Orsi polari in Novaya Zemlya: stato di emergenza nell’arcipelago russo

Ennesima conseguenza dei cambiamenti climatici. Stavolta è la Russia a pagarne le spese

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Orsi polari in Novaya Zemlya – Erano circa 52 gli orsi polari avvistati nello scorso dicembre intorno alla zona di Belushya Guba; nuovo allarme in territorio russo, che dichiara lo stato di emergenza sull’arcipelago di Novaya Zemlya.

La crisi ambientale procede gradualmente (non troppo) e nella solita direzione: l’innalzarsi delle temperature ed il conseguente scioglimento dei ghiacciai spinge alcune specie ad un “cambio di residenza”: paradossale forse stupirsi della situazione, dando così per scontato lo stravolgimento naturale in atto; non è la prima volta che assistiamo ad un simile fenomeno. In questa circostanza sono gli orsi polari a pagarne le spese: sono decine quelli già avvistati nei pressi di alcuni insediamenti umani; si registrano invasioni e aggressioni in case, edifici pubblici, nonché nella caserma locale dell’esercito. Vigansha Musin, responsabile dell’amministrazione locale, fa sapere che più di cinque orsi occupano il terreno dove sono basate le forze di difesa aerea.

L’invasione è certamente dovuta alla ricerca di cibo. Gli orsi polari non sembrano temere nessuno dei principali metodi di allontanamento; al contrario, la vicinanza agli insediamenti rende probabilmente chiaro il disorientamento della specie, costretta allo spostamento. La Russia li classifica inoltre come animali a rischio di estinzione, motivo per cui il loro abbattimento non è contemplabile: lo sottoscrive l‘agenzia federale russa – incaricata della protezione dell’ambiente -, che ha deciso di inviare una commissione per valutare la situazione. Prima volta? Assolutamente no: il mese scorso il ministero della Difesa annunciò che, tra il 2015 e il 2018, oltre 400 edifici militari di epoca sovietica furono demoliti, causa l’istallazione di alcuni orsi.

Di avvisaglie, insomma, ce ne sono state (e non si parla solo di orsi). L’ennesima riprova di uno sconvolgimento ambientale non sembra toccare sufficientemente i “piani alti”, il che è tutto dire. Da un lato, la salvaguardia dei cittadini resta al momento la priorità. Tuttavia, quali saranno le misure future? Il mutamento climatico attuale registra pronostici che di certo non rincuorano e questo è un dato di fatto; è davvero necessario rispolverare quanto preannunciato lo scorso anno dall’ONU? Altrettanto chiara è l’impossibilità di fare marcia indietro, perlomeno per ciò che potrebbe definirsi una “soluzione definitiva”. Il confine etico è già stato abbondantemente superato; a pagarne le conseguenze, solo chi non può esprimersi.

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