Non sognatevi neppure di toccare il 25 Aprile

Non sognarti neppure di toccare il 25 Aprile!
E vergognati! Altro che iena, sciacallo o avvoltoio. Peggio. Così cinico da usare anche l’epidemia per portare avanti i tuoi piani. Per continuare a cancellare la nostra memoria. La pre-condizione perché quelli come te possano tornare in sella. Quelli come te. Nostalgici della tragica e sanguinosa buffonata che fu il fascismo.
Talmente squinternati da non avere capito che il 25 Aprile non è una dolente commemorazione. Si ricordano anche i caduti per la Libertà, certo. Prima di tutto, però, si festeggia il ritorno di quella Libertà. La stessa che da mezzo secolo ti permette di sparare impunito le tue cavolate. Dai palchi nelle piazze come dagli scranni del Parlamento e, addirittura, dai cadreghini governativi.
Questo senza dimenticare chi se ne sta andando per il virus. Da ricordare, esattamente come tutti gli altri nostri morti. Ogni giorno, nei nostri cuori. Magari, perché no, facendo del 2 Novembre anche una festività civile. Lasciando il 25 Aprile intatto nel suo significato. Senza la minima annacquatura. Da celebrare con gioia. Cantando e ballando. Dedicando, questo sì, un momento anche alla memoria dei caduti della tua parte. Di alcuni di loro, almeno. Gli ultimi soldati di Salò. Con i fascisti di sempre già nascosti. Magari da qualche parte a prepararsi credenziali resistenziali. Lasciando in camicia nera quasi solo loro. I giovani. I ragazzini. Cresciuti dentro il regime e che conoscevano solo quello. Vittime anche loro e fin dalla culla. Sacrificati per niente dopo che era già stata rubata loro l’anima. O la ragione. Quella che tu, invece, hai saputo usare benissimo. Furbo. Furbissimo. In una vita passata a diluviare escrementi sulla Repubblica nata dalla Resistenza mentre ne succhiavi il latte. Stipendi e prebende che hai intascato senza il minimo problema. E che, se proprio non te la senti di festeggiare il 25 Aprile, dovresti avere perlomeno la decenza di restituire. Facendo un discorso terra terra. Di livello bassissimo. Esattamente alla tua altezza.

 

Daniel Di Schuler

 

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