’attività giornalistica. Celebre anche per aver ricoperto numerose cariche istituzionali, non ha rinunciato all’impegno politico in prima persona.

Tante vite in una

Il suo percorso intellettuale è stato sempre diviso tra la ricerca accademica e il costante bisogno di incanalare ed effondere il suo senso critico che esprimeva con l’attività  giornalistica. Questa dualità ha prodotto il risultato di un’intensissima attività intellettuale complessa e continuamente arricchita da nuovi stimoli e indirizzi.

Tra redazioni e università

Tra le varie cariche istituzionali, è stato eletto anche Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino, un vero e proprio ventre per la nascita e la formazione di intere generazioni di studiosi con cui Nicola Tranfaglia ha tentato di riformare il tessuto accademico.

È stato giornalista per testate come La Repubblica e L’Espresso. Ha ottenuto la cattedra di giornalismo sempre all’Università di Torino. Ne ha diretto l’omonimo Master e ha collaborato con Castronovo ai sei volumi della Storia della Stampa Italiana.

Politico e biografo

In politica, dopo essere stato deputato per il Partito Democratico, ha militato per quattro anni nel Partito dei Comunisti Italiani. È poi approdato ne L’Italia dei Valori di Antonio di Pietro. È stato biografo e cronista della storia repubblicana italiana.

Oltre a pietre miliari come Il mondo contemporaneo, enciclopedia di storia e scienze sociali, che solo questa basta ad impiegare la vita media di una persona normale, le sue pubblicazioni più interessanti riguardano lo studio sul fascismo e quello sulla mafia.

Le sue opere

A titoli come La prima guerra mondiale e il fascismo, Fascismo e Post Fascismo, Populismo Autoritario, Autobiografia di una nazione, se ne aggiunge un altro molto interessante del 2008: Perché la mafia ha vinto classi dirigenti e lotta alla mafia nell’Italia unita (1861-2008).

In esso compare lo studio sulla mimetizzazione di cosa nostra a seguito della strage di Capaci. Nicola Tranfaglia si sofferma su come l’organizzazione, dopo essere stata duramente colpita da processi e condanne epocali, sceglie di attuare una sorta di strategia della tregua finalizzata a far dimenticare la sua pericolosità. In questo modo, la mafia di Provenzano, il regista di questa nuova identità, diventa definitivamente la mafia degli affari. Riesce a proporsi come soggetto politico e sociale capace di controllare l’economia e di esercitare una funzione di apparente sviluppo.

L’indagine sulla nostra nazione

Quello di Nicola Tranfaglia è stato un contributo importante allo studio dei fenomeni sociali della nostra nazione.  Ha indagato le radici storiche dei suoi oggetti di studio e non si limitava alla denuncia delle incompiutezze del nostro paese, ma a trovare anche delle opportunità di evoluzione e trasformazione.

“La coabitazione tra mafia e Stato è una storia che ha segnato la nostra Italia, e ancora continua a segnarla, in maniera indelebile. La speranza nel futuro può essere riposta solo in un radicale cambiamento nei metodi di selezione delle forze politiche, nel miglioramento dei gruppi dirigenti e nell’ansia di ricostruzione democratica di cui tanti italiani a questo punto sentono, sia pur confusamente, il bisogno”.

Anche se la vita di Nicola Tanfaglia è stata, nella realtà dei fatti, una sola, essa lascerà il segno in quella di intere generazioni.

Veronica Sguera

 

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