Özil e Arsenal, un tweet politico all’origine dell’esclusione del trequartista?

Quello tra Mesut Özil e Arsenal sembra un rapporto ormai irreparabilmente interrotto. I Gunners hanno, infatti, escluso il trequartista dalla lista per la Premier League in corso. Tra le fila dell’Arsenal, il campione del mondo del 2014 (con la Germania) ha disputato, a partire dal 2013, 254 partite, mettendo a segno 44 reti. Ma la storia tra Özil e l’Arsenal sembra essersi interrotta bruscamente questa estate. Le ragioni che hanno portato alla rottura di un legame che andava avanti da sette anni non sono univoche. Özil e il club forniscono versioni differenti delle motivazioni per lo strappo.




La versione di Özil

Secondo il fantasista tedesco, a fare la differenza sarebbe stato un suo tweet del dicembre scorso. In quel tweet, Özil, come sottolinea il New York Times in un articolo del 26 ottobre, denunciava i maltrattamenti ai danni degli uiguri nella regione cinese dello Xinjiang.

Gli uiguri, popolazione turcofona e di religione musulmana, sono, infatti, vittima di una persecuzione da parte della Cina. Per loro, nello Xianjiang, il governo ha creato campi definiti “di rieducazione” ma che, in realtà, assomigliano più a campi di concentramento. Inoltre, la Cina sfrutta questa minoranza etnica nella produzione di cotone. Molti uiguri, infatti, vengono costretti al lavoro forzato nelle piantagioni.

Non si tratta della prima volta in cui Özil prende posizione su un tema politico. Già qualche tempo fa, infatti, aveva suscitato scalpore il suo appoggio al presidente turco Erdogan, diventato nel 2019 anche il suo testimone di nozze. Le critiche verso il trequartista in seguito alla pubblicazione di una foto in compagnia di Erdogan avevano portato Özil ad abbandonare la nazionale tedesca.

Gli interessi dell’Arsenal in Cina

Questa volta, il suo tweet potrebbe essergli costato di più. L’Arsenal, come tutti i grandi club, ha interessi economici rilevanti in Cina, in particolare per quanto riguarda gli introiti della cessione dei diritti tv. Dopo il tweet di Özil, i due principali partner televisivi della Premier League in Cina, CCTV e PP Sports, hanno rifiutato di trasmettere una gara dell’Arsenal. Anche in seguito, quando hanno accettato di mandare in onda nuovamente le gare dei Gunners, alcuni commentatori hanno deciso di non pronunciare il nome di Özil durante le loro telecronache.

Inoltre, alcuni videogames a tema calcistico cinesi hanno rimosso l’avatar del trequartista tedesco. L’Arsenal ha, poi, dovuto eliminare qualsiasi riferimento a Özil dal merchandising preparato in occasione del capodanno cinese. Secondo il New York Times, digitando il nome di Özil sui principali motori di ricerca cinesi, dal momento del tweet compare un messaggio di errore.

A sentire Özil, sono queste le principali ragioni che avrebbero spinto l’Arsenal ad allontanarsi il più possibile dall’immagine del proprio trequartista. La motivazione sarebbe stata quella di non compromettere il proprio business in Cina e, più in generale, in tutto il mercato orientale.

Le ragioni dell’Arsenal

L’Arsenal, dal canto suo, nega questo tipo di accuse. In difesa del club londinese, bisogna ricordare l’impegno che la proprietà e molti giocatori dei Gunners hanno sempre messo per le questioni sociali. Gli ultimi esempi sono quelli relativi al sostegno mostrato da tutta la squadra verso il movimento “Black Lives Matter” e alle critiche del capitano Aubameyang, appoggiato dalla proprietà, verso le violenze della polizia in Nigeria. Va detto, però, che in quelle occasioni non erano in gioco per i Gunners interessi economici comparabili con quelli relativi al mercato asiatico.

I rapporti tra Özil e l’Arsenal erano, però, già tesi da tempo. In particolare, si erano inaspriti in primavera al diffondersi della pandemia da Covid-19. I Gunners, come altre squadre, hanno chiesto ai propri giocatori di accettare una riduzione dello stipendio del 12,5%, per i mancati ricavi dovuti alla pandemia. Se molti giocatori hanno accettato immediatamente, Özil ha chiesto tempo e rassicurazioni. In particolare, sul fatto che il taglio degli stipendi avrebbe riguardato anche la proprietà e che i soldi risparmiati sarebbero stati investiti per evitare il licenziamento dei dipendenti del club che, a causa della pandemia, non potevano più svolgere il proprio lavoro. Queste rassicurazioni non sono mai arrivate. Anzi, nonostante il taglio degli stipendi di molti giocatori (Özil ha rifiutato qualsiasi accordo), in estate l’Arsenal ha annunciato il licenziamento di ben 55 dipendenti.

Uno di questi dipendenti è Jerry Quy, che, travestendosi da dinosauro in occasione delle partite casalinghe dell’Arsenal, impersonava Gunnersaurus, mascotte della squadra londinese. Alla notizia del suo licenziamento, i Gunners hanno subito molte critiche dai propri tifosi. Özil, però, ha deciso di pagare di tasca propria lo stipendio di Quy per tutta la stagione 2020-2021, facendo infuriare la dirigenza del club londinese.

Il futuro

In seguito alla difficile situazione che si è creata, probabilmente Özil rimarrà ai margini dell’Arsenal almeno fino a gennaio, mese in cui riaprirà il mercato. Poi, il trequartista 32enne cercherà una nuova sistemazione. Per lui non sarà, però, facile trovare un nuovo club. Oltre al notevole ingaggio che una nuova squadra dovrebbe garantirgli, infatti, anche le sue passate uscite politiche potrebbero complicare un eventuale trasferimento. In attesa di novità sul suo futuro, quello che è certo è che tra Mesut Özil e l’Arsenal la storia d’amore è giunta al capolinea.

Simone Guandalini

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