Nuova direttiva per l’acqua potabile, dall’EU diritti per noi e per il Pianeta

Dal 15 gennaio 2021 è ufficialmente in vigore la nuova direttiva europea che ha l’obiettivo di garantire l’accesso universale all’acqua potabile. Parliamo di una misura legislativa che guarda alla salute dei cittadini, senza discriminazioni di classe. Incentiverà, inoltre, il benessere del Pianeta, grazie alle forti limitazioni per gli agenti inquinanti. Ultimo, ma non meno importante, sarà il lato economico: si stima un risparmio annuo per le famiglie intorno ai 600 milioni di euro.

La nuova direttiva europea per l’acqua potabile avrà effetti in molti ambiti. In ambito umanitario, si tratterà di una misura che mira a fornire un’acqua corrente di qualità in tutta l’Unione Europea. In ambito sanitario, si tratterà di redigere entro il 2022 un elenco di sostanze contenute nell’acqua che preoccupano la comunità scientifica. Ovvero, un insieme di prodotti farmaceutici e microplastiche che altererebbero il sistema endocrino. Grazie alla lista in questione si potrà limitare, se non evitare, il contatto di agenti pericolosi con gli organismi delle persone. Infine, in ambito economico, questa direttiva potrebbe aiutare le famiglie a risparmiare una cifra di più di 600 milioni di euro all’anno, finora spesi in bottiglie di plastica. Tutti questi vantaggi s’inseriscono in un contesto ormai fondamentale per la sopravvivenza del nostro mondo: quello della protezione degli ecosistemi.

All’origine

Le idee sulla nuova direttiva per l’acqua potabile hanno origine ormai più di dieci anni fa, quando nel 2010 le Nazioni Unite riconobbero il diritto fondamentale di accesso all’acqua per tutti gli esseri umani. Si legge, infatti, che:

Il diritto all’acqua potabile ed ai servizi igienico sanitari è un diritto dell’uomo essenziale alla qualità della vita ed all’esercizio di tutti i diritti dell’uomo

Nel 2012, poi, si è verificata una svolta fondamentale per lo strumento della democrazia partecipativa. Parliamo di Right2Water, l’iniziativa dei cittadini europei (ICE) che raccolse più di un milione e mezzo di firme per esortare la Commissione europea a proporre una normativa sull’acqua. Nel testo si chiede acqua pubblica e accesso per tutti, anche e soprattutto ai più vulnerabili. In questo modo, anche nomadi, persone senza fissa dimora e minoranze svantaggiate avranno diritto all’acqua. L’acqua verrà distribuita senza costi in tutti i luoghi pubblici, mentre si può pensare che incoraggerà gli spazi privati (come bar e ristoranti) a eliminare le spese di consumo. Non si potrà più pretendere di ricevere un compenso per un bicchiere di acqua dal rubinetto.

Sul sito di Right2Water possiamo leggere:

Acqua potabile e servizi igienico-sanitari: un diritto umano universale! L’acqua è un bene comune, non una merce!

Giungiamo quindi al 2018, quando il testo viene approvato dal Consiglio europeo e nel dicembre 2020, con il “sì” dal Parlamento.

Infine, in seguito all’entrata in vigore definitiva di pochi giorni fa, la prossima scadenza è fissata per il 2022, anno in cui gli Stati membri dovranno recepire le modifiche e renderle attuabili nelle loro norme nazionali.

Nuova direttiva per l’acqua potabile: un booster per la svolta sanitaria ed ecologica

Il testo della nuova direttiva introduce alcuni standard qualitativi da applicare perché l’acqua possa ritenersi potabile. La lista con i parametri quantitativi per gli elementi inquinanti sarà fondamentale, soprattutto per quanto riguarda le percentuali di piombo (10 µg/l). Il piombo, infatti, al contrario dei materiali radioattivi, non era mai stato normato, nonostante sia un materiale tossico e possa provocare anche gravi danni alla salute. Potrà, quindi, essere assicurata un’acqua bevibile e priva di sostanze farmaceutiche, anch’esse rischiose nel caso vengano ingerite in gran quantità.

Inoltre, i parametri riguarderanno anche le percentuali di microplastiche, che sappiamo essere particolarmente pericolose, oltre che per noi, anche per gli ambienti marini.

Infine, un’acqua più sicura permetterà a tutti noi di comprare molte meno bottiglie di plastica, con un risparmio economico considerevole. Meno consumo di plastica, inoltre, equivale a produrne di meno. Tutto questo potrà salvaguardare la sopravvivenza degli animali marini e, forse, fare un passo in più verso lo smaltimento delle isole di plastica.




Antonia Ferri

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