La nuova mostra a Palazzo dei Diamanti, Banksy arriva a Ferrara

"Un artista chiamato Banksy" e il nome della nuova mostra, che rimarrà fino al 27 settembre

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Il rilancio dell’arte fuori dal mondo virtuale

“Un artista chiamato Banksy” è la nuova mostra approdata a Palazzo dei Diamanti a Ferrara lo scorso 30 maggio e che rilancia la stagione artistica nella città in tutta l’Italia, essendo una delle primissime mostre inaugurate post-covid.
Infatti, la mostra, era da tempo in programma, ma slittata a causa dell’emergenza sanitaria.

Chiaramente l’evento prevede tutte le misure di prevenzione e contenimento, in particolare l’ingresso alla mostra è contingentato e sarà consentito a un massimo di 15 visitatori ogni 15 minuti. Inoltre è necessario igienizzare le mani con gli appositi disinfettanti posti lungo il percorso ed è obbligatorio l’uso di mascherina per i visitatori dai 6 anni in su. Insomma, dei piccoli accorgimenti che ci consentono di tornare a gustare l’arte dal vivo e non dal computer.

Pietro Folena, presidente dell’associazione culturale organizzatrice, ovvero Metamorfosi, commenta così:

Aprire una nuova mostra in questo periodo è un rischio ma lo facciamo per amore della cultura: una delle modalità attraverso cui questo Paese può ripartire non è solo la ripresa economica ma anche l’alimentazione spirituale.




Una mostra fuori dal comune per un artista fuori dal comune

Dopo le ultime mostre su Courbet e De Nittis , Palazzo dei Diamanti accoglie la contemporaneità pura. Il titolo della mostra, “Un artista chiamato Banksy”, riassume perfettamente tutto ciò che si sa di questo artista, ovvero lo pseudonimo con cui è conosciuto. Supponiamo inoltre che sia nato a Bristol, forse ne 1974. Tutto qui.

Sono 130 le opere esposte tra serigrafie, stampe, poster, t-shirt, coper-tine di vinili. Totalmente estraneo e contrario al mercato dell’arte, Banksy ovviamente non è coinvolto in alcun modo nell’organizzazione della mostra e il materiale proviene da collezioni private.

Per riuscire a trovare le opere è stato necessario un lavoro di oltre cinque anni di indagine, che ci ha portato da tutte le parti del mondo, commenta Stefano Antonelli, uno dei curatori.

Oltre che in un contesto simile, che potremmo definire formale e costituzionale, dovremmo aspettarci di trovare le opere di Banksy anche per strada, come è successo a Venezia nel maggio dell’anno scorso in occasione della Biennale. 

Francesca Santoro

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