Olimpo: gioie e disagi. La mitologia greca secondo Fedini e Giulia Marino

Parlano gli autori del fumetto che con storie millenarie appassiona e diverte migliaia di persone

Ecate, la dea-strega, secondo Fedini e Giulia Marino simboleggia perfettamente il ponte tra cultura antica e moderna essendo sopravvissuta nel tempo fino ad essere assimilata dal neopaganesimo.
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I miti greci godono di un fascino senza tempo, che permea abbondantemente anche l’immaginario contemporaneo. Di solito, però, si pensa ad essi come una faccenda da “addetti ai lavori”. Con Olimpo: gioie e disagi l’illustratore Fedini (Federico Bauzon) e la scrittrice Giulia Marino dimostrano quanto questo pregiudizio sia erroneo. La fortunatissima serie di strisce comiche a tema mitologico, infatti, chiarisce come con il mito sia più che possibile coinvolgere un pubblico sempre più vasto. Facendolo divertire, emozionare, riflettere e innamorarsi con storie appartenenti a un patrimonio millenario.

La pagina Facebook di Olimpo: gioie e disagi, aperta il 25 gennaio 2016, registra oggi oltre 71.000 followers; su Instagram sono oltre 11.000. Cifre sufficienti a zittire chi sostiene che per la cultura, specialmente quella classica, non ci sia molto interesse – in particolare tra i giovani. Il progetto di Fedini e Giulia Marino è riuscito a vincere una scommessa difficilissima. Quella di veicolare attraverso un fumetto filologicamente solido e documentato tutta la conturbante umanità delle divinità e degli eroi greci. Una sagace ironia, passioni dirompenti e disinibite, sprazzi di profonda tenerezza sono tra le cifre stilistiche più irresistibili per il pubblico. Che ormai annovera tra i fan tanto esperti quanto assoluti neofiti di mitologia greca.




Nella ripresa dopo il lockdown abbiamo intervistato i due giovani creativi. Che, con generosità e simpatia, ci hanno raccontato il proprio rapporto con il mito tra passato, presente e futuro di Olimpo: gioie e disagi.

Ci piacerebbe sapere come sia nato Olimpo: gioie e disagi, cosa si proponga il progetto e come funzioni la collaborazione tra Fedini e Giulia Marino. Vi andrebbe di raccontarcelo?

 

[Fedini]
Certamente. La passione per la mitologia greca mi accompagna fin dall’infanzia. Poi, a un certo punto, è sfociata nel desiderio di raccontarne i personaggi attraverso disegni e scenette comiche. È nato come un gioco. Con la semplice voglia di esplorare quel mondo così ricco di storie, divinità e mostri che ancora oggi rappresentano bene la complessità dell’animo umano.

[Giulia Marino]
Io mi sono appassionata più tardi alla mitologia greca, ma appena ho approfondito l’argomento è stato subito amore. Ad oggi, portiamo avanti Olimpo: gioie e disagi in due. Fedini disegna le idee e le sceneggiature che sviluppiamo insieme. Io, invece, mi occupo della parte narrativa del progetto, proponendo attraverso la scrittura anche una rappresentazione più “seria” (spesso drammatica) dei miti greci. In altre parole, con Olimpo: gioie e disagi io e Fedini raccontiamo in modi e con mezzi differenti le vicende degli Dei dell’antica Grecia. L’idea è quella di cercare di proporre di queste storie sia una versione “leggera”, comica, sia una più forte, profonda, a volte tragica e cruenta.

Colpisce molto, secondo me, la passione che traspare dal vostro racconto del rapporto con la mitologia. Quali sono le figure e le vicende alle quali vi sentite più legati – in positivo o in negativo che sia?

 

[Fedini]
Penso sempre con affetto all’Odissea, perché è stato il primo poema greco con cui sono entrato in contatto. Ma anche perché è un’opera estremamente ricca per quanto riguarda la varietà di personaggi e vicende. Tuttavia, mi appassionano anche di più le storie delle divinità olimpiche. In particolar modo adoro Dioniso ed Ares.
Quest’ultimo è un personaggio secondo me affascinante per il suo “lato nascosto”. Infatti, anche se è il dio della guerra, rappresentato come sanguinario e violento, esistono miti in cui è un tenero amante e un padre amorevole. A volte è addirittura raffigurato come  un incompreso, spesso vittima della sua stessa famiglia. Vesti nelle quali che non ci si aspetterebbe di trovarlo al primo impatto con il suo ruolo.

Dioniso invece è semplicemente… Assoluto. È il dio che incarna la gioia di vivere, la liberazione, l’accoglienza. Quello che abbatte ogni barriera. Eppure, allo stesso tempo, sa farsi portatore di pazzia, violenza e morte. È il personaggio mitologico che più di tutti racchiude in sé ogni singolo aspetto dell’animo umano e del regno animale.  È figura del mondo in tutta la sua complessità – contraddizioni, naturalmente, comprese.

[Giulia Marino]
Anch’io nutro un grande affetto per Ares e Dioniso: sono personaggi estremamente complessi e, proprio per questo, affascinanti. Non a caso, infatti, di essi ho scritto moltissimo. A Dioniso ho dedicato un intero romanzo, Le Baccanti. Ares, invece, compare in diversi miti nel mio primo libro, Storie di Dei, ma anche in numerosi racconti sul blog Olimpo: Cronache e Racconti. Queste due divinità non stancano mai: sanno sia far ridere sia coinvolgere emotivamente. Inoltre, apprezzo particolarmente anche Eris, la dea della discordia. È un personaggio estremamente negativo, spesso dimenticato quando si parla di mitologia greca. È una figura relativamente “semplice”, eppure molto interessante perché, secondo me, incarna il concetto stesso di puro Male.

