Misurare l’odio si può

Siamo in campagna elettorale e si sa, non è mai un bel periodo, almeno in Italia. Sembra che sia in grado di tirare fuori il peggio da molti dei candidati, che già in condizioni normali non splendono. Il loro linguaggio politico non si limita infatti ad allucinatorie promesse e deliranti interpretazioni della realtà, ma sempre più spesso esplora i confini della decenza. E li supera, alla ricerca di un clima di odio e di paura senza il quale la maggior parte di loro non avrebbe la capacità di farsi eleggere nemmeno rappresentante di classe all’asilo.

Insulti e discriminazioni webLe premesse

In realtà si tratta solo dell’esasperazione pre-elettorale di un problema che non ha nulla di nuovo. Già un anno fa Amnesty International aveva espresso preoccupazione a riguardo. Durante la presentazione del suo Rapporto Annuale 2016-2017, l’Organizzazione aveva puntato il dito contro le politiche di demonizzazione sempre più diffuse. Ciò non solo in Italia, ma un po’ ovunque nel mondo, dagli Stati Uniti all’Europa, passando per Turchia e Filippine.

Si tratta di politiche che puntano a ottenere facili consensi o a distogliere l’attenzione dei cittadini dalle incapacità dei loro governanti o aspiranti tali. Ciò avviene fornendo capri espiatori su cui riversare la rabbia e la frustrazione derivanti da una politica incompetente. Così intere categorie di persone subiscono la retorica dell’odio, vengono disumanizzate e trasformate ne “i cattivi”, “il nemico da sconfiggere”.

L’escalation dell’odio

In questo contesto di crescente intolleranza, i diritti umani hanno fatto grandi passi indietro. Molti governi, per dimostrarsi forti (contro i deboli), non hanno mosso un dito davanti a crimini di guerra, hanno stipulato accordi lesivi del diritto d’asilo, varato leggi liberticide ed esteso i poteri di polizia. Il tutto di pari passo con l’evolvere della retorica dell’odio, che ha come bersagli prediletti lo straniero, le donne, gli omosessuali e i trans gender.

“Queste forme altamente deleterie di disumanizzazione sono diventate un elemento dominante nel panorama politico mondiale. I limiti di ciò che è accettabile sono stati spostati in avanti. Esponenti politici hanno vergognosamente legittimato ogni sorta di retorica e politica dell’odio basate sull’identità, favorendo la misoginia, il razzismo e l’omofobia”.

Salil Shetty (Segretario Generale di Amnesty International)

Dalle parole ai fatti

Naturalmente non ci siamo fatti mancare nulla nemmeno in Italia. Ci sono trasmissioni televisive che per intere stagioni si sono dedicate al culto della divisione NOI (autoctoni)-LORO (stranieri). Questo grazie a una sapiente combinazione di mezze verità, finti misteri e servizi stucchevoli che contrappongono i problemi degli italiani ai magnificati agi degli stranieri. Ma la corsia preferenziale su cui i discorsi d’odio viaggiano a velocità supersonica sono i social. Potremmo individuare almeno un post o un tweet al giorno in cui questo o quel leader vomita odio, prontamente recepito dai suoi sostenitori, che amplificano e moltiplicano il verbo. E da qui è un attimo che un tizio a caso prenda una pistola e si metta a sparare sul serio.

Misurare l’odio

Per tenere sotto controllo questa situazione, Amnesty International ha lanciato nel web il barometro dell’odio. Si tratta di uno strumento che mostra l’andamento dei discorsi d’odio nel corso della campagna elettorale.

Il discorso d’odio è un tipo di discorso pubblico, che incita o cerca di incitare al pregiudizio, all’odio, alla paura, alle discriminazioni o persino alla violenza contro una persona o gruppo di persone sulla base dell’appartenenza, vera o presunta, ad un gruppo sociale, all’identificazione basata sull’etnia, la religione, la lingua, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o particolari condizioni fisiche o psichiche.

(Amnesty International)

Il monitoraggio  si basa sull’aggregazione di dati quantitativi e qualitativi raccolti dagli attivisti e classificati in base a entità (offensivo, grave, molto grave) e destinatari. Pertanto, dall’8 febbraio le dichiarazioni sulle pagine social di un campione rappresentativo di candidati vengono continuamente analizzate al fine di individuare le esternazioni violente o offensive in tema di:

  • RAZZISMO E XENOFOBIA;
  • DISCRIMINAZIONE RELIGIOSA;
  • DISCRIMINAZIONE DI GENERE.

Le singole dichiarazioni, fa sapere Amnesty International, verranno rese pubbliche in un rapporto finale appena prima della chiusura della campagna elettorale.



La campagna “Conta fino a 10”

Questa iniziativa rientra in una più vasta campagna tramite cui l’Organizzazione punta a contenere e ridimensionare il ricorso a un linguaggio violento, denso d’odio, aggressivo e discriminatorio. Il tutto grazie a strumenti innovativi e di partecipazione attiva che mirano a coinvolgere e sensibilizzare tutti coloro che non hanno ceduto e non vogliono cedere al ricatto del terrore.

Purtroppo il clima di odio che circola nel paese alla vigilia della campagna elettorale non prelude a nulla di buono. C’è chi l’odio, anziché contrastarlo, lo semina, favorendolo e persino giustificandolo. Speriamo che questa campagna renda ognuno e ognuna più consapevole delle parole che usa e dell’effetto che possono suscitare“.

Antonio Marchesi (Presidente Amnesty International Italia)

A giudicare da quello che si continua a leggere in giro, per ora la lodevole iniziativa non sembra produrre i risultati sperati. Tuttavia, non si può mai dire quando il seme del buon senso deciderà di germogliare e il fatto che qualcuno l’abbia finalmente gettato è già di per sé qualcosa di cui rallegrarsi.

Michela Alfano

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