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L’orango del Borneo, un nuovo rischio per tutto il pianeta

A rischio di estinzione una specie di orango unica e particolare nel suo genere

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Uno studio pubblicato su Scientific Reports afferma che la specie orango del Borneo si trova in un declino pericoloso. Infatti è stato stimato un calo di un quarto della popolazione di questa specie solo negli ultimi dieci anni. Secondo la IUCN (l’Unione internazionale per la conservazione della natura) questi primati sono considerati in pericolo critico. Quindi prossimi all’estinzione.

La specie

L’ orango del Borneo (Pongo pygmaeus) è una specie endemica del Borneo con una vita media di 35-40 anni in natura. Questi animali trascorrono la maggior parte del tempo sugli alberi, dove trovano cibo e riparo. L’anatomia di questo orango lo rende inadatto al suolo ed esperto nei movimenti fra rami e fronde. La dieta di questi primati è composta prevalentemente di frutta e questo è uno dei motivi che li fa entrare in contrasto con l’uomo. Un vero peccato dato che l’orango ha un’ottima capacità di relazionarsi con l’essere umano.

Nel Borneo è presente un centro per la loro tutela, che non solo accoglie e cura esemplari in difficoltà, ma cerca poi di reinserirli in natura. Quì viene anche portata avanti l’attività di comunicazione con gli oranghi. Grazie alle loro straordinarie doti di imitazione sono capaci di interagire con l’uomo attraverso l’alfabeto per non udenti.

Lo studio

I dati raccolti tramite monitoraggi aerei e colloqui con la popolazione locale dovrebbero fungere da avvertimento. Dovrebbero essere considerati come un campanello d’allarme per chi si occupa della loro conservazione e per i governi di Indonesia e Malesia impegnati a salvare la specie.




Per l’ orango del Borneo, come per la maggior parte delle specie a rischio, la minaccia principale è la perdita di habitat. Come accade ad esempio nelle aree che vengono convertite alla coltivazione di palme da olio. A causa dell’espansione dell’uomo e delle sue attività gli spazi naturali per questi animali diminuiscono a vista d’occhio. Inoltre, questi primati, vengono braccati per i conflitti che si creano con gli umani e per la loro carne. Lo IUCN ha stimato l’uccisione di 2-3 mila esemplari all’anno negli ultimi 40 anni.
Lo studio, condotto da un team internazionale, fornisce una stima della presenza di esemplari per 100 chilometri quadrati di foresta: la popolazione sarebbe in calo dai 15 esemplari (nel periodo 1997-2002) a circa 10 esemplari (nel periodo 2009-2015).

Il rischio per questa specie è molto alto, alla luce dei fatti la loro estinzione rischia di essere imminente e ancora una volta l’uomo guida il corso degli eventi naturali.

Erica Ercoli

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