L’oggetto più distante nel Sistema Solare

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Ieri è stata annunciata la scoperta dell’oggetto più distante nel Sistema Solare mai osservato, la notizia è stata riportata fra gli altri sul sito del prestigioso istituto per le scienze Carnegie di Washington perché uno degli autori principali della scoperta è Scott S. Sheppard del suddetto istituto, insieme a lui condividono l’onore David Tholen dell’Università delle Hawaii e Chad Trujillo dell’Università dell’Arizona. Il nuovo oggetto ha ricevuto la designazione provvisoria 2018 VG18 e gli è stato affibbiato il nomignolo Farout (far out significa distante) . In realtà si è trattato di uno sforzo collettivo e assolutamente internazionale basti pensare che le prime immagini sono state prese col telescopio da 8 metri Subaru di proprietà giapponese ma locato alle Hawaii e poi confermate dal telescopio Magellano della Carnegie che si trova invece in Cile.



Gli stessi astronomi pochi mesi fa avevano scoperto un altro oggetto a 80 UA (unità astronomiche, cioè la distanza Terra-Sole) chiamato 2015 TG387, le nuove fotocamere digitali ad ampio campo hanno dato una spinta senza precedenti alla ricerca di corpi celesti alle propaggini del Sistema Solare, gli astronomi stanno cercando principalmente il famoso nono pianeta, le osservazioni di alcuni piccoli oggetti di queste estreme regioni fanno ritenere che dovrebbe esserci un oggetto massiccio che ne influenza le orbite.
Nel frattempo si scoprono nuovi corpi, 2018 VG18 Farout si trova a ben 120 UA (cioè 120 volte la distanza Terra-Sole) il che lo pone 3 volte e mezzo più distante di Plutone che si trova a 34 UA.
Il corpo dovrebbe misurare circa 500km di diametro (inutile dire che vista la distanza si tratta di osservazioni al limite delle nostre possibilità) che probabilmente è abbastanza per fargli assumere una forma sferica che lo farebbe classificare come pianeta nano e non un grosso asteroide. La luce che riflette mostra una tonalità rosacea di solito associata con ampia presenza di ghiaccio e questo non è sorprendente.  Data la estrema distanza dal Sole il suo moto di rivoluzione si compie ad una velocità estremamente bassa, il che, vista l’enorme distanza che deve percorrere, porta ad ipotizzare un periodo di rivoluzione di un migliaio di anni terrestri.

Fonte immagine: carnegiescience.edu

Roberto Todini

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