Non è vero che l’Italia è un paese immobile

Non è vero che l’Italia è un paese immobile. La mobilità esiste, ma ormai esiste soprattutto verso il basso.

Seguendo il rapporto ISTAT 2020, per la prima volta dal secondo dopoguerra, la generazione dei nati tra il 72 e l’86 passa con maggiore frequenza verso classi occupazionali e sociali inferiori che verso quelle superiori. L’ascensore scende anziché salire.
Attenzione, questo dato dovrebbe interessare i liberali, più che i marxisti, perché appunto per i liberali è centrale alimentare le aspettative individuali di crescita economica per creare consenso nel capitalismo. Ma si sa, i liberali all’italiana sono pragmatici (quelli furbi), gli interessa poco la coerenza con i principi, meglio scegliere interessi materiali da difendere, e quindi via a dire che le tutele nel mercato del lavoro sono troppe, che forme di redistribuzione fiscale sono misure da stato socialista.
Tornando ai dati: In termini assoluti, più di 1 su 3 dei nati nella generazione 72/86 è coinvolto in occupazioni povere e precarie, tra il proletariato dei servizi a basso valore aggiunto e gli operai non qualificati. Fatto unico dal dopoguerra.
La possibilità di accedere ad occupazioni più pagate (sia nel settore pubblico che nel privato) si assottigliano clamorosamente per chi proviene da famiglie della fascia più vulnerabile della stratificazione sociale.
Nella generazione precedente, che comprende i nati tra il 57/71, i figli appartenenti allo strato più povero avevano una possibilità doppia di accedere a posizioni sociali più remunerate e qualificate, cioè di diventare un medio dirigente di un ente pubblico e privato. Insomma di scalare la piramide sociale.
Oggi invece, al contrario, anche fasce di ceti medi (dipendenti e autonomi) vedono i loro figli finire spesso in classi occupazionali precarie e povere. (Qui tendenzialmente sfonda la destra).
Le cause di questa dinamica? Anche qui l’Istat suggerisce qualche indicazione:
  1. La struttura produttiva oramai specializzata su prodotti a scarso valore aggiunto, e incapace di domandare figure qualificate e quindi ben pagate
  2. Il blocco del turn over che dal 2008 imperversa in Italia, e che funziona da blocco all’accesso a lavori qualificati e pagati dignitosamente.
Noi ci aggiungiamo: l’assenza di un salario minimo che assicuri livelli di vita dignitosi e la rimozione di una dinamica naturale (per la democrazia, si intende) di conflitto sociale.
Bene, questi sono fatti, poi c’è la propaganda che va di moda sui giovani fannulloni, choosy ecc.
Ma appunto con i fatti non ha nulla a che vedere.

Simone Fana

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