Niente futuro

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La consapevolezza di non avere un futuro, o almeno paura o sfiducia, sono cose che ci sembrano note. Leggere le percentuali delle persone che credono fermamente a questa verità, sperando che non sia così ma solo perché la speranza è un bene che non si deteriora, è allarmante e dipinge un quadro che non si vorrebbe mai vedere.

Tecnè e la fondazione Di Vittorio-CGIL hanno realizzato il “Rapporto sulla qualità dello sviluppo in Italia”. Il rapporto si basa su 20.000 interviste incrociate con i dati dell’Istat per monitorare l’umore dei cittadini. Il metro di paragone è il Fatto 100 che sono i risultati dello stesso rapporto nel 2015. Tenendo conto che “la fiducia economica” è “uno dei motori più importanti della crescita”, secondo il rapporto, i dati sono allarmanti. Se nel 2015 il 44% credeva in un miglioramento della situazione economica italiana oggi è solo il 33%. Anche la prospettiva di un miglioramento personale e scesa da 13% a 11%. Coloro che credono e sperano che la situazione occupazionale possa migliorare nel giro di 12 mesi, è scesa di dieci punti percentuali 31% nel 20015 21% oggi. Persino uscire almeno una volta a settimana con gli amici è sceso di un un punto percentuale. Nonostante la poca partecipazione a manifestazione o a interventi collettivi per cercare di cambiare qualcosa l’interesse personale sulla cronaca politica ed economica del proprio paese è cresciuto. Tutto questo mostra una fotografia sfocata sul futuro. C’è paura per il futuro, un futuro che forse non ci sarà. Le diseguaglianze e i salari che sono bassi, sempre che ci siano, portano ad avere 8 milioni di persone in povertà relativa. Nel complesso i dati sono scesi da 100 a 76. Un indice della mancanza di sviluppo dell’economia dell’Italia, e potrebbe andare sempre peggio.

Nel mentre la CGIL affronta una battaglia che cerca di sollevare un po’ le sorti del precariato. Le battaglie referendarie, referendum a cui il governo non riesce a trovare una data, si svolgono sui voucher e sugli appalti. Susanna Camusso vuole votare a tutti i costi e in qualsiasi data e inizia la sua campagna. Dal palco di Tor Bella Monaca a Roma urla le sue ragioni e chiede al numero uno dell’Inps Tito Boeri di consegnare la lista delle grandi aziende che usano i voucher. Dopo molte richieste con la scusa della privacy ancora non sono stati consegnati i dati reali. Quelli approssimativi disegnano uno scenario orribile. Si cerca sempre più spesso di togliere posizioni regolamentate per sostituirle con precarie senza diritti. Carefour licenzia 500 dipendenti con un contratto regolare per sostituirli con personale a voucher. Questo aumenta la precarietà ed è una battaglia che deve essere vinta. Il governo Renzi aveva promesso di sconfiggere la precarietà mentre nella realtà è aumentata grazie proprio all’inserimento dell’uso dei voucher incontrollato. E poi c’è la reintroduzione dell’articolo 18 che la consulta ha bocciato e quindi non fa parte dei referendum già annunciati, ma la battaglia della CGIL continua tutti i giorni. Ma questo lo evitiamo già il quadro generale è devastante.

Niente futuro, niente lavoro, niente di niente. È questa la morte che abbiamo scelto?

Claudio D’Adamo

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