Ocean Viking: la nave che non c’è

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Di Giulio Cavalli


C’è una nave in mare, ancora, con 180 sopravvissuti al Mediterraneo e ai tentativi della Guardia Costiera Libica di deportarli (usiamo le parole giuste, è un deportazione) in Libia. E no, non è che non ve ne siete accorti perché siete troppo distratti, è proprio che la notizia è praticamente sparita dai giornali, non ha nemmeno sfiorato di sguincio il dibattito pubblico e continua a circolare solo tra i resistenti che ancora si occupano di disperati e di sopravvissuti, nonostante la pandemia e il luglio e le vacanze e i litigi di governo e il campionato che è ripartito e le ferie che sono da organizzare c’è una nave nel Mediterraneo.

Il comandante della Ocean Viking ha informato le autorità italiane della dichiarazione dello stato di emergenza alle 15.25 di venerdì 3 luglio, dopo sette richieste di assegnazione di POS (luogo sicuro) alle autorità marittime competenti nella scorsa settimana e sei tentativi di suicidio da parte dei sopravvissuti in 24 ore: secondo il comunicato stampa della ONG SOS MEDITERANEE «44 persone per le quali abbiamo richiesto assistenza si trovano in uno stato di acuto disagio mentale e hanno espresso l’intenzione di infliggere danni a sé stessi e agli altri, compresi i membri dell’equipaggio. Questi stessi naufraghi hanno espresso intenti suicidari».

Due uomini hanno disperatamente tentato di buttarsi in mare saltando giù dalla nave e sono stati recuperati, un uomo ha tentato di impiccarsi, molti soffrono di depressione e stress e l’agitazione a bordo ha portato anche a degli scontri. Succede sempre così: quando i disperati non riescono più a controllare la propria disperazione accendono una guerra intestina che non fa altro che moltiplicare i propri dolori. Ma bisognerebbe provarle certe situazioni anche solo per trovare le parole per descriverle, per riuscire a accendere il meccanismo e raccontarle, farle capire.

Mentre scrivo questo articolo voci nella maggioranza dicono che verranno evacuati dopo le visite mediche le persone in difficoltà: dalle navi nel Mediterraneo in Italia si scende solo in barella, come avveniva quando il presidente Conte aveva come braccio destro quel Salvini che tutti contestavano.

Oggi invece è peggio: oggi siamo arrivati alla perfetta normalizzazione per cui le navi che stanno ferme in mezzo al mare sono qualcosa di cui non occuparsi perché non servono più come roncola da scagliare contro l’avversario politico e i giornaloni non se la sentono proprio di scrivere che i buoni si comportano da cattivi come i cattivi che hanno puntellato per mesi. La normalizzazione è avvenuta con la compiaciuta accondiscendenza di quel pezzo di sinistra (di centro-sinistra) che al governo punta ad amministrare la narrazione giacché governare il Paese e il presente: se è vero che il Movimento 5 Stelle sull’immigrazione e sui rapporti con la Libia è assolutamente fedele a sé stesso, con buona pace del lato destrorso (quello rimasto) del suo elettorato, è altresì vero che gli stessi che impallinavano Salvini oggi continuano imperterriti a tradire la loro strumentale indignazione precedente assumendo le stesse decisione e confidando che non basti la diversità dei modi.

La normalizzazione della disperazione è completa quando non fa più notizia ciò che prima provocava sgomento, quando diventa ordinario ciò che prima era colposo, quando ci si convince che vada così perché non esiste un’alternativa possibile e soprattutto quando si annichilisce la curiosità che prima era considerata un dovere civico.

C’è una nave in mezzo al mare, ancora una volta, ma in fondo siamo peggiorati noi, immersi nel nostro mare che ha cambiato forma e ci ha inghiottiti, c’è una nave in mezzo al mare come quelle navi per cui si è battuto il premio Strega Sandro Veronesi eppure l’Ocean Viking non esce nemmeno di striscio sui trafiletti, c’è una nave in mezzo al mare e dove prima si chiudevano i porti ora si chiudono che gli occhi, la richiesta è sempre quella di farli scendere ma questa volta si scorge più flebile, quasi lontana.
Non fa paura modificare la propria sensibilità al dolore a seconda degli scenari politici? Non vi fa paura?

2 Thoughts

  1. Ma chi se ne fotte,siamo ancora in pandemia ,dobbiamo salvare la stagione turistica ,che poi di questi che sbarcano solo il 20% scarso fugge da guerra é carestia ,il resto sono solo clandestini criminali ,blocco navale per tutti e ce li andiamo a prendere con un traghetto quelli che scappano dalla guerra tramite un corridoio umanitario ,basta accogliere criminali e integralisti musulmani

    1. ma si, 180 persone che muoiono in mare sono diverse da altre 180 persone che muoiono per il covid, non è così? Poi sono neri, i più fortunati valgono almeno la metà, vero?

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