“Come ti chiami, r’addò vieni?” Le nonnine dell’Irpinia ci insegnano il rispetto per il prossimo

Una storia vera di fratellanza e solidarietà

Delle signore tra i 75 e gli 80 anni vedono salire sull’autobus un ragazzo del Gambia e cominciano a fargli domande, dimostrando una grande umanitá.

Foto di Roberto Bugione De Filippis
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È una storia vera. Di solito si dice alla fine ma è giusto sottolinearlo fin dall’inizio in questo caso.

È ambientata in Irpinia, territorio sito in Italia Meridionale e corrispondente alla provincia di Avellino. È accaduta qualche giorno fa su un autobus che conduceva i passeggeri da Grottaminarda a Villamaina. È un ragazzo che si trovava sul pullman, Roberto Buglione De Filippis, a raccontarla attraverso i social. I protagonisti sono un ragazzo del Gambia e delle signore tra i 75 e gli 80 anni che vedendolo salire sul bus cominciano a fargli domande.

A questo punto del racconto ci aspettiamo che le nonnine dell’Irpinia si rivolgano al ragazzo con lo scopo di insultarlo, denigrarlo, insomma che gli diranno senza mezzi termini di tornarsene nel proprio Paese. E invece no. Questa storia è diversa dalle altre che leggiamo quotidianamente o alle quali assistiamo di persona, magari anche noi sugli autobus della nostra città, in cui discriminazione, odio e intolleranza regnano sovrane.

Infatti, le signore, parlando in uno squisito dialetto locale, esordiscono con:

<<Weeee, giuvinò come ti chiami, r’addò vieni?>>

Omar si presenta e spiega che viene dal Gambia, Paese dal quale è scappato perché c’era una situazione difficile e vive da anni in Italia.

Le nonnine dell’Irpinia continuano, dicendo:

<<Weee, quant si bell’, io pure tengo a neputemo ca sta in Inghilterra, pure da qua se scappa, ma sembra ca tutti se l’ann’ scurdato sto fatto>>.

E ancora un’altra signora:

<<E pecchè maritemo non è stato 20 anni a la Germania. Qua ha sempre esistito sud e nord, che te pienz’. Embè mo ce volessero fa crere ca è no problema sta cosa re viaggià pè potè campà meglio>>.

Nel frattempo, il pullman della speranza arriva a Sturno, dove scendono le signore.

Prima di scendere si girano per salutare Omar e gli dicono:

<<Wee, Omar, mantienete forte, non te preoccupà nui te vulimm’ bene>>.




Il pullman riparte in direzione Frigento, dove Omar scende sorridendo.

Cosa ci insegna questo racconto? Che la fratellanza, la solidarietà, il bene non hanno età né nazionalità.

È importante raccontare una storia così bella e sottolineare che è vera perché, come scrive il giovane che ha reso nota questa vicenda, nonostante tutto oggi nel nostro Paese <<c’è ancora speranza>>. 

Ilaria Marinelli

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