L’omofobia del Qatar è la mascotte dei mondiali 2022

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L’ambasciatore dei mondiali Khalid Salman si cimenta in una serie di affermazioni discriminatorie e scoppia l’indignazione. Dopo appena 20 anni, FIFA e politici occidentali scoprono che il Qatar è un paese omofobo.

“L’omosessualità è un danno mentale“, “è haram“. E ancora: “Vedere i gay sarebbe diseducativo per i bambini“. Il 60enne ex-calciatore Khalid Salman , intervistato dall’emittente televisiva tedesca ZDF, non usa certo mezzi termini nel parlare di omosessualità. Le sue esternazioni non sono certo uno “scivolone”, come le ha definite parte della stampa, ma sono perfettamente in linea con l’omofobia del Qatar. La legislazione dell’emirato mediorientale, in linea con i dettami dell’integralismo islamista wahabita, punisce l’omosessualità con la reclusione fino a 7 anni, e in alcuni casi addirittura con la morte.

L’omofobia del Qatar, un “segreto di pulcinella”

Il Qatar persegue da anni una politica di repressione brutale delle minoranze sessuali e religiose. Già un report dell’UNHCR reso pubblico nel 2008 (due anni prima che il Qatar venisse scelto come sede dei mondiali del 2022) offriva uno spaccato desolante sulla situazione dei diritti umani nel piccolo emirato del Golfo Persico.

Negli ultimi 12 anni, stadi e centri sportivi sono stati tirati su in fretta e furia sottoponendo a condizioni “simil-schiavistiche” (così l’UNHCR) i lavoratori migranti provenienti dal Corno D’Africa. Il costo in termini di vite umane, secondo il quotidiano britannico Guardian, sarebbe attorno alle 6500 vittime, oltre a svariate decine di migliaia di feriti.

Il menefreghismo della politica verso l’omofobia del Qatar

Nel 2010 fu il presidente della Fifa, Sepp Blatt, a dare risposta a coloro che esprimevano preoccupazione per la situazione dei diritti LGBT nel paese mediorientale. Trovando inspiegabilmente divertente l’argomento, tra una sghignazzata e l’altra il magnate del calcio suggerì ai gay di “astenersi  da ogni attività sessuale“.

Lo stesso invito alla castità è stato ripetuto più volte anche dalle autorità locali, nel nome del rispetto della “cultura” e delle “tradizioni locali”. Ogni volta, la politica e le associazioni sportive sono rimaste in silenzio. Con il Qatar, del resto, si fanno ottimi affari. L’emirato è infatti tra i principali fornitori di petrolio e gas naturale del Vecchio Continente. E il suo ruolo sarà ancora più cruciale nel prossimo inverno, data la precarietà dell’approvvigionamento energetico in seguito all’invasione russa dell’Ucraina.

Il risveglio ipocrita dell’Occidente

Ci sono voluti appena 20 anni perché i politici occidentali scoprissero che uno dei nostri principali partner commerciali in Medio Oriente è una teocrazia omofoba, oscurantista e reazionaria. Forse le sabbie del deserto hanno offuscato la capacità di giudizio dei nostri leader politici. O forse i fiumi di idrocarburi hanno inebriato le nostre coscienze.

La reazione indignata dei leader occidentali arriva con un ritardo inaccettabile sotto ogni punto di vista. Di fronte all’omofobia di stato, allo sfruttamento selvaggio dei lavoratori e alle discriminazioni religiose, la politica e il mondo dello sport hanno preferito voltarsi dall’altra parte. Occhio non vede, cuore non duole, e portafogli si riempie.

 

Simone Morganti

 

 

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