Paraolimpiadi e i problemi con i diritti delle persone con disabilità.

La campionessa olimpica Becca Meyers è stata costretta a ritirarsi dalle Paraolimpiadi perché non hanno consentito alla sua assistente di accompagnarla.

Le Paraolimpiadi iniziano il 24 agosto con migliaia di atleti da tutto il mondo in 539 eventi e 22 sport. Purtroppo, una nuotatrice che aveva guadagnato un posto nella squadra degli Stati Uniti non sarà lì. Rebecca Meyers, 26 anni, è detentrice di record mondiale, ha gareggiato ai giochi del 2012 e 2016 e ha vinto sei medaglie olimpiche nel nuoto. Meyers si è ritirata dal Team USA nel mese di luglio perché le è stato consentito il supporto necessario per competere in modo sicuro.

Meyers, che è cieca e sorda, ha chiesto che sua madre si unisse a lei come suo assistente personale. Gli assistenti sono assegnati per aiutare l’atleta a orientarsi nel villaggio olimpico e a svolgere qualsiasi altra mansione che a loro risulti difficile.

Una sistemazione ragionevole è richiesta dal diritto internazionale e può includere assistenti personali, dispositivi di assistenza o forme alternative di comunicazione. Il rifiuto di una sistemazione ragionevole senza un’adeguata giustificazione può essere considerato una discriminazione basata sulla disabilità.

I Giochi Paralimpici, infatti, dovrebbero essere un paradiso per gli atleti con disabilità. Un posto dove si è sicuri di poter competere su un campo di gioco equo, con tutti i comfort, protezioni e sistemi di supporto.



Perché la sua assistente non potrà accompagnarla alle Paraolimpiadi?

La campionessa olimpica Becca Meyers con la mamma
La campionessa olimpica Becca Meyers con la madre

 L’USOPC (comitato olimpico e paraolimpico statunitense) sostiene che non c’erano abbastanza slot di accreditamento per permettere a Meyers un assistente personale.

“Sono arrabbiata, sono delusa, ma soprattutto sono triste di non rappresentare il mio paese”, ha scritto in una dichiarazione pubblicata su Twitter.

Il comitato ha difeso la sua decisione in una dichiarazione rilasciata mercoledì, citando le severe restrizioni COVID-19. Ha aggiunto che un singolo assistente, che ha più di 27 anni di esperienza di coaching, accompagnerà l’intera squadra di nuoto paraolimpico USA.

Si tratta di una sola persona per 34 atleti, di cui 9 con disabilità visive. Rebecca Meyers, però, è l’unica atleta con una disabilità che coinvolge sia l’udito che la vista.

L’aleta, in proposito, ha fatto notare che sua madre l’ha accompagnata agli eventi come sua assistente personale dal 2017 ed è stata essenziale per le sue competizioni.

Il coronavirus ed il peggioramento delle condizioni dei disabili

 Il Covid ha amplificato le difficoltà quotidiane che la comunità delle persone con disabilità affronta. Dalle persone sorde che non possono leggere il labiale attraverso una maschera alle difficoltà di transizione verso una configurazione di lavoro da casa. Le persone con disabilità hanno subito uno stress mentale superiore alla media oltre alla naturale di prendere il virus.

La situazione pandemica, però, non deve diventare un alibi per infondere meno impegno nel garantire i diritti basilari di tutte le persone. Se nemmeno alle paraolimpiadi una persona con disabilità riesce a trovare un trattamento ragionevole la società tutta deve riflettere su quanto sia inclusiva. C’è da sperare che questo sia stato uno sfortunato caso isolato e che Rebecca Meyers torni a competere e vincere il prima possibile.

Francesco Maria Trinchese

 

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