Non apprezziamo la cultura e la democrazia che il più ricco Re del passato ci invidierebbe

Andrea Umbrello
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Il più ricco Re del passato, il più ricco e potente, venderebbe tutto il suo Impero per poter avere ciò di cui oggi, nel 2019, gode non un suo pari, ma un comune cittadino della classe media occidentale.

Darebbe ogni suo forziere d’oro per potersi curare un dente senza provare dolore, per poter avere l’acqua calda semplicemente girando una manopola, per poter parlare con l’altro angolo del mondo in un secondo anziché in mesi di viaggio, per poter illuminare la stanza premendo un tasto sul muro.

Darebbe via tutto il suo esercito per poter volare. Anche in classe economica. O per potersi spostare di centinaia di chilometri in poche ore a bordo del proprio carro a motore, per poter vedere storie animate su uno schermo, vedere i suoi sudditi non morire di fame ma andare in palestra perché mangiano troppo.

Il più ricco Re del passato darebbe ogni ettaro di terra per poter avere tutto il sapere del mondo in una scatoletta che sta sul palmo di una mano, per poter vivere fino a 80 anni, per poter vedere con due lenti poggiate sul naso, per non temere di morire d’appendicite o raffreddore, per poter calmare ogni dolore con un po’ di polvere sciolta in acqua.

Ognuno di noi, oggi, ha meno di altri.
Ma ognuno di noi, oggi, in Occidente, nel 2019, anche il più comune e anonimo impiegato, gode di comodità, privilegi, opportunità, beni, servizi, che i più grandi Re della storia potevano solo sognare.

Viviamo nel lato di mondo e nel momento della storia più pacifici, evoluti, comodi mai visti. Nessuno, come noi, negli ultimi 200mila anni.

Dovremmo apprezzarlo, essere felici, ed essere grati alle due più grandi invenzioni dell’Homo Sapiens che hanno permesso tutto questo: la cultura e la democrazia.

Tutto ciò di cui godiamo, tutto, dall’auto al cellulare alla medicina, tutto lo dobbiamo alla cultura, a chi ha studiato, a chi ha cambiato il mondo con le sue scoperte e invenzioni, a chi lo ha reso più bello ed emozionante con le sue opere artistiche; e tutti i diritti di cui godiamo, le nostre libertà, la pace, i servizi, li dobbiamo alla democrazia.

Eppure, anziché apprezzare questa nostra fortuna, anziché essere contenti, proprio nel momento di massimo splendore della nostra storia, di massima evoluzione tecnologica, anziché essere felici e adoperarci perché anche chi oggi è escluso da tutto questo ne venga incluso, siamo arrabbiati, depressi, infelici, rancorosi, pieni di odio verso proprio chi non ha ciò che noi abbiamo.

Pieni di odio soprattutto verso la cultura e la democrazia.

Ma se qualcosa oggi non va, se qualche passo indietro lo stiamo muovendo, non è causa di “troppa democrazia” e troppi professoroni.

Ma è l’esatto contrario. Sono la riduzione della democrazia, avvelenata da odio, fake news e propaganda, e il crescente disprezzo verso la cultura, il totale abbandono del sapere, l’esaltazione dell’ignoranza, a trascinarci a passo spedito verso il passato.

 

Emilio Mola

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