Omar Rizq: I miei due cuori nomadi

Un ragazzo genovese padre palestinese e madre siciliana, conteso e strappato tra due famiglie

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Omar Rizq si racconta nel suo libro. Narra di uno delle centinaia di casi, annuali, di sottrazione di minori, alla rottura di matrimoni e rapporti. Omar racconta la storia di uno dei primi bambini nati in Italia da matrimoni misti. Bambini che alla rottura del rapporto diventano le vittime di una controversia fra due sponde. Un discordia tra culture, tradizioni, religioni che oggi è esploso in maniera drammatica per tutta la collettività europea.




Una narrazione istintiva, pregnante di emozione, martellante di vita custodita nel  bel libro «I miei due cuori nomadi». Edito da Il Canneto, pubblicato a novembre 2017. Omar Rizq nel romanzo racconta la sua vera storia con la spontaneità di uno scrittore istintivo. L’indelebile emozione dell’incredibile esperienza vissuta. Un racconto prezioso per capire quella che oggi è la storia anche di tanti altri ragazzi come lui.

Omar Rizq anima nomade

Omar è nato a Genova dove attualmente vi vive e vi lavora. Figlio di un papà  palestinese e di una mamma italiana. Il padre arrivato dalla Palestina in Italia per studiare architettura, incontra, a Genova, la madre di origini siciliane. I due si sposano ma le cose non vanno per il verso giusto,  lui, il padre, vuole ritornare nella sua terra d’origine. Il rapporto approda nella rottura e il papà rapisce il figlio, quando Omar aveva appena sei anni, per averne il pieno possesso ed educarlo alla sua cultura.

Strappato dalla propria madre a soli sei anni ne cerca disperatamente le tracce, lasciate nei fugaci incontri quando ancora le era stato permesso di incontrarlo. «Mi torturavo cercando il cuscino che aveva ancora il suo odore, ma la tenerezza e la dolcezza che ricordavo di lei si trasformavano mio malgrado in veleno, un acido corrosivo».




In aggiunta le difficoltà, le contrapposizioni con quel padre padrone divenuto il suo hijaab. Il primo viaggio fra Kuwait e le città della Giordania, dove padre e figlio si fermano. Le grandi case piene di parenti, la nascita di nuovi fratellini, nuovi nomi, Saamer, Ranaa, Nadaa e Khaaled, Bayaan. L’eco della nuova lingua, dei nuovi sapori, il sole cocente, la bellezza del deserto che, come Omar riporta nel racconto:

«mi incantavo così, sotto il disco incandescente del sole, in quel paesaggio così alieno e lunare e, per questo, così mio, così famigliare. Dentro di me mi trovai finalmente ‘a casa’».

La battaglia emotiva dentro Omar

Costretto dapprima a vivere per anni lontano dalla madre e a crescere come un vero piccolo musulmano, vittima di un contrasto tra culture, tradizioni e religioni diverse. Come tutti i bambini anche Omar giocava con i pastelli e i suoi disegni raccontavano, molto più delle parole, la sua anima.

Il cavallo alato coloratissimo come se lo invitasse a salire in groppa per volare via. Il sole luminosissimo su di un mare con onde che sembrano aculei, pronte a soffocarlo. L’omino diviso in due metà, una grigia e una rosa sullo scarabocchio.




Poi arriva la vittoria della madre che lo riporta in Italia, ormai non più bambino ma ragazzo.  Allo stesso modo si rende conto che come prima Genova ora è la sua Giordania che gli sarebbe mancata tremendamente. Il suo racconto i insegna molto di due mondi, ci da angoscia e lacera ma al contempo ci incatena e affascina.

In merito gli ultimi dati forniti dal Ministero degli Affari Esteri, riportati al 2013, parla di oltre 215 casi di sottrazione di minori. E riguardano l’Europa, dentro e fuori l’Unione europea, le Americhe, l’Africa, il Medio Oriente, l’Asia.

 

Felicia Bruscino

 

 

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