Ottobre 1994: quella volta che Jurassic Park, Pulp Fiction, Forrest Gump e Le ali della libertà erano tutti nelle sale nello stesso momento

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Ottobre 1994: un momento felice per il cinema che vede nelle sale contemporaneamente quattro film manifesto degli anni 90. 

Jurassic Park, tra i capolavori degli effetti speciali; Pulp Fiction, la consacrazione di Quentin Tarantino e i suoi attori feticcio; Forrest Gump, quando Tom Hanks toccò il cuore di chiunque; Le ali della libertà, forte denuncia al sistema penitenziario americano. 

La fine della Guerra Fredda e il crollo dell’URSS, il processo Mani Pulite e la fuga di Craxi, e mentre Kurt Cobain si disperava per sentirsi un escluso, in USA si giocavano i mondiali di calcio del 1994. Il clima mondiale degli anni 90 è in forte subbuglio: i fatti storici accaduti e i cambiamenti a cui la socialità è approdata non sono passati in sordina e ovviamente chi meglio della settima arte per rendere immortale quel periodo? 

Jurassic Park, Forrest Gump, Le ali della libertà e Pulp Fiction sono considerati film manifesto degli anni 90. Ognuno a suo modo riflette i pensieri e le suggestioni di un periodo storico sicuramente difficile ma molto molto prolifero. Ma andiamo in ordine.

Jurassic Park: ancora più moderno Prometeo

Diretto dallo stesso Spielberg che in quell’anno avrebbe voluto fare Schindler’s List, Jurassic Park è il primo film di una delle trilogie più riuscite nella storia del cinema. La sceneggiatura è riadattata dal romanzo di Michael Crichton in collaborazione con lo stesso autore, e mescola tre generi: fantascienza, avventura e azione. 

Al botteghino fu un successo clamoroso: 920 milioni di dollari e poi via alla Jurassic mania. 

Oltre la fantasia, Crichton voleva mettere in luce la critica al bisogno dell’uomo di rompere le regole, tornare Prometeo e plasmare la natura a proprio piacimento. Anche se l’intento risulta più evidente nel romanzo, Jurassic Park non è solo un blockbuster per grandi e piccini ma anche una critica verso la società del tempo ( e non solo, perché mitomani lo siamo ancora). Il contrasto uomo-natura e la paura nei confronti della forza di quest’ultima, sottolineano come non tutto sia riducibile è risolvibile tramite la ragione e la razionalità, ma molto spesso è necessario ricorrere alle passioni, agli affetti: lottare per amore. La presenza salvifica dei bambini è un tratto tipico di Spielberg, portatori di speranza e coraggio, costretti a scontare gli errori dei padri. 

Alla fine della fiera, si porta a casa tre premi Oscar: miglior sonoro, miglior montaggio sonoro e migliori effetti speciali, meritatissimi.




Forrest Gump: il sogno americano di un ragazzo che riscrive la (sua) storia

L’American Film Institute lo nominó 76esimo miglior film di tutti i tempi. Ispirazione libera dall’omonimo romanzo di Winston Groom, il film diretto da Robert Zemeckis percorre alcuni momenti della storia americana tra gioie e dolori che ancora adesso si fatica a dimenticare. Forrest è testimone e autore inconsapevole dei grandi cambiamenti della sua epoca: da Elvis e i suoi balli alla distensione con la Cina (campione di Ping Pong come nessuno), eroe della guerra del Vietnam e del Watergate, stringe la mano a Kennedy e TrickyDicky grazie alla Industrial Light&Magic. Forrest Gump con i suoi effetti speciali mostra come l’uomo possa intromettersi nella storia e mostrarla come meglio gli conviene, modificando e re-inventando i fatti e gli eventi. Al di là delle polemiche che accusano Zemeckis di aver creato un film conservatore, veicolo di valori come patriottismo, capitalismo e famiglia tradizionale, in grado di smontare la controcultura anni 70 pacifista, Forrest Gump è un bellissimo e dolcissimo manifesto contro la società americana. “Lo scemo del villaggio” è il cittadino americano più improbabile che grazie alla sua purezza d’animo e alla sua innocenza, rimane immune alla malattia arrivista e dal destino (sempre negativo per gli americani, mai una gioia). Forrest è il canto del cigno del sogno americano, l’indomani della caduta del Muro di Berlino. 

Le ali della libertà: a prescindere del bene e del male 

Caposaldo del cinema “carcerario”, Le ali della libertà è una bella storia di crescita personale in cui il fine giustifica i mezzi e anche il buono può diventare cattivo ma fa bene! 

Pur svolgendosi quasi interamente in un carcere, ben presto le mura dell’istituto scompaiono e le storie del protagonista e degli altri personaggi, acquisiscono valore in assoluto, replicando i rapporti di potere e amicizia che sono uguali in ogni contesto. 

Un film fortemente didascalico e morale, che vuole ricordarci l’importanza di non permettere alla vita di toglierci certi valori. Adattamento da un racconto di Stephen King, Le ali dell’avventura racconto di un eroe che è insieme antieroe, condensa in sè una serie di opposti che lo rendono sfuggente e allo stesso tempo armonico, coerente e positivo. 

Non mancano le critiche nemmeno tanto celate al sistema penitenziario americano, in cui corruzione e denaro sono padroni assoluti della situazione. Emblematico in questo senso il discorso di  Red quando gli viene chiesto se “si sente riabilitato”.

Pulp Fiction: benvenuti al Grandguignol 

Palma d’Oro a Cannes e Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale, film consacrazione di Quentin Tarantino, quarto dei Movie Bratz, maestro del citazionismo ( e autocitazionismo) che continua da quell’ottobre 94 a dividere le folle. Pulp Fiction è un film a quadretti, un collage di banalità e quotidianità particolare e assurda, in cui ogni storia autoconclusiva è legata all’altra tramite la sola tecnica cinematografica: dal montaggio alternato ai particolari e parallelismi. Le storie principali le conosciamo, sono quelle di Butch e l’orologio, Vincent e Jules, Vincent e Mia. 

Con questo film, Tarantino esplora diverse “new wave” del tempo, scegliendo alla fine quella più assurda e surreale: il pulp. Un po’ Noir un po’ Non-sense, grottesco sicuramente ed estremamente teatrale. L’attenzione del regista-sceneggiatore non è per i temi sociali che colorano l’America del tempo, o almeno non direttamente, quello che interessa è (come sempre) un racconto meta-artistico, un film che racconti altri film e linguaggi artistici.

I need an easy friend

Quell’ottobre del 94 quando questi quattro film erano al cinema contemporaneamente, è un ottobre da ricordare. In quel momento era possibile in sala potersi specchiare nei sentimenti comuni che dall’ America all’Europa univano tutti gli spettatori. E non è questa la forza del cinema?

Di quel 94 furono Léon, Intervista col vampiro, Il Postino, Il Corvo, Ed Wood, Il Re Leone e molti altri titoli intramontabili. Film dal forte valore sociale, in cui la fragilità dell’animo umano trasporta la macchina da presa in un’intimità astorica, ora come allora siamo tutti Forrest e siamo tutti Simba, siamo tutti Kurt Cobain che non riusciamo a leggere la nostra realtà per quella che è e sentiamo il bisogno di trovare il nostro posto. Qualcuno riesce, per fortuna, qualcuno ci mette un po’ di tempo in più. Però quanto sarebbe stato bello arrivare al cinema e avere l’imbarazzo della scelta, scegliere una delle quattro sale e probabilmente non pentirsene.


Maura Vindigni

 

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