Invece, pensando alle vicende mitologiche, trovo molto difficile scegliere un mito assolutamente preferito. Però reputo quello di Orfeo ed Euridice tra i più emozionanti: una vicenda straziante incentrata sulla forza e sulla bellezza del vero amore.

Vedo tornare nelle vostre risposte il tema della complessità dei miti greci e dei loro personaggi. Coerentemente, nel vostro lavoro, oltre l’intrattenimento, il mito si propone nel suo valore originario: come strumento d’indagine e di concettualizzazione della complessità dell’animo umano. In Olimpo: gioie e disagi Gli Dei e gli eroi sono perlopiù individui dalla psicologia ricca, dalla grande sensualità, desiderosi di sperimentare e sperimentarsi. E cozzano in questo – almeno, mi sembra – con il pensiero contemporaneo dell’identità individuale, spesso espressa e concettualizzata per rigide dicotomie, in modo quasi tribale. Dunque, vorrei chiedervi: secondo voi cosa potrebbe insegnare la mitologia greca al nostro modo di pensare l’identità?

Dato che si tratta di una questione vasta e spinosa, proveremo a rispondere insieme. Dunque, prendere la mitologia come riferimento etico/morale o identitario può risultare problematico. Infatti, bisogna considerare che il mito rappresenta sì la psiche umana con un’attualità senza tempo, ma obbedisce ai modelli di una specifica cultura. I principi etici e identitari che la mitologia greca espone sono quelli di una società e di una cultura di qualche migliaio di anni fa. Per esempio, Penelope rappresenta nel mondo greco la moglie ideale: eternamente fedele e devota, la sua vita è quasi naturalmente dedicata all’attesa del marito. Per noi, invece, è chiaramente impensabile che il valore di una donna si misuri solo in base alla sua abnegazione al marito.

Nel mito le divinità esprimono liberamente le proprie passioni perché, facendolo, mettono in scena diversi aspetti della psiche umana. Ad esempio, Atena rappresenta la razionalità e la saggezza, Ares la violenza irrazionale, etc. A seconda del nostro carattere e delle circostanze, in noi sorge istintivamente una affinità o un’antipatia verso l’uno o l’altro dio. Gli Dei, però, nel loro insieme rappresentano la totalità della psiche umana in tutti i suoi aspetti. Perciò, è come se ciascuno di noi avesse l’intero pantheon olimpico dentro di sé. Secondo noi, questa è la chiave di lettura che i miti e i loro personaggi dovrebbero avere. Essi sono uno strumento di comprensione del funzionamento della nostra interiorità. Nonché la dimostrazione che in noi possono convivere contemporaneamente aspetti diversi e contraddittori. In base alle necessità esistenziali ed emotive, in momenti diversi della nostra vita noi veniamo quasi a incarnare una certa divinità, affidandoci a essa.

La possibilità offerta dal mito di comprendere più a fondo la propria interiorità fa convergere inevitabilmente l’attenzione anche sul pubblico di Olimpo: gioie e disagi. Chi sono, in genere, i fan che seguono il vostro lavoro e qual è il vostro rapporto con loro?

Ci sono studenti ed ex-studenti del Liceo Classico, archeologi, insegnanti di Greco, ma anche semplici appassionati di mitologia in generale e curiosi. In questi anni abbiamo avuto davvero tantissimi riscontri positivi, conoscendo persone adorabili con cui condividere la voglia di parlare (e sparlare) degli Dei greci. I momenti di condivisione sono sempre divertenti e costruttivi, a volte anche molto profondi. Per non parlare dell’enorme soddisfazione di sentirsi dire, come è successo, di avere aiutato a risollevare dalle giornate cupe.

Forse i momenti migliori in assoluto sono durante le fiere. Ci colpisce sempre tantissimo, ad esempio, incontrare i cosplayer dei “nostri” personaggi. Ed è incredibile sentire il pubblico citare situazioni o battute scritte magari ad anni di distanza, così come vedersi recapitare allo stand biscotti fatti in casa. Ci sentiamo molto grati per questo!

Immagino che l’epidemia di Covid-19, costringendo gli organizzatori ad annullare le diverse fiere, abbia in qualche misura influito sul vostro lavoro. Quali sono oggi i piani a breve e lungo termine per gli autori di Olimpo: gioie e disagi?

[Fedini]

Il non partecipare alle fiere del fumetto mi sta dando più tempo da dedicare a un progetto cui sto lavorando. Si tratta di una raccolta a fumetti di storie brevi autoconclusive, fra vita quotidiana degli Dei olimpi e riscritture in chiave tragicomica di miti classici.

 

[Giulia Marino]

In quanto autori indipendenti, viviamo di fiere del fumetto e per questo la pandemia ci ha colpiti parecchio. Il Covid-19 ha certamente reso la nostra professione più incerta, ma temo che questa sia una constatazione quasi universalmente valida. Personalmente, però, sento di non potermi lamentare eccessivamente. Le Baccanti, mio secondo libro cui accennavo prima, è uscito a fine febbraio – un pessimo periodo, perché di lì a poco è iniziato il lockdown. Quindi addio a pubblicizzazione e vendita alle fiere e in libreria. Tuttavia, anche nella sfortuna, le cose non sono andate poi così male. Online il romanzo ha venduto abbastanza bene – forse le persone hanno letto di più? Chissà! – ed è stato apprezzato. A me basta sapere questo per ritenermi soddisfatta. Ora sto lavorando a un terzo libro, che spero di pubblicare entro l’anno. Stavolta, presentandolo in fiera.

Valeria Meazza

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