Anedonia: la vita a rischio, di chi non prova piacere

L'incapacità di godere non è solamente un "problema di coppia"...

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L‘incapacità di godere: un ostacolo nella vita, il più delle volte associato al momento del sesso. L’anedonia però – una figlia insidiosa generata dalla depressione – è una forma di “impotenza” di chi non prova piacere, che spegne tutte le voglie, reprime tutte le passioni. Così, coloro che ne soffrono non solo vedono i propri rapporti sessuali compromessi. Ma la loro intera vita.

Le probabilità che qualcuno sia capitato su questo articolo digitando su Google “la/il mio/a ragazza/o non prova piacere”, di sicuro non sono trascurabili. Un problema serio, certo, quello di chi non riesce a godersi l’atto sessuale col proprio partner. In mancanza però, si può ripiegare per una serata al cinema, o una cenetta al ristorante. Chiacchierare insieme fra le lenzuola, costruire progetti per il futuro, pensare alle vacanze…

Ma quando il piacere che ti manca, è quello di vivere? Non è il rifiuto di una notte, è quello di un’esistenza. Non è un semplice “mal di testa”, è un un male che logora in ogni istante.




 

L’anedonia – come suggerisce il greco an- (senza) hēdonē (piacere) – è solamente una, delle possibili manifestazioni e sintomi della depressione e di altri disturbi dell’umore, come ad esempio la schizofrenia. Impedisce di godersi attività generalmente considerate piacevoli – non solamente i rapporti sessuali – incluso dormire, mangiare, fare una passeggiata col leggero calore del sole sulla pelle. È un termine di cui non si sente molto parlare, probabilmente perché è uno dei sintomi che passano inosservati: di sicuro è fra i più frequenti – capita spesso che chi vive un periodo di depressione perda la voglia di mangiare, o di uscire con gli amici – e per questo forse, non vi si dà particolare importanza.

Non riconoscere più il piacere del cibo

Anedonia: non se ne parla molto, comunque proviamo a immedesimarci. Qualcuno che non prova piacere nel nutrirsi, può da un lato smettere di farlo – sfociando così in una pericolosa anoressia. Ma esiste anche l’estremo opposto, che magari non subito viene in mente: il continuare a mangiare, e ancora a mangiare, alla ricerca disperata di un minimo cenno di piacere.

Tenti con il cioccolato – che pare stimoli addirittura la serotonina – ma non funziona, allora fai un tentativo con il pane appena sfornato, con un frutto all’apparenza dolce, maturo; poi con il sugo preparato da tua mamma, o magari quei biscotti con la ricetta di tua nonna… Ma niente, nessuna sensazione di diletto.

Sfiancato dai tentativi e ormai perse le speranze a fine serata, non rimane che farsi una dormita, riprovarci domani. Lasci perdere persino i libri e la tv: da tempo ormai ti sei accorto di aver perso l’interesse; ma almeno il sonno sarà ristoratore, non è cosi?

 

Quindi dormi, al mattino ti svegli ed è come se non avessi dormito. Oppure peggio, trascorri tutta la notte tormentandoti, perché neppure il tepore, né la morbidezza delle coperte hanno più senso per te.

Una persona che non prova piacere vive isolata dal mondo

Dato che è impossibile rigenerarsi col sonno, magari può farlo un’uscita con gli amici. Appuntamento al pub allora, nulla di impegnativo considerando che mangiare al ristorante si rivelerebbe un’esperienza vuota. Birra e noccioline – inutile dirlo – paiono prive di gusto, la musica è indubbiamente forte, ma la tua è una vita ovattata. Tutti comunque sembrano divertirsi, godersi la serata e la compagnia; per te allora il tormento diventa doppio: “perchè io non riesco a farlo?”

Vivere così è pressoché impossibile: senza piacere, ogni giornata è vuota – al massimo è dolore o una sensazione negativa – e alla fine l’anedonia arriva a prendersi anche la tua vita, non soltanto i suoi piaceri.


È così che pare abbia deciso di suicidarsi – a diciannove anni – il figlio di Lory del Santo, poco più di un anno fa.

L’anedonia è considerata uno dei sintomi più indicativi dei vari disturbi e malattie mentali. In primo luogo i disturbi dell’umore e la depressione. […] è considerata un sintomo di carattere accessorio, ma comunque significativo, nella diagnosi della schizofrenia e di alcuni disturbi di personalità.

Questo riporta, in poche righe, la pagina di Wikipedia dedicata all’anedonia; e proprio di “un disturbo dissociativo di identità” o di “un possibile disturbo schizoide di personalità” pare soffrisse il giovane, una delle sue vittime esemplari. In realtà – come per l’intero ambito della depressione e dei disturbi psichici – è ancora difficile identificare le cause, le origini, e purtroppo – al di là dei farmaci antidepressivi e delle terapie “convenzionali” – un metodo efficace per curare chi non prova piacere. Certo è che conoscere, dare un nome, a ciò che vive chi soffre di questi problemi, può essere un aiuto per scegliere correttamente come aiutare e dare supporto alla persona in maniera più mirata.


Anedonia, l’assenza di piacere: perché non la si può definire una “semplice” depressione?

Innanzitutto, occorre ribadire che l’anedonia è solamente uno, dei sintomi con cui può presentarsi la depressione. Perciò soffrirne, non significa necessariamente essere “depressi”, né provare tristezza: può colpire infatti anche malati di Parkinson o di Alzheimer, privandoli della sensibilità e/o del controllo motorio. Esiste inoltre una forma di anedonia definita “atipica“, che caratterizza chi fa uso di sostante stupefacenti, o comunque ha sviluppato una dipendenza (dall’alcol, dal gioco d’azzardo…). In questo caso sono la soddisfazione, la gratificazione, ad apparire irraggiungibili nonostante il consumo sfrenato.

In effetti, fra le ipotesi riguardanti i meccanismi che potrebbero portare all’anedonia, vi è un disfunzionamento nel sistema della ricompensa: si tratta di ciò che spinge l’individuo a compiere determinate azioni e raggiungere i suoi scopi (acqua, cibo…). Quando però l’organismo ha difficoltà nell’apprendere questo complicato sistema (che è alla base del piacere), è come se non fosse in grado di riconoscere la ricompensa, e perciò non fosse più motivato a perseguirla. Correggere il malfunzionamento (tramite sostanze che stimolano l’attività cerebrale, come ad esempio la dopamina) in questo caso potrebbe essere un aiuto, simile ai trattamenti utilizzati per contrastare la depressione.

In aggiunta tuttavia, a complicare il quadro, l’anedonia potrebbe riguardare solamente un aspetto della vita degli individui: è ciò che hanno scoperto alcuni ricercatori, sottoponendo dei presunti “anedonici” a un esperimento particolare e interessante.  “Anedonia musicale“: questa la conclusione a cui sono arrivati, quando hanno notato che i pazienti erano sì, “insensibili” alla musica, eppure provavano gratificazione nella ricompensa data loro dalla scommessa

 

Alice Tarditi

 

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