Oggi quasi quasi fermo il tempo

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La nostra è una storia di accelerazione, ogni cosa viene stabilita all’istante per evitare la lentezza delle trattative e il tempo diventa una risorsa sempre più scarsa e così il caffè ci mette sempre troppo tempo a salire, il filo dell’aspirapolvere si impiglia in ogni angolo della casa e l’acqua calda poi ne non ne parliamo, evidentemente quella maledetta caldaia deve avercela con me se no non si spiega questo accanimento continuo nei miei confronti.

Sono già le 11 del mattino e devo scrivere quella tesi sulle strategie dell’apprendimento, non è proprio mia ma di una signora che mi paga per aiutarla, insegna già in una scuola elementare nel Triveneto ma è precaria e se non prende questa ennesima abilitazione probabilmente l’anno prossimo si ritroverà disoccupata a cinquant’anni.

Devo lavarmi i capelli, fare la spesa e andare a ritirare delle riparazioni per conto della gioielleria dove lavoro, mi asciugo e mi pettino contemporaneamente, mi vesto, metto il rimmel senza beccare una, e quando dico una è una, ciglia e con una specie di chignon ai limiti della decenza esco di casa.

Ritiro i pacchi, la persone che lavorano in questi laboratori sono eccezionali, quando vai sai già che non si limiteranno alle quattro chiacchiere di cortesia ma ogni volta riescono a dare vita a dibattiti sempre diversi, io sono sempre di corsa, sorrido, tossisco ed evito il più possibile di alimentare quella discussione sul sole molto caldo, sulla pioggia assai fastidiosa, sul fine settimana troppo corto, sulla morsa delle tasse che ogni giorno rischia di soffocarli.

Riesco a svincolarmi e mi ritrovo davanti l’Inps nel bel mezzo di una protesta dei lavoratori in mobilità che chiedono lo sblocco dei fondi regionali, sono saliti sul tetto e minacciano di buttarsi, sopravvissuta a questa umanità disperata arrivo al supermercato, per fortuna fa orario continuato, chi ci lavora non sorride mai e anche quando ci prova è sempre triste, la cassiera mi tranquillizza dicendomi che anche domenica saranno aperti per tutto il giorno e il suo sguardo diventa più scuro, prendo la carta igienica, il thè verde e un pacco di tortellini al radicchio.

Nel frattempo si sono fatte le 13.30  metto a bollire l’acqua e intanto apro il pc e butto giù qualcosa per la tesi, prima della metà di questo mese deve essere pronta, mangio senza neanche sedermi, indosso la divisa e alle 14.15 sto già aspettando l’autobus che mi porta a lavoro, accendo il mio ipod e parte Just Breathe, non potevo chiedere di meglio, la voce di Eddie riesce sempre a farmi riconciliare con me stessa.

Alla fermata incontro una vecchia amica dell’università, lavora in un call center, vende prodotti finanziari a provvigioni, ha finito il turno, a casa non ha portato nessun nuovo contratto eppure è contenta per oggi nessuno le ha sbattuto il telefono in faccia.

Fino alle 20.00 circa sarò letteralmente segregata tra quattro mura e due porte di sicurezza e avrò a che fare con gente che mi chiederà più e più volte cosa trovo più grazioso tra un ciondolo a forma di farfalla e uno a forma di cuore.

L’autobus arriva stranamente in anticipo e io ho il tempo di passare dal bar e prendermi una crema al caffè a 1.50 euro, onestamente mi sembra un tantino eccessivo ma non ci penso più di tanto sono accaldata e poi questo mese il mio capo, è vero che ancora non mi ha fatto firmare un vero contratto ma mi ha dato 10 euro di straordinario quindi posso permettermi anche una bottiglietta d’acqua e delle caramelle alla menta extra strong.

Mi siedo su una panchina in attesa che arrivi l’orario di apertura, non passa una macchina, c’è silenzio, sta per arrivare un altro vento lo sento respirare.

Oggi quasi quasi fermo il tempo, non voglio pensare alle bollette, ai regali inutili, ai contributi, agli straordinari sottopagati, a quello che ne sarà tra un anno, voglio solo finire la mia crema al caffè, alzarmi da questa panchina e andare a raccogliere papaveri lungo la strada che porta dritta al mare. Molto lentamente.

 

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