Il governo autorizza lo sbarco della Ocean Viking: è davvero un cambio di rotta?

Lampedusa è stata indicata come "porto sicuro" per lo sbarco

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Lampedusa si prepara ad accogliere la Ocean Viking e si fanno passi in avanti verso la creazione del “meccanismo temporaneo” di ripartizione a cui sta lavorando la Commissione europea. Ma è davvero un cambio di rotta rispetto ai porti chiusi e ai decreti di Salvini?

Il governo italiano ha autorizzato la nave Ocean Viking a entrare nel porto di Lampedusa. Il mezzo, appartenente alla flotta di Medici senza Frontiere, ha da sei giorni a bordo più di 80 migranti soccorsi nelle acque libiche. Si tratta della prima decisione in questo ambito per il nuovo esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Un cambio di rotta non indifferente: in questo caso si è trattato di una decisione presa in tempi rapidi, senza polemiche di giorni e giorni a tenere banco nelle redazioni dei giornali e nei talk show.




I migranti erano stati tratti in salvo lo scorso 8 settembre. Tra le persone soccorse era presente una donna al nono mese di gravidanza, che è stata trasportata insieme al marito a Malta tramite elicottero. La donna ha partorito poco dopo l’arrivo sull’isola.

I nuovi accordi di ripartizione con Francia e Germania

In questi giorni, i governi di Germania e Francia hanno manifestato la loro disponibilità ad accogliere la metà dei migranti della Ocean Viking. I criteri di redistribuzione sono oggetto di discussione tra l’Italia e i paesi europei. Ci si sta muovendo verso la creazione di un “meccanismo temporaneo” e la Commissione europea sembra pronta a sostenere finanziariamente ed operativamente la ripartizione dei migranti salvati nel Mediterraneo. La proposta, a ogni modo, non è ancora formalmente approvata, poiché verrà presentata il 23 settembre a Malta (al vertice dei ministri degli Interni Ue) e, successivamente, al Consiglio Europeo di ottobre.




“Io ho sempre detto che la nostra politica migratoria debba anche essere umana e che non faremo affogare nessuno. I colloqui stanno continuando, ma se tutto rimane come abbiamo detto, possiamo accogliere il 25% delle persone salvate in mare che finiscono in Italia. Con questo la nostra politica migratoria non sarà sovraccaricata. La nostra aspettativa è che altri Stati si aggiungeranno. Finalmente l’Italia non sarà sola”.

Dall’intervista del Süddeutsche Zeitung al ministro degli Interni tedesco  Horst Seehofer




Si potrebbe fare di più, ma è già qualcosa

Sono quindi lontani i giorni dei porti chiusi e del decreto sicurezza di Matteo Salvini? Sembra di sì, ma la situazione non è così semplice. Al di là della Ocean Viking, il cosiddetto “Temporary predictive riallocation program” di cui stanno trattando Italia e Malta con gli altri paesi Ue farebbe riferimento a percentuali comunque insoddisfacenti per l’Italia, perché la redistribuzione tra tutti i membri Ue dovrebbe raggiungere il 100 per cento. In realtà, se dovesse entrare formalmente in vigore, l’accordo renderebbe automatica una prassi che, con il precedente governo, obbligava i migranti a stare a bordo delle navi delle ong per giorni e settimane, prima di attraccare in Europa.

Anche nel governo la politica sui migranti è confusa

Andando oltre rispetto alle recenti dichiarazioni di Nicola Zingaretti relative all’apertura dei porti e alle ricollocazioni dei migranti, non è semplice prevedere l’azione del governo in questo settore. E’ infatti necessario tenere presente che all’interno del M5s emergono da parte di alcuni esponenti posizioni esplicite contro i migranti, senza tralasciare l’avvallo silenzioso alle politiche salviniane dell’ultimo anno e mezzo. Anche all’interno del PD, prima forza politica a ottenere un calo drastico negli sbarchi, non a tutti era piaciuta la linea dura sull’immigrazione adottata dall’ex ministro Marco Minniti. Se non altro, comunque, si può ritenere che qualsiasi situazione di crisi ed emergenza su questo fronte venga gestita, al di là delle idee politiche, con un polso istituzionale diverso dal precedente da parte del ministro Lamorgese, auspicando il venir meno delle strumentalizzazioni social sulla pelle dei migranti.

Strumentalizzazioni da cui, invece, il vecchio inquilino del Viminale non accenna a desistere.

 

Elisa Ghidini

 

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