La notte delle matite spezzate: quando i giovani sono nemici della dittatura

Notte delle matite spezzate: La Plata, capoluogo della provincia di Buenos Aires, 16 settembre 1976

Potrebbe essere l’ambientazione di un film o l’incipit di un libro. Invece, non si tratta di finzione. La notte delle matite spezzate rappresenta solo una delle molteplici azioni repressive che ha macchiato di sangue le mani del violento regime militare guidato da Jorge Rafael Videla. Instaurato in Argentina con il colpo di stato del 24 marzo 1976, il governo militare di Videla è durato sino al 1981.

Nella notte del 16 settembre 1976 un gruppo di uomini incappucciati ha sequestrato dalle loro case sei studenti delle superiori. Li ha denudati e picchiati, ha impedito alle loro famiglie di opporre resistenza.
Sei ragazzi strappati dalla loro esistenza, privati della loro umanità e spezzati per sempre, come matite.
La loro colpa? Aver partecipato a manifestazioni in difesa del Boleto Escular Secundario, un tesserino che consentiva agli studenti liceali di ottenere sconti sul prezzo dei libri di testo ed una riduzione del biglietto dell’autobus.
Secondo la polizia militare, un’azione sovversiva imperdonabile, punibile in quanto “attività atea ed anti-nazionalista”. L’operazione di repressione venne denominata come La noche de los Lapices la notte delle matite, e si inserì nel cosiddetto processo di riorganizzazione nazionale voluto da Videla.

La notte delle matite spezzate e le vittime della dittatura militare di Videla

Claudio de Acha (17 anni), Horacio Ungaro (17 anni), María Claudia Falcone (16 anni), Francisco López Muntaner (16 anni), Daniel A. Racero (18 anni), María Clara Ciocchini (18 anni). Questi i nomi dei sei ragazzi sequestrati nella notte delle matite spezzate ed in seguito scomparsi. Non furono gli unici. Come loro altri giovani studenti, più di duecento nel settembre 1976, ma anche altrettanti dissidenti politici o sospettati tale. Durante il regime militare di Videla, un destino ignoto e turpe ha accomunato circa trenta mila Desaparecidos, rapiti o sequestrati nella notte e poi misteriosamente scomparsi.

Della sorte che toccò ai giovani studenti e alle giovani studentesse, colpevoli di lottare per la loro libertà, ne conosciamo gli orrori. Prigionieri in campi di detenzione, nudi in mezzo ai liquami. La loro unica fonte di sostentamento era una brodaglia grassa, quel poco che bastava per non morire di fame. Le giovani furono abusate e violentate. Venivano colpiti da scariche elettriche che bruciavano la pelle, o lasciati bendati per non vedere la luce.




Nessuna vita deve essere distrutta, nessuna matita può essere spezzata

Le conseguenze dolorose della “notte delle matite” hanno portato a cambiare quel ricordo sanguinoso nel nome di “notte delle matite spezzate“. E oggi quel ricordo, come altre angoscianti pagine del passato, sembra appartenere solo a qualche capitolo inanimato, tenuto a bada nei libri di storia. Un capitolo inamovibile ed ormai irripetibile. Perché oggi nessuno accetterebbe che il proprio stato si sporchi le mani con il sangue dei propri cittadini pur di difendere se stesso. Nessuno riuscirebbe ad accettare tutto questo, vero?

Chi non ha mai sentito il rumore delle matite spezzate?

Con un po’ di attenzione, tutt’oggi è possibile sentire il rumore sommesso di matite spezzate e di libertà soffocate. Lo si sente di continuo. Si sente il rumore di matite spezzate ogni volta che il dissenso viene messo a tacere con la forza, estraniato, umiliato o represso. Si sente il rumore di matite spezzate nel silenzio delle sparizioni, nel mistero delle deportazioni di esponenti d’opposizione ad un dato governo; come nel caso del rapimento dell’ attivista Maria Kolesnikova in Bielorussia. Si sente il rumore di matite spezzate per ogni essere umano torturato o giustiziato, come quanto avvenuto a Navid Afkari, impiccato dal regime iraniano dopo essere stato costretto a confessare un omicidio che non ha commesso.

Si sente il rumore di matite spezzate ogni volta che la violenza sistematica delle forze di polizia minaccia il diritto di partecipazione ad una protesta pacifica . Si sente il rumore di matite spezzate, per ogni derisione sociale e per ogni gogna pubblica che un rappresentante politico perpetra nei confronti di chiunque osi pensarla diversamente da lui.  E si sente il rumore di matite spezzate quando vecchi totalitarismi sono guardati con nostalgia, riproposti come la soluzione ai problemi del presente.

Ancora oggi, per ogni matita spezzata le mani di qualcuno si sporcano di sangue. Anche se ad occhio nudo non sempre ce ne accorgiamo.

Carola Varano

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