Oltre agli slogan social, dal Governo dei proclami al mondo reale

Tra il dire e il fare c'è di mezzo il denaro.

Alla prima prova internazionale il governo con la più alta maggioranza della storia democratica italiana si schianta su un dettaglio che i politici populisti e urlatori non avevano considerato i “Soldi”.

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Il Mef comunica che è stata sospesa l’asta dei Btp a medio e lungo temine (5/6 anni) prevista per il 13 dicembre, per una, non prevista, “ampia disponibilità di cassa e minori esigenze di finanziamento”.

“Vi amo burocrati, neanche un’amante russa mente così bene”.

La cosa mi sembra strana. Antefatto: lo scorso 21 Novembre l’asta dei titoli pubblici Btp (Buoni Poliennali del Tesoro) è stata un discreto flop, (il peggiore dal 2012), con 2,1 miliardi raccolti, al tasso semestrale del 1,45%, poco meno della metà dei 4,5 mld. previsti. (5 giorni dopo hanno “Ampia disponibilità”).

I dati sono di 720 milioni di acquisti da privati (considerando il 2012 come prima asta e la scadenza a sei anni più che altro un rinnovo) e il resto da fondi istituzionali. Cioè principalmente le banche Italiane (obbligate per legge a mantenere il 20% di fondi statali nel proprio portafoglio) nulla pare da fondi esteri, si vocifera, che non siano pervenuti. Le due cose: cancellazione asta prossima e flop della precedente  a fronte dello scontro in atto tra  governo e Commissione Europea, durante la discussione e la votazione della Legge di Stabilità suona a mio parere alquanto strana. Le due cose apparentemente non sembrano collegate, coinvolgono comunque due ministeri il Tesoro (che è quello che paga) e L’Economia quello che prevede cosa succederà. Di mezzo c’è una cena in Germania, un accantonamento del Gomblotto da parte dei cinque stelle, qualche revisione e sforbiciata un po’ qui e un po’ là,  delle legge di stabilità. 

Intanto, mentre scopriremo: “i tagli un po’ qui e un po’ là” farei il punto su quello che è successo: a Maggio i titoli di Stato erano stati comprati con scadenza 2022 ben oltre l’offerta, con acquisti a 1,72  in rapporto all’offerta, e con lo spread cioè la differenza di rendimento ben sotto i duecento punti. Ora che il conflitto con la Commissione e le banche Italiane stesse (per alcuni punti della prevista manovra) è intenso, e lo spread è arrivato a trecento le cose appaiono diverse.

Chi compra i titoli di Stato ?  Le banche abbiamo detto, che cercano di piazzarle poi ai poveri risparmiatori, i fondi internazionali o le banche di affari per grandi opere o grandi investimenti. A tutela della bilancia dei pagamenti, la Banca Centrale Europea per garantire la stabilità del sistema economico transnazionale. Ora potremmo disquisire per ore se sia giusto o meno, ma i gruppi finanziari internazionali (Giappone in testa) hanno per anni investito sui titoli Italiani per garantire il traffico merci e gli scambi economici tra i paesi e quindi la possibilità di importare ed esportare, con maggiore sicurezza dei pagamenti. Se il maggiore acquirente dei Tuoi titoli è l’Europa, ci vai a litigare?  Ti dice di non scherzare con il Suo denaro, e bada che è una minaccia, tu gridi : “ci faremo sentire”, se i soldi li hai, se sei affidabile, se non rateizzi le multe del fisco, se hai tanti risparmiatori, se sei un paradiso, forse, o  forse è il caso che ci pensi su per bene prima di proporre qualunque misura economica. È come quando la banca ti dice che sei sotto di 100 euro. Non puoi dire di no, diventano 500, che fai ? Corri in banca e paghi. Poi ci litighi la cambi, fai quello che vuoi, ma il debito è una questione delicata, non lo pagheremo mai, d’accordo. Ma ti tiene per la gola.

Non mi stupisce quindi il passo indietro del governo sulle previste spese future, e la revisione dei calcoli quello che conta in fondo è chi paga, e passare dai proclami di Facebook al mondo reale mi suona come un brusco risveglio.

 

  Daniele de Sanctis

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