Non vedi padre il Re degli Elfi?

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto, dell'essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

DONA

Malinconia, freschezza, rimpianto e grazia nella musica di Franz Schubert (1797-1828), artista viennese, dotato di una franchezza compositiva, con l’intenzionalità di donare al pubblico tutta la soavità di motivi confezionati con un linguaggio confidenziale. L’intimismo di una armonia pregna di dolcezza, di quell’espressione del romanticismo più discreta che in parte si disperde nell’infinito e nell’eterno, e che dall’altra parte soddisfa un certo divertissement dell’epoca con degli scherzi musicali.

Le ”schubertiadi” erano delle vere e proprie serate in cui l’artista improvvisava al piano dei brani freschi e giocosi, in compagnia di amici, con atmosfera goliardica, in antitesi con l’ostentazione di concerti pomposi. Musica da camera in un clima di scambio generoso affettuoso e intimo.

Una delle opere più conosciute di Schubert, e indiscutibile gioiello, è l’”Incompiuta”, costruita con alcuni artifici, al fine di voler compiacere l’orecchio dello spettatore, attraverso accordi impegnativi, le pause improvvise, il senso dell’attesa, e la gravità di alcuni motivi confezionati magistralmente per trasmettere quel lirismo discreto e deliziarvi il pubblico. “Heimlichkeit”: segretezza, quiete, mistero, ma anche focolare, familiarità. Le ripetizioni vengono orchestrate ad arte per istigare questo pathos e liberare l’emotività, a dispetto di ogni intellettualismo.

Definite da Schubert stesso, le “celestiali lunghezze”, cambi di tonalità, come un’arte fine a sé stessa, motivi spesso solo sfiorati e soprattutto il gusto della ripetizione, fino all’esasperazione.

Spesso la sua musica è ispirata, ma poi si disperde e rimane fluttuante come negli “Improvvisi”, nei “Momenti musicali”, nei “Ländler”, dove lo schema compositivo sovrasta, a differenza della purezza lirica delle dieci sonate per pianoforte, della fantasia n. 78 e nel quartetto d’archi del’ ”La morte e la fanciulla”.Erklonig en.wikipedia.org

Schubert si accostò all’arte del “Lied”, canto su testi poetici di Goethe, Schiller, espressione di una malinconia severa, non più tenera, e di un romanticismo votato al dramma. Egli raggiunse la perfezione in questo stile, facendo sapientemente coincidere l’aspetto melodico con quello linguistico, con una penetrante analisi del testo, cogliendone in pieno il significato sentimentale.

Schubert prediligeva i poemi di Goethe, in particolare noto è l’ Erlkönig, la cui trama narrava di un bambino gravemente malato, portato dal padre in soccorso, che durante un vaneggiamento, conseguente alla febbre alta, vide il Re degli Elfi, presagio di morte, che lo chiamava a sé. Schubert sottolineerà magistralmente con la sua musica il pathos della corsa del padre per salvare il figlio e l’epilogo tragico della vicenda.

Stampa questo articolo