Frustrazione, quando la nuova generazione è incapace di gestirla

Senso di frustrazione, negazione, gestione della rabbia, sono concetti sconosciuti dalla gioventù attuale.

E’ il frutto di generazioni di genitori che non hanno saputo dire di no al momento opportuno, creando il giusto senso di frustrazione nel proprio bambino.

Fretta, poco tempo, stanchezza, situazioni famigliari complesse portano i genitori a gestire in modo, a volte sbrigativo e superficiale, le richieste dei propri figli.

I no per insegnare il senso di frustrazione
Fonte: lafeltrinelli.it

E’ comprensibile, umano, non siamo macchine, non siamo robot. Non siamo perfetti, non esistono genitori o famiglie perfette, tutti sbagliamo.

Davanti alle richieste di un bambino capriccioso, si fa prima a dire di sì, a concedere, che non a negare. E’ meno faticoso, perché se lo accontentiamo, il momento di rabbia finisce e noi ci possiamo rilassare. Non dobbiamo litigare, combattere con un marmocchio che non ne vuole sapere di darci retta.

Gestire i capricci, soprattutto in età prescolare, non è faticoso, è faticosissimo.

Spesso ci si trova spiazzati, e pensando di far bene, si concede ai piccoli tutto ciò che vogliono.

E’ una questione di nervi, di polso: ora vediamo chi vince! Essenziale è mantenere il no. Una volta negata una richiesta, non si può tornare indietro assecondandola. Il genitore, o chi per esso, perde di credibilità e il bambino la volta successiva se ne approfitta.

Questo atteggiamento di continua concessione può avere conseguenze negative sulla relazione tra genitori e figli e sullo sviluppo della personalità dei bambini.

Non imparerà a gestirsi da solo, né ad uscire dal problema con le sue forze.

Il bambino ha bisogno dei limiti perché rappresentano dei cancelli che lo proteggono e lo fanno sentire al sicuro.

A sostenere questa tesi è la psicoterapeuta infantile britannica Asha Phillips.

Nel suo famoso libro “I no che aiutano a crescere” (Feltrinelli, 1999) afferma quanto segue:

Dire di ‘no’, fissare dei limiti, significa trasmettere al bambino un modello che lo aiuterà a cavarsela in modo autonomo, lo farà sentire al sicuro in famiglia e lo aiuterà a sviluppare le proprie risorse

Un bambino che domina un adulto si trova in una posizione molto inquietante. Se all’età di due, tre anni vi sentite più potenti di chi si prende cura di voi, come potrà proteggervi se se ne presenta la necessità?

Se il bambino non fa sue queste esperienze di frustrazione, di accettazione di un diniego, da adolescente e poi da adulto, non sarà in grado di districarsi tra delusioni e rifiuti. Non avrà i mezzi per superarli.

Ecco allora che si parla di generazione debole, di venticinquenni che si comportano come se ne avessero dieci di meno.

Ecco allora che si parla di suicidi, di femminicidi, di omicidi.  E ci troviamo a leggere titoli come questo: “ha ucciso madre che le aveva vietato cellulare e computer: arrestata 17enne“.

La psicologa e psicoterapeuta Vera Slepoj, autrice del libro “Maschi infantili disabituati ai no e incapaci di gestire le frustrazioni” asserisce:

Nelle personalità che vivono la relazione come un’ossessione, la legge non è un deterrente. Chi uccide non è preoccupato della punizione, tutto per loro si concentra in quel legame: creano una convinzione di insostituibilità, un cordone ombelicale. Questa incapacità di gestire la frustrazione e il rifiuto è diventata un’emergenza sociale“.

Vale  la pena prendere un attimo di respiro e riflettere su quello che ci sta accadendo intorno. Persino l’educazione e il rispetto sono specie in via di estinzione.

Marta Brusoni

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