Nuove etichette per pasta e riso. Indicare l’origine in difesa del made in Italy

La norma serve per rendere più consapevoli i consumatori sulla provenienza degli alimenti. Le nuove etichette dovranno infatti indicare il Paese di provenienza del prodotto per difendere il made in Italy.

Da oggi il consumatore non sarà più all’oscuro sull’origine dei prodotti che consuma a tavola.

Fonte: businessonline.it
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Da oggi niente più dubbi sulla provenienza dei cibi sulle nostre tavole. Scatta infatti oggi, 13 febbraio, l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano usato per la pasta e l’origine del riso. La norma si è resa necessaria sia per arginare il fenomeno dell’importazione di prodotti da altri paesi, e sia per rendere il consumatore più consapevole sul cibo che consuma.



Le nuove etichette

Come detto, da oggi le etichette di pasta e riso saranno diverse. Per ogni confezione dovranno essere specificate le zone di provenienza dei prodotti, ovvero se si tratta di paesi europei o extra europei. Questa decisione è stata adottata anche per via dei diversi metodi di trattamento del cibo condotti dai vari paesi. È quello che accade al riso canadese, ad esempio, che viene trattato con il glifosato, una sostanza proibita in Italia.

Dunque, per aumentare la consapevolezza dei consumatori sono state ideate le nuove etichette. Esse dovranno avere diverse sigle utili a identificare la provenienza dei prodotti. Per quanto riguarda il grano, si fa differenza fra luogo di raccolta (coltivazione) e luogo di molitura (lavorazione). Per la molitura, le diciture sono: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Invece, se la coltivazione è avvenuta almeno per il 50% in un solo paese, come l’Italia, le diciture sono: Italia e altri Paesi UE e/o NON UE.

In merito al riso, si considerano i paesi in cui è stato coltivato, lavorato e confezionato. Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese si utilizza la dicitura “origine del riso” seguita dal nome del Paese. Se invece le fasi hanno luogo in più Paesi si usano le diciture “UE”, “non UE” e “UE e non UE”.

Salvaguardia del made in Italy

Le nuove disposizioni in materia offrono molte più garanzie sia sulla qualità dei prodotti e sia sulla loro provenienza. Due temi assai correlati, due facce della stessa medaglia potremmo dire. Il caso dell’uso del glifosato nel trattamento del grano canadese ne è un chiaro esempio. Da oggi il consumatore saprà se la pasta che sta mangiando proviene dall’Italia e quali rischi per la salute incorre nel consumare cibi trattati con sostanze proibite nel nostro paese.

Ma questa nuova normativa vuole anche porre un freno al sempre maggiore fenomeno dell’importazione. Infatti, l’accordo EBA favorisce il commercio di prodotti provenienti dai Paesi meno avanzati, senza però dare al consumatore alcun tipo di garanzia sulla qualità degli stessi. Questo si verifica soprattutto con il commercio del riso, poiché la metà di quello importato arriva da paesi asiatici nei quali vigono normative sulla lavorazione totalmente diverse da quelle italiane.




Il medesimo problema affligge anche il grano dato che un pacco di pasta su tre è importato, senza che il consumatore ne sappia qualcosa. Da oggi tutto questo finirà e il consumatore non ne sarà più tenuto all’oscuro. Ma a guadagnarci saranno anche (e soprattutto) gli agricoltori italiani. Con le nuove etichette saranno finalmente riconoscibili 4,3 miliardi di chili di grano italiano e 1,5 miliardi di riso, facendone dell’Italia la prima nazione in Europa per produzione.

Nicolò Canazza

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