Nuova Mini Clubman: ridere per non piangere

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Il bello di essere appassionati di auto d’epoca e di non fare parte di una grossa testata del settore è quello di permettersi il lusso di guardare le novità, rendersi conto di quanto siano goffe, irriderle e non essere costretti a parlarne bene, anche se han provocato conati provenienti da quello che si è mangiato sei giorni prima. La nuova Mini Clubman è l’ultima arrivata di questo sterminato elenco, con l’aggravio dell’ ignoranza da parte di chi ha deciso il nome da affibbiarle.

La vera Mini Clubman (foto: Google)

Infatti in origine la Mini Clubman non era affatto una vettura finta giardinetta poco Mini fuori ma tanto dentro, ma il restyling ufficiale ( talmente malriuscito da uscire di produzione molti anni prima della versione originale), nato nel 1969, della storica Mini nata 10 anni prima dal genio di Alec Issigonis (pare che nella tomba abbia raggiunto velocità di centrifuga di circa 800 giri al minuto), la relativa versione giardinetta, erede della Mini Traveller (quella coi pannelli posteriori di legno) si chiamava Mini Clubman Estate, dove l’ultimo termine, nel marketing di allora dei costruttori inglesi, stava a significare station wagon.

Mini Clubman Estate (foto: google)

Ecco, si sono scordati l’Estate. D’accordo che a guardarla tutto sommato viene in mente una tormenta di neve in pieno inverno, però, visto che a quanto pare il nome in un modello è tutto, l’orrore storico è decisamente rilevante

Il primo tentativo di nuovo corso della variante “familiare” della Mini, risalente al 2008, pur con la tragica soluzione della piccola porta posteriore controvento solo sul lato destro, tuttavia aveva il suo perchè: la linea anteriore tutto sommato era gradevole ed il posteriore, pur ricordando da vicino il Ford Transit, tutto sommato era discretamente integrato con l’anteriore, ben grintoso e proporzionato ed il comparto motoristico (sia benzina che Diesel) e telaistico erano di prim’ordine.

La nuova serie, da pochi giorni nelle concessionarie Bmw con prezzi a partire da 24.800 euro, unisce il frontale dell’ultima serie, derivato dalla precedente ma allungato a mo’ di muso di formichiere, il posteriore nato dall’unione del mitico furgone Bedford CF con i fanali dell’Alfa 147, accessibilità leggermente migliore con 4 porte vere (non come nella berlina, le cui porte posteriori, lunghe la metà di quelle anteriori, rendono inutile tale soluzione, oltre che antiestetica) e la consueta abitabilità inesistente, unita ad un bagagliaio minuscolo, che fa porre domande sul senso di tale operazione al di fuori del puro richiamo emotivo.

il furgone Bedford CF (foto: Google)

Le uniche note positive vengono dalla parte tecnica: motori turbo benzina 1.5 3 cilindri (che pian piano stanno finendo sotto i cofani delle Bmw) e 2.0 benzina e diesel 4 cilindri  con potenze da 102 a 192 cavalli e telaio che garantisce il consueto feeling di guida, minore rispetto a quello della berlina (3 porte), tuttavia sempre molto simile a quello di un Go Kart. I dati di vendita ci diranno se l’operazione ha avuto senso.

